LA TENUTA DEI LEGAMI COME QUESTIONE DI SICUREZZA
🇮🇹 Denatalità , violenza di genere, solitudine affettiva: per l’analisi strategica possono essere letti come indicatori di vulnerabilità sistemica. Con Neuroscience of Love (FrancoAngeli, 2026) Antonio Cerasa propone un modello biopsicosociale del legame di coppia che interroga, da un’angolazione inconsueta, la resilienza delle società .
🇬🇧 Falling birth rates, gender-based violence, emotional isolation: for strategic analysis, they can be read as indicators of systemic vulnerability. In Neuroscience of Love Antonio Cerasa proposes a biopsychosocial model of the couple bond that examines, from an unusual angle, the resilience of societies.
La sicurezza di un Paese si regge anche su infrastrutture invisibili. La qualità e la stabilità dei legami affettivi possono essere considerate una di queste: variabili che concorrono alla coesione delle comunità , alla tenuta demografica, alla capacità di assorbire gli shock. Gli indicatori segnalano uno sgretolamento. Nel 2025 le nascite scendono a circa 355 mila e la fecondità a 1,14 figli per donna, nuovo minimo storico. La nuzialità continua a contrarsi: circa 165 mila matrimoni. I femminicidi restano una componente strutturale della violenza di genere. Fenomeni generalmente trattati come emergenze distinte possono essere ricondotti, nella prospettiva proposta da Antonio Cerasa, neuroscienziato del CNR, a una medesima questione: la capacità del legame di coppia di formarsi e di mantenere nel tempo un equilibrio.

Premessa: manca una teoria in grado di spiegare come si costruisce e si mantiene una relazione di lungo periodo. Senza teoria, gli interventi restano frammentari. Una logica nota all’analisi di Intelligence: senza un modello interpretativo, la disponibilità di dati non garantisce comprensione. Può anzi moltiplicare gli indizi senza organizzarli in una interpretazione verificabile. Cerasa rivendica un approccio non convenzionale: le neuroscienze teoriche. Il modello precede i dati e ne orienta la raccolta. Oggetto del volume non è l’innamoramento – fenomeno descritto il più delle volte in modo mediocre – ma il long-life mating, ovvero la capacità di mantenere una relazione stabile nel tempo. Accanto alla domanda in evidenza, la lettura ne suggerisce una seconda: se la durata del legame sia, di per sé, un bene da preservare. Il modello lo presuppone. È questa premessa a consentire di leggere la crisi della coppia anche come questione di salute pubblica, ed è questa premessa che merita di essere approfondita.

Asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) per la regolazione dello stress
L’architettura poggia su tre assiomi. Il legame di lungo periodo è un motore dell’evoluzione umana. Le strategie riproduttive sono flessibili e condizionate dal contesto. Manca una conoscenza condivisa dei meccanismi che lo sostengono. Su questa base l’autore rielabora la piramide di Maslow in chiave diadica: bisogni individuali vs bisogni della coppia, intesa come entità biologica, psicologica e sociale. Il parametro di riferimento è l’omeostasi dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) – coordinatore centrale dei sistemi di risposta neuroendocrina allo stress – misurabile e oggettivabile. Il primo livello è biofisiologico, legato a sesso, alimentazione, sonno e protezione. Il secondo è psicologico, fondato su stima e realizzazione. Il terzo è sociale, connesso all’accettazione da parte della famiglia, del lavoro e delle reti amicali. Nel modello il livello sociale assume una funzione decisiva: senza accettazione e integrazione nel contesto, anche l’equilibrio biologico e psicologico della coppia può risultare insufficiente.
A ciascun livello corrisponde una specifica identità di coppia, la we-ness: egocentrica o allocentrica sul piano biologico, confirmatoria o integrativa su quello psicologico, affiliativa o dissociativa su quello sociale. Un vettore trasversale, similarità -complementarità , orienta l’incastro: complementarità alla base, similarità al vertice. Completano il quadro alcuni strumenti operativi. Il modello delle 3P (pleasure, protection, probing) contrasta l’assuefazione del circuito della ricompensa. Il triangolo di Sternberg serve al monitoraggio della relazione, il genogramma alla ricostruzione dei modelli affettivi ereditati.
Il capitolo dedicato all’accettazione sociale offre una delle interpretazioni più utili per la cultura della sicurezza. Gli studi richiamati da Cerasa descrivono l’esclusione come una condizione che riorienta le risorse cognitive verso la ricerca di reinclusione e rende l’individuo ipersensibile ai segnali di appartenenza. Il volume non compie il passaggio, ma la cultura della sicurezza lo riconosce: è la stessa vulnerabilità su cui fanno leva i processi di reclutamento e di radicalizzazione.

Modello dei bisogni umani secondo la piramide gerarchica di Abraham Maslow.
La genealogia del modello è dichiarata dalle fonti: la psicologia evoluzionistica di matrice anglosassone, la teoria dell’attaccamento di Bowlby, Maslow nella rilettura di Kenrick, Sternberg, la teoria dei sistemi familiari di Bowen. Resta fuori la sociologia europea dell’intimità , da Giddens a Bauman a Illouz. Il libro spiega la coppia dal cervello verso la società : il percorso inverso rimane fuori campo.
Il tratto più rilevante è epistemologico. Cerasa rinuncia alle dicotomie normale-patologico, sicuro-insicuro, amore sano-amore tossico, e adotta il paradigma adattivo-non adattivo. Nel modello, la fine della relazione non viene letta attraverso la categoria della colpa, ma attraverso quella dell’equilibrio non raggiunto o perduto. Il locus of control esterno, l’attribuzione immediata della crisi all’altro, è indicato come uno degli automatismi cognitivi più resistenti. Il concetto assume interesse anche per la cultura dell’analisi. Attribuire all’esterno la causa di una crisi restringe il campo interpretativo e favorisce la ricerca di un responsabile prima della ricostruzione del sistema di interazioni che ha prodotto l’esito. Il trasferimento non è proposto dall’autore, è una chiave di lettura che il modello rende disponibile. Lo stesso vale per il modo in cui l’autore descrive la costruzione dell’identità sociale della coppia: decodifica delle norme del contesto, previsione delle reazioni, definizione di una strategia condivisa, aggiornamento sulla base dei riscontri. È una sequenza familiare a chi si occupa di analisi. Nel modello, la coppia funziona come microciclo informativo.
Le conclusioni individuano nella consapevolezza emotiva – e nei circuiti che la sostengono – lo spazio in cui la regolazione dei legami può essere appresa/aumentata. La coppia diventa così, nella prospettiva dell’autore, una palestra di potenziamento cognitivo ed emotivo.

Modello di funzionamento dell’attaccamento sulla base dei vettori egocentrici-allocentrici.
Cerasa stesso ne dichiara il limite. Gli assi egocentrico-allocentrico e confirmatorio-integrativo non dispongono ancora di strumenti di misura, e la sovrapposizione del primo con la dimensione introversione-estroversione resta da approfondire. Unico riscontro empirico, uno studio del 2022 basato su coppie che condividono un’appartenenza cattolica. Quello stesso studio contiene però un risultato rilevante anche fuori dal perimetro del libro. Neppure con algoritmi di apprendimento automatico i tratti di personalità consentono di prevedere la scelta del partner. Un dato che ricalibra le promesse della profilazione psicometrica, su cui poggiano tanto le piattaforme di incontri quanto le tecniche di microtargeting.
La cornice evolutiva, centrata sulla riproduzione, convive inoltre con la dichiarata applicabilità a ogni orientamento e identità , senza che il raccordo sia pienamente sviluppato. Restano sullo sfondo anche le variabili strutturali. L’argomento economico viene affrontato per essere ridimensionato: l’insuccesso delle politiche di welfare in Finlandia o dei bonus alla natalità in Corea del Sud sposta il peso sui fattori culturali, senza misurarsi con precarietà del lavoro e accesso alla casa. Il digitale compare come esempio – il bisogno di like, la genitorialità instagrammabile – non come infrastruttura della formazione dei legami, ormai affidata in larga parte alle piattaforme. Più discutibile è il passaggio sui tipi sociali, che l’autore fonda sugli studi che associano l’orientamento politico al volume dell’amigdala. La replica più ampia condotta finora conferma l’associazione, ma con un effetto minimo e limitato al conservatorismo sociale: un dato che non autorizza a leggere le appartenenze come configurazioni cerebrali. Resta invece rilevante, per chi si occupa di guerra cognitiva, l’intuizione che le rappresentazioni sociali consolidate operino come filtri dell’informazione, rafforzati dalle camere d’eco.Il legame fra indicatori demografici e criminologici, da un lato, e assenza di una teoria unitaria, dall’altro, resta più suggestivo che dimostrato.
Il nodo più rilevante per la cultura della sicurezza è, di fatto, un altro. Il perimetro del libro esclude la fase di costruzione del legame, quella in cui molte dinamiche di controllo e coercizione prendono forma. E se la tenuta della coppia viene letta come sistema omeostatico, come distinguere un sistema che raggiunge un equilibrio funzionale da uno che raggiunge una stabilità patologica attraverso controllo, subordinazione o paura? Anche la rinuncia alla categoria della colpa, feconda sul piano interpretativo, richiede un confine esplicito: nei casi di violenza, la responsabilità di chi la esercita non può essere ricondotta a un equilibrio relazionale mancato né considerata simmetrica.

Il modello delle 3P per la gestione della soddisfazione dei bisogni primari per favorire l’omeostasi biologica della coppia a lungo termine.
La questione si fa più evidente davanti al narcisismo patologico. Idealizzazione e svalutazione, alternanza di presenza e ritiro, ricerca incessante di conferma, strumentalizzazione dell’altro. Il volume cita il narcisismo una sola volta, tra i disturbi di personalità associati all’attaccamento evitante. E legge il bisogno di like come regolazione allocentrica, esplicitamente non patologica. È la coerenza del paradigma, ed è anche il suo limite. Senza la categoria della patologia, il modello fatica a distinguere lo squilibrio reciproco dallo sfruttamento asimmetrico, in cui un partner regola il proprio equilibrio a spese dell’altro. Sulla diffusione del fenomeno il dato empirico resta conteso: gli studi longitudinali più ampi non confermano l’epidemia narcisistica spesso evocata. La sua rilevanza relazionale non è in discussione. Né è estranea alle questioni di sicurezza: il bisogno di riconoscimento e la vulnerabilità relazionale possono diventare leve di manipolazione. Nelle truffe sentimentali, per esempio, i criminali costruiscono deliberatamente fiducia e dipendenza emotiva per poi sfruttarle a fini fraudolenti: lo stesso schema che il narcisismo patologico mette in atto nelle relazioni.

Il pregio del volume sta nella sua natura di manifesto. Cerasa non offre risposte definitive. Propone un linguaggio comune tra neuroscienze, psicologia e politiche pubbliche, e un programma di studi: test da costruire, marcatori da validare, interventi da sperimentare. La dichiarazione finale, un fallimento matrimoniale personale all’origine del libro, non indebolisce l’impianto. Ne spiega l’urgenza. Un programma di questo tipo porta con sé una questione. Ciò che diventa misurabile diventa anche alterabile.
In condizioni sperimentali, l’ossitocina somministrata per via nasale ha ridotto i livelli di cortisolo e favorito una comunicazione più costruttiva durante il conflitto di coppia: un intervento farmacologico su uno dei sistemi neuroendocrini coinvolti nella regolazione dello stress, che richiama il rilievo attribuito da Cerasa all’asse HPA. Sul versante opposto, una meta-analisi del 2022 ha rilevato che il propranololo, associato alla riattivazione di un ricordo, può attenuarne la componente emotiva in soggetti sani, sebbene l’efficacia clinica resti controversa. Il dibattito neuroetico sul potenziamento del legame, aperto da Julian Savulescu e Anders Sandberg e sviluppato da Brian D. Earp e Julian Savulescu in Love Drugs (Redwood Press, 2020), discute già se sia lecito intervenire farmacologicamente per rafforzare/dissolvere una relazione.

Per la cultura della sicurezza la domanda si sposta sul piano del duplice uso. Se la ricerca arrivasse a identificare, con maggiore precisione, i meccanismi neurobiologici coinvolti nella stabilità del legame, quali sarebbero i confini tra intervento terapeutico, potenziamento e orientamento deliberato del comportamento? L’interesse degli apparati militari e di Intelligence per le neuroscienze, documentato da Jonathan D. Moreno in Mind Wars (Bellevue Literary Press, 2012), mostra che il rapporto tra ricerca neuroscientifica, applicazioni militari e sicurezza nazionale è da tempo oggetto di discussione.
Cerasa stesso, nelle pagine conclusive del suo saggio, propone di studiare con la pupillometria il contagio emotivo tra partner, richiamando ricerche secondo cui la sincronizzazione delle pupille orienta le decisioni di fiducia. Misurare la fiducia interessa anche chi deve valutarla: nei colloqui, nella gestione delle fonti, nella prevenzione dell’inganno. Il passaggio da un quadro generale all’impiego strategico resta per ora un’ipotesi di lavoro. Il duplice uso riguarda però anche i dati. Se l’equilibrio di coppia diventasse misurabile, le informazioni sulla relazione diventerebbero dati sensibili, esattamente come quelli dei videogiochi: chi li raccoglie, con quale consenso, per quali finalità ? Il lessico del modello, del resto, è quello dei sistemi complessi – soglie, punti di biforcazione, passaggi non lineari da un equilibrio all’altro -, lo stesso con cui oggi si studia la resilienza delle società di fronte alle minacce ibride.
Il valore della proposta sta, allora, nella domanda che introduce almeno quanto nelle risposte che offre.
Se la resilienza di una società dipende anche dalla qualità dei legami che la compongono, quanto della sua vulnerabilità resta invisibile finché non viene osservato il livello più piccolo del sistema? È su questo terreno che un’ipotesi neuroscientifica sulla coppia diventa una possibile agenda di ricerca per l’analisi strategica.

