Definire l’Intelligence. A Roma la quinta tappa di un percorso accademico unico in Italia
Il Senato ospita la presentazione del nuovo volume degli “Studi di Intelligence” curati da Mario Caligiuri: dieci saggi che trasformano la ricerca universitaria in contributo per la sicurezza nazionale.

Oggi alle 15, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, verrà presentato Studi di Intelligence 5. Definire l’oggetto di studio (ed. Rubbettino), quinto volume della collana del Laboratorio sull’Intelligence dell’Università della Calabria diretta da Mario Caligiuri. L’iniziativa, promossa dal senatore Salvo Pogliese, vedrà la partecipazione di Francesco Sidoti, Francesco Zucconi e Alessandro Ferrara, moderati da Giorgio Rutelli, con diretta su webtv.senato.it e sul canale YouTube del Senato.
Il volume raccoglie dieci saggi tratti da tesi del Master in Intelligence dell’ateneo calabrese, testimonianza di come la ricerca universitaria possa tradursi in contributo concreto per la comprensione dei fenomeni del nostro tempo. Ne emerge l’immagine di un’Intelligence interdisciplinare e vitale, capace di unire cultura umanistica e scientifica. Savina Arcuri indaga il ruolo delle criptovalute come elemento di conflitto geopolitico, mentre Cinzia Barone decostruisce la narrativa dominante su Boko Haram, mostrando come il gruppo jihadista venga spesso strumentalizzato quale pretesto per politiche repressive. Mattia Bologna riflette sull’intelligence come “argine alla deriva” dello Stato contemporaneo e Antonio Campagna esplora le trasformazioni della HUMINT nell’era digitale. Miriam Castiglione affronta il nesso tra educazione e sicurezza, indicando nuove prospettive per la formazione di una cultura nazionale della prevenzione. Francesca Di Carmine analizza le vulnerabilità della cyber security aziendale e Giuseppe Fuggetta propone un modello di sicurezza marittimo-portuale basato sulla cooperazione tra pubblico e privato. Salvatore Latino concentra l’attenzione sul sistema agroalimentare italiano, settore strategico esposto a minacce crescenti, mentre Valeria Pulvirenti ricostruisce l’approccio della NATO al contrasto del terrorismo. Chiude la raccolta Alessandro Ludovico Veltri – menzione d’onore alla seconda edizione del Premio Mosca – che torna sulla politica mediterranea di Aldo Moro e sul controverso “Lodo Moro”, contribuendo a illuminare uno dei nodi più discussi della storia repubblicana.
La forza di questa raccolta non risiede soltanto nella varietà dei temi, ma nella prospettiva metodologica che li attraversa: l’Intelligence non come disciplina chiusa in sé stessa, ma come strumento interpretativo e predittivo capace di leggere la complessità e restituirla in forme utili al decisore politico. È la “riunificazione dei saperi” auspicata da Caligiuri, che trova qui una sua applicazione concreta. In tal senso, la valorizzazione delle tesi del Master calabrese dimostra che la formazione specialistica può generare conoscenza di immediata rilevanza strategica.
Resta però aperta la questione della ricezione istituzionale. L’Intelligence italiana ha costruito negli anni una sua specificità, ma la modernizzazione richiede anche la capacità di metabolizzare gli apporti della ricerca accademica. Il Laboratorio dell’Università della Calabria si offre come esperimento unico, non soltanto per la qualità scientifica dei lavori prodotti, ma per il modello che propone di collaborazione tra università e apparati di sicurezza.
Con questo quinto volume gli Studi di Intelligence confermano la maturità di un percorso iniziato come intuizione pionieristica e ormai consolidato. La definizione dell’oggetto di studio, dichiarato obiettivo della raccolta, non nasce da speculazioni astratte, ma dal confronto serrato con la realtà. Un metodo che, se fatto proprio dalle istituzioni, potrebbe incidere concretamente sulle scelte di chi ha la responsabilità di garantire la sicurezza della Repubblica.

