Mario CaligiuriMaster in IntelligenceUniversità della Calabria

INTELLIGENCE, MIGUEL GOTOR AL MASTER DELL’UNIVERSITA’ DELLA CALABRIA: ” IL DELITTO DI PIERSANTI MATTARELLA. LE CONNESSIONI CON LA STRAGE DI USTICA E LA STRAGE DI BOLOGNA. LA PISTA INTERNAZIONALE.”

Rende (6.12.2025) – “Delitto di Piersanti Mattarella. Stato e antistato nella crisi della Repubblica” è il titolo della lezione tenuta da Miguel Gotor, docente di Storia Moderna presso l’Università Tor Vergata di Roma, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Gotor ha introdotto la lezione spiegando le ragioni che lo hanno spinto ad approfondire la figura di Piersanti Mattarella.

Il docente, interessato al tema del martirio come testimonianza di verità, definisce Mattarella un “moderno martire politico”. Ha inoltre sottolineato di aver voluto studiare questo delitto perché si tratta di un caso su cui la magistratura sta ancora indagando e quindi offriva l’opportunità di riflettere sulle differenze tra il lavoro dello storico e quello del giudice e di valorizzare l’autonomia del mestiere di storico.

Miguel Gotor

Gotor ritiene Piersanti Mattarella l’erede politico di Aldo Moro, della cui figura il docente è studioso. Dopo l’eliminazione “chirurgica” di Moro avvenuta nel 1978, in Italia si vive un triennio nel quale si pratica in modo efferato “l’omicidio politico” come dimostrano i casi di Carmine Pecorelli, Giorgio Ambrosoli, Antonio Varisco, Enrico Galvaligi, Walter Tobagi sino all’omicidio di Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il docente mette in relazione l’omicidio di Mattarella con l’esito di un fondamentale congresso della Democrazia Cristiana che ha avuto luogo tra il 16 e il 20 dicembre 1980, dove in tanti avevano previsto che egli sarebbbe stato eletto vicesegretario nazionale dello Scudocrociato. Tale congresso si era aperto con una maggioranza che era d’accordo a riprendere il dialogo con il Partito Comunista Italiano per poi concludersi con un ribaltone: vincerà l’altra fazione della Democrazia Cristiana, quella del preambolo, che sosteneva una possibile alleanza politica solo con il Partito Socialista di Bettino Craxi. Tale decisione ha influenzato il sistema di potere nazionale per circa tre lustri. Secondo Gotor questo cambio di scelta politica potrebbe essere stato causato anche dai precedenti omicidi di Piersanti Mattarella e di Vittorio Bachelet (ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980), l’erede politico e l’erede istituzionale di Moro. Questi delitti vengono quindi visti come un messaggio minaccioso alla classe dirigente della Democrazia Cristiana per ostacolare l’alleanza tra la DC e il PCI. La DC cambia, quindi, politica e non cerca più l’accordo con il PCI. Gotor prosegue tracciando la figura di Piersanti Mattarella, descrivendolo come un politico capace e carismatico, che voleva fare della Sicilia “una regione dalle carte in regola”. Mattarella, dal 1978, era il presidente della Regione Siciliana e governava attraverso un’alleanza tra la DC e il PCI. Nell’esercizio delle sue funzioni, Mattarella aveva iniziato una lotta “senza quartiere” contro “Cosa Nostra” osteggiando sia la fazione dei “Corleonesi” (riconducibile a Liggio, Riina, Provenzano) e sia quella dei “Palermitani” (riconducibile a Bontade, Inzerillo e Spatola). L’impressione di Gotor è che l’omicidio di Mattarella sia stato il detonatore della guerra di mafia che, tra il 1980 e il 1981, ha causato centinaia di morti concludendosi con la vittoria della fazione dei “Corleonesi”. Nei due anni in cui è stato Presidente della Regione Siciliana Mattarella si rifiuta di sanare gli abusi edilizi, promuove l’approvazione di una legge con la quale fa ricadere sui costruttori gli oneri di urbanizzazione e impone la rotazione dei collaudatori poiché aveva rilevato che erano sempre gli stessi e sospettava che potessero essere collusi con la Mafia. Inoltre, Mattarella, in relazione ad un appalto per la costruzione di 6 scuole del valore di quasi 6 miliardi di lire, si accorge che era stato creato un cartello riconducibile a Cosa nostra; blocca la gara e prescrive di rifarla. Dopo tali iniziative Mattarella riceve lettere e telefonate minatorie. Emblematica è una telefonata anonima di minaccia che Mattarella ha ricevuto lo stesso giorno del sequestro Moro (16 marzo 1978) su una linea riservata e il cui numero era conosciuto da pochi selezionati contatti in cui veniva detto che avrebbe fatto la stessa fine del leader democristiano. Per l’omicidio di Mattarella sono stati condannati solo i mandanti, identificati nei vertici della fazione dei Corleonesi di Cosa Nostra. Per quel delitto furono imputati, i neo fascisti Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini con l’accusa di esserne stati gli esecutori materiali ma sono stati assolti in ogni grado di giudizio; i due neofascisti in seguito sono stati condannati all’ergastolo per la strage di Bologna e per altri numerosi omicidi. La Procura di Palermo ha recentemente iscritto nel registro degli indagati due boss mafiosi, Antonino Madonia e Giuseppe Lucchese, sospettati di essere gli esecutori materiali del delitto Mattarella.

Successivamente Gotor riflette su un possibile rapporto tra l’omicidio di Mattarella con la strage di Ustica e quella di Bologna a partire dalla necessità di mettere in relazione quell’evento non solo con un contesto regionale o nazionale ma anche con uno scenario internazionale. All’interno di questo quadro indiziario bisognava guardare anche a un possibile ruolo della P2 e ai suoi legami con gli americani, in particolare con quei circoli repubblicani profondamente anticomunisti, come autorevolmente sostenuto anche dal fratello della vittima, l’attuale capo dello Stato Sergio Mattarella, in una intervista al “Corriere della sera” del 1993. Il docente ha riferito che nel dicembre del 1979 la NATO decise l’installazione in Sicilia di 120 missili nucleari “Cruise”. Tale decisione aprì una fase di destabilizzazione del fronte mediterraneo dell’alleanza atlantica, caratterizzata da una profonda crisi dei rapporti tra l’Italia e la Libia (entrata nel 1976 nel capitale societario della Fiat) che si sentiva, comprensibilmente, minacciata da quei missili anche perché apparteneva al blocco di influenza sovietico.

Altra questione internazionale trattata da Gotor era quella “maltese” del 1979-1980 che contribuì anch’essa a fare precipitare i rapporti tra l’Italia e la Libia. Il colonnello Gheddafi, infatti, rivendicava l’isola di Malta sostenendo che appartenesse alla Libia, anche dal punto di vista dello sfruttamento energetico di ingenti giacimenti marini di gas, entrando in conflitto con gli Stati Uniti. L’Italia si inserì nella questione e per conto degli Stati Uniti rivendicò la sua influenza politica e diplomatica su Malta a discapito proprio della Libia. Lo stesso giorno della strage di Bologna (2/8/1980), Giuseppe Zamberletti, che per conto del Governo “Cossiga” seguiva la questione maltese, firmò gli accordi che portarono l’isola nella sfera di influenza occidentale grazie all’azione politico-diplomatico dell’Italia. Nelle sue memorie, Zamberletti scrisse che la prima cosa che pensò è che la strage di Bologna fosse la risposta libica alla firma degli accordi su Malta. Gotor si è soffermato sui rapporti strutturali intercorrenti tra Gheddafi e la galassia neofascista italiana sin dal 1969 sicché l’ipotesi di Zamberletti non contrasta per nulla, e anzi contribuisce a confermare, le responsabilità neofasciste nella strage di Bologna, accertate da numerose sentenze della magistratura passate in giudicato, così come anche il ruolo di depistatore e di finanziatore dell’attentato svolto dal piduista Licio Gelli, il quale era un punto di riferimento del cosiddetto “Partito libico” in Italia. I neo-nazisti italiani erano attratti dal regime di Gheddafi non soltanto per ragioni economiche ma anche per motivi ideologici essendo lui antisemita e antisionista e perché aveva eseguito un golpe di matrice nazionalsocialista che gli ricordava quello di Hitler.

Altra questione della crisi tra Italia e Libia è costituita dalla strage di Ustica del 27 giugno 1980. La lunga inchiesta del magistrato Rosario Priore ha argomentato in modo condivisibile che Gheddafi fu l’obiettivo mancato di un’azione di guerra aerea a seguito della quale venne colpito per errore il DC9. Questo tragico episodio costituì il terzo drammatico elemento che in pochi mesi provocò la crisi dei rapporti italo-libici.

Gotor ha concluso dicendo che, a decorrere dal 6 gennaio 1980 ha avuto inizio una destabilizzazione del fronte mediterraneo della Nato che si è conclusa nell’aprile 1982 con la morte del segretario del Pci Pio La Torre che ha messo l’Italia nel mirino e di cui l’omicidio di Piersanti Mattarella è stato il tragico inizio perché non era possibile continuare né a livello regionale né a livello nazionale la strategia di solidarietà nazionale tra democristiani e comunisti, essendo venuto meno il quadro di equilibri internazionali che, pur tra tante tensioni, l’aveva consentita, dopo gli accordi di Heksinki, tra il 1976 e il 1979 con i governi guidati da Giulio Andreotti con il sostegno del PCI. La strategia di Aldo Moro e quella di Enrico Berlinguer non poteva e non doveva avere eredi.

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