IL SANGUE E LE PAROLE. L’omelia di San Gennaro come testo pedagogico
🇮🇹 Lunedì 28 settembre, al DiCES dell’Università della Calabria, Mario Caligiuri analizza l’omelia pronunciata dal cardinale Domenico Battaglia il 19 settembre. Un testo religioso che interviene sulle categorie con cui una comunità interpreta guerra, sicurezza e criminalità .
🇬🇧 On Monday 28 September, at the DiCES Department of the University of Calabria, Mario Caligiuri analyses the homily delivered by Cardinal Domenico Battaglia on 19 September. A religious text that shapes the categories through which a community interprets war, security and crime.
Lunedì 28 settembre, alle 9.30, l’Università della Calabria ospiterà il seminario Per una Pedagogia della Speranza. Al centro, l’omelia pronunciata dal cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, nel giorno di San Gennaro. Introduce Maria Mirabelli, direttrice del Dipartimento di Culture, Educazione e Società . Relaziona Mario Caligiuri, docente di Pedagogia della comunicazione e presidente della Società Italiana di Intelligence. Coordina Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’antimafia.

L’omelia di San Gennaro è da sempre un evento pubblico che eccede la dimensione liturgica. Quella del 2026 si apre con una richiesta: “Fammi la grazia dell’anno prossimo”. Il cardinale chiede che il 19 settembre 2027 l’unico sangue di cui si debba parlare sia quello del martire. Non più quello dei bambini uccisi, delle vittime innocenti, della Palestina o dell’Ucraina. Il testo si rivolge ai fedeli. Chiama però in causa anche chi detiene le armi, chi impartisce gli ordini, chi traccia confini. Si rivolge, inoltre, alla città , alle istituzioni, alla scuola, alle famiglie, alle associazioni e ai servizi. È un atto di comunicazione pubblica e, come tale, può essere letto con gli strumenti dell’analisi.
Per Battaglia, “il male più grande è abituarsi alla guerra”. Una città può bruciare sullo schermo mentre ci concentriamo sull’aroma del caffè. Il numero delle vittime finisce per cancellare le vittime. Oltre una certa soglia il dolore perde senso, significato, e diventa statistica. Il cardinale denuncia quella “terribile crosta” che permette di “sapere tutto e di non sentire più niente”. Il problema non è soltanto ciò che si sa, ma ciò che l’informazione produce nella percezione. È una dinamica che intercetta uno dei terreni della guerra cognitiva: il conflitto sulle categorie attraverso cui un pubblico interpreta la realtà . Qui, però, il punto non è la manipolazione, è l’effetto dell’esposizione: l’eccesso di informazione, quando non produce comprensione, si trasforma in assuefazione.
L’appello “Fermatevi” è rivolto a chi decide: chi comanda, chi arma, chi detiene il potere. Il cardinale contesta la nozione stessa di vittoria quando si fonda sulla morte di un bambino. E mette in discussione l’idea che una ragione di Stato possa giustificarla. La pace richiede politica, diplomazia e diritto, ma presuppone anche il riconoscimento dell’altro come Uomo. Il nodo è classico per chi studia la sicurezza: il rapporto tra interesse dello Stato e limite etico dell’azione. L’omelia lo riporta al centro dello spazio pubblico, utilizzando l’autorità morale della parola religiosa.
“La camorra – denucia Battaglia – è guerra”, una guerra senza dichiarazione, senza uniformi, senza trattati di pace. Ogni ragazzo arruolato dalla strada è una battaglia persa. Ogni bambino che cresce pensando che il denaro facile sia l’unica strada possibile è una battaglia persa. Ogni quartiere nel quale qualcuno può comprare il silenzio diventa terreno di conquista. La metafora sposta la criminalità organizzata dal solo registro dell’ordine pubblico a quello della sicurezza collettiva. Il testo ne offre anche una lettura economica: la camorra prende il bisogno e ne fa mercato, la paura e ne fa potere, il sangue e ne fa valuta. Dunque, “non c’è nulla di religioso nella camorra”. Il passaggio investe anche l’appropriazione dei codici culturali e devozionali del territorio, separando il linguaggio della fede dalla pratica criminale. Il cardinale va oltre. Chiede di liberare la città non soltanto dai camorristi, ma dalla mentalità camorristica. Una mentalità che si manifesta nel favore che sostituisce il diritto, nella raccomandazione che sostituisce il merito, nel silenzio quando si dovrebbe parlare, nella convenienza quando si dovrebbe scegliere. Quel “non mi riguarda” – pensato e incarnato – che diviene condizione di possibilità del potere criminale. Una dinamica riconducibile al tema della zona grigia, centrale negli studi sulle mafie.
La risposta? Una “cordata”: istituzioni, cittadini, scuola, famiglie, Chiesa, associazioni e servizi all’insegna della responsabilità reciproca. L’accento cade sull’intervento anticipato, prima che una difficoltà diventi abbandono, una fragilità diventi rabbia, la solitudine diventi violenza. È ciò che, in termini di sicurezza, può essere definito un approccio preventivo e integrato.

Qui si innesta la dimensione pedagogica del seminario. Nell’omelia la speranza non è attesa passiva. È impegno, patto formulato con una scadenza: 19 settembre 2027. Battaglia chiede che, entro quella data, la città abbia imparato a prendersi cura dei suoi bambini e dei suoi ragazzi prima che la tragedia renda visibile ciò che avrebbe dovuto essere intuito ben prima che riconosciuto. La speranza diventa, così, capacità di prevenire, di costruire consapevolezza e mettere “i più piccoli al centro” non dei discorsi, ma delle scelte.
In società sovraccariche di informazioni e povere di interpretazioni, formare alla decodifica dei linguaggi è questione di sicurezza. Una prospettiva in linea con la riflessione di Mario Caligiuri su Intelligence, formazione e disinformazione: la prima linea di difesa di una democrazia è la capacità critica dei suoi cittadini.
Nel testo del cardinal Mimmo Battaglia il miracolo atteso non riguarda solo l’ampolla: riguarda la possibilità che una comunità educhi e affini il modo di osservare, agire e assumersi responsabilità . Perché comprendere come una società definisce il rischio significa comprendere come costruisce la percezione del futuro.

