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Intelligence, Giovanni Fasanella al Master dell’Università della Calabria: “Italia sorvegliata speciale. È quanto emerge dagli archivi britannici. Mattei e Moro nemici capitali”

Rende (22.5.2023) – “Intelligence e storia d’Italia” è il tema della lezione che Giovanni Fasanella, saggista e giornalista, ha tenuto al Master di Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Fasanella ha evidenziato un quadro storico tratto da ricerche inedite negli archivi britannici e in particolare su documenti declassificati dai quali sono emersi elementi che potrebbero dare avvio a una revisione degli eventi storici italiani.
Il docente ha quindi precisato quanto successo nel secondo dopoguerra e in particolare durante il decennio che va da Piazza Fontana all’assassinio di Aldo Moro.

Ha evidenziato che per decifrare quello che è accaduto in Italia nel secondo dopoguerra è necessario compiere una sorta di viaggio a ritroso nella storia del Paese, perché nulla accade per caso.
Approfondendo la figura di Cavour e gli avvenimenti legati al Risorgimento è emerso che l’Italia è stata sempre molto appetibile per la posizione geografica al centro del Mediterraneo, una delle aree strategiche più importanti del mondo e sicuramente tra le più importanti del Novecento durante la guerra fredda.

Paese chiave dal punto di vista degli equilibri internazionali, l’Italia è stata destinataria di una serie di azioni che hanno consentito ad altre Nazioni, persino alleate, di esercitare nell’area strategica del Mediterraneo un ruolo egemone.

Per il docente, il nostro Paese, sin dalla vicenda unitaria, è stato oggetto di influenza straniera, per come emerge appunto dallo studio dei documenti inglesi declassificati.
Da questi si rileva che sistematicamente i servizi segreti britannici hanno condotto operazioni speciali nel nostro Paese.

Tra queste finanche il sostegno per l’ascesa al potere di Benito Mussolini. Infatti, Fasanella ha citato la documentazione dell’archivio del politico e agente dell’intelligence britannica Samuel John Gurney Hoare che è stata donata dagli eredi all’Università di Oxford, declassificata nel 2001 e messa a disposizione degli studiosi.
L’attività dell’intelligence che fu condotta in Italia mostra un quadro organico della situazione a partire dal 1917 dove si tentò di impedire che l’Italia si ritirasse dal conflitto dopo la disfatta di Caporetto.
Si trattava, infatti, di ostacolare il disegno di Giolitti e di altri elementi politici francesi, anch’essi neutralisti, con i quali di sarebbe dovuto provocare un cambiamento dei regimi politici in Italia e in Francia, isolando la Gran Bretagna.
Una seconda operazione si rese necessaria dopo la prima guerra mondiale a causa della posizione minoritaria nella quale venne posta l’Italia durante i trattati di pace di Parigi. Nella circostanza tutte le promesse territoriali per favorire l’entrata in guerra
dell’Italia, vennero rimandate.
A proposito Hoare scrive nei report indirizzati ai servizi britannici che si doveva porre un argine al sentimento dilagante anti britannico che stava crescendo in Italia.
Tutto questo per spiegare quale è stato il contributo dato dai servizi di intelligence inglesi per determinare e mantenere in Italia un regime politico controllato e influenzato in maniera funzionale per perseguire gli interessi britannici.

Dopo la seconda guerra mondiale il gioco si allarga e la partita nello scacchiere italiano si fa più complessa. Al centro della contesa ci sono ancora una volta i servizi di intelligence.
Quello che avviene in Italia tra il 1944 e il 1947 è una storia ancora poco nota e qui entra in campo un altro personaggio dell’Office of Strategic Services (OSS) americana, James Jesus Angleton, inviato in Italia a dirigere il controspionaggio alleato con una rete di forze variegate che egli stesso definì “doppio stato”.

L’Italia usciva dalla guerra sconfitta e fu soggetta a vincoli ufficiali ma anche a vincoli segreti nei confronti delle potenze vincitrici, mentre si delineava una divisione di due aree di influenza nel mondo.
L’Inghilterra vantava sul nostro Paese un diritto di supervisione, considerando l’Italia una sorta di protettorato.

Fasanella classifica i tre vincoli individuati in un discorso di Winston Churchill che hanno delineato il futuro a breve e medio termine dello scenario italiano.
Il primo vincolo prevedeva che l’Italia non avrebbe potuto avere un regime politico pienamente democratico fin tanto che fosse esistito un partito chiamato comunista.
Il secondo vincolo è rappresentato dalla circostanza che l’Italia non avrebbe potuto badare autonomamente alla propria sicurezza. Infatti, esercito e servizi del nostro Paese avrebbero dovuto dipendere da catene di comando esterne.
Il terzo vincolo è stato individuato nella impossibilità di svolgere una propria autonoma politica estera, in modo particolare mediterranea ed energetica.

Per impedire il mantenimento dell’unità politica e territoriale del nostro Paese tra i progetti di James Angleton c’era di smembrare l’Italia in quattro aree di influenza e affidarle in particolare alla Gran Bretagna, alla Francia, alla Grecia e alla Jugoslavia.
Il docente ha proseguito approfondendo due casi emblematici della storia d’Italia, tra loro collegati: il caso Mattei e il caso Moro.
Mattei è andato incontro al suo destino perché nei sette anni di presidenza dell’Eni aveva violato uno dei vincoli del trattato di pace della seconda guerra mondiale, che imponeva all’Italia di non avere una propria politica mediterranea e una propria politica energetica.

Mattei aveva aggirato quel vincolo facendo irritare le compagnie petrolifere britanniche e il potere della Gran Bretagna.
Dopo la morte di Mattei gli inglesi avevano pensato di aver risolto il problema italiano ma non avevano fatto i conti con quella classe dirigente che aveva sostenuto Mattei.
Infatti, il presidente dell’Eni aveva molti nemici ma anche altrettanti sostenitori. Dopo la morte di Mattei il problema Italiano non era risolto perché Moro aveva capito che un sistema politico bloccato, come quello del secondo dopoguerra, rischiava di dilaniare il tessuto sociale.
Di fronte alle novità politiche come la crisi del centrismo, Moro avvió la politica di apertura verso i socialisti, suscitando le preoccupazioni del radicalismo atlantista.
Il periodo che va dai primi anni Sessanta efino agli inizi degli anni Settanta, vede Moro come protagonista della politica estera italiana.
I britannici sono molto preoccupati per l’apertura della democrazia cristiana verso il partito socialista ma anche per la ripresa della politica estera dell’Italia.
L’amministrazione politica americana, in particolare la parte repubblicana, e il mondo sovietico, rappresentato dai conservatori del partito comunista, erano preoccupati e temevano che il processo avviato in Italia potesse avere conseguenze destabilizzanti per gli equilibri decisi a Yalta, minando la leadership delle due potenze mondiali.
Questo processo di rinascimemto politico italiano del secondo post dopoguerra superò un limite che non avrebbe dovuto oltrepassare.
Pertanto, documentati dai verbali stenografici degli incontri avvenuti a partire dal 1975, scattarono i piani operativi del direttorio atlantico composto da USA, Gran Bretagna, Francia e Germania.
È quindi documentato che in Italia, si pianificavano azioni clandestine rivolte a contrastare la politica di Aldo Moro per riportare il nostro Paese sulla “retta via”.
E’ vero che Moro fu sequestrato e assassinato dalle brigate rosse, che erano legate a una parte della sinistra italiana, affondando la radice politica ed nell’esperienza delle vendette partigiane dell’immediato dopoguerra.
E’ vero parimenti che man mano che gli archivi vengono declassificati emergono prove documentali della forte azione concreta perseguita dalle potenze straniere del patto atlantico nei confronti del nostro Paese per tutelare i propri interessi nazionali.


Comunicato stampa trasmesso dalla Direzione del Master in Intelligence dell’Università della Calabria.

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