TERRORISMO, attore cognitivo: riflessioni per l’INTELLIGENCE contemporanea
🇬🇧 In his latest article for GNOSIS, Marco Lombardi interprets contemporary terrorism as a central actor in cognitive warfare, highlighting the shift from physical violence to the perceptual and communicative domain. Intelligence is called upon to operate across the physical, cyber, and cognitive spheres, managing narratives, social resilience, and the quality of public judgement.
🇮🇹 Nel suo ultimo articolo su GNOSIS, Marco Lombardi interpreta il terrorismo contemporaneo come attore centrale della guerra cognitiva, evidenziando il passaggio dalla violenza fisica alla dimensione percettiva e comunicativa. L’Intelligence è chiamata a operare nei domini fisico, cibernetico e cognitivo, gestendo narrative, resilienza sociale e qualità del giudizio pubblico.
E se l’attacco più letale non fosse quello che distrugge edifici, ma quello che altera la percezione della realtà? Con questa domanda Marco Lombardi apre il suo contributo pubblicato nell’ultimo numero di GNOSIS. Ordinario di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, fondatore e coordinatore di ITSTIME Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies – uno dei principali centri italiani di ricerca su Intelligence e minaccia terroristica – direttore del Gruppo Nazionale di studio dedicato alla Medical Intelligence e presidente della Sezione Lombardia SOCINT, Lombardi contribuisce a commissioni governative e network internazionali sul contrasto alla radicalizzazione e alla minaccia terroristica. La sua esperienza, maturata in contesti di crisi e conflitto come Somalia, Afghanistan, Medio Oriente e Nord Africa, conferma la capacità di coniugare analisi teorica e applicazione operativa.
In questo ambito, il terrorismo contemporaneo si configura come arma cognitiva, intervenendo su emozioni, credenze e decisioni. Non si tratta più solo di neutralizzare un nemico con strumenti convenzionali, ma di proteggere la mente collettiva da strategie che sfruttano paura, disinformazione e manipolazione narrativa.
La definizione funzionale di Boaz Ganor – “Terrorism is a form of violent struggle in which violence is deliberately used against civilians in order to achieve political goals” – funge da premessa interpretativa, utile a comprendere un fenomeno fluido e ibrido, che ha perso coerenza ideologica ma ha sviluppato sofisticate capacità di raccontarsi e raccontare. Ogni azione cinetica diventa moltiplicatore comunicativo, generando panico, delegittimazione del nemico e polarizzazione sociale.
La prospettiva storica chiarisce l’evoluzione del fenomeno: dalla “guerra al terrorismo” al “terrorismo in guerra”, dall’information warfare allaguerra ibrida, fino alladimensione cognitiva. Il conflitto oggi non si misura più solo sulla fisicità degli attacchi, ma sulla percezione, influenzata da narrative capaci di incidere sul dibattito pubblico. La lettera di Ayman al-Zawahiri adAbu Mussab al-Zarqawi conferma come il terrorismo abbia anticipato questa logica, consolidando la propria funzione comunicativa. Il concetto di “terrore come segnale cognitivo” emerge come chiave di lettura: il fine ultimo non è il danno fisico, ma instillare terrore, incertezza sistemica.
La catena ibrida amplifica gli effetti degli attacchi: azioni cibernetiche, fughe di dati e diffusione di fake news orientano l’opinione pubblica e accentuano fratture sociali. Il terrorismo opera in uno spazio allargato – che è simultaneamente fisico, digitale e mentale – dove il controllo dei significati supera la forza e la materialità dei significanti.
Da questa prospettiva derivano implicazioni operative per l’Intelligence. La gestione delle informazioni deve integrarsi con strategie di prevenzione, contro-narrazione, prebunking e analisi cross-dominio, valorizzando Open Source Intelligence e Social Media Intelligence.Le unità di Cognitive Intelligence diventano essenziali per interpretare la mente collettiva e reagire al condizionamento dell’eloquenza.
Lombardi propone una strategia nazionale contro la minaccia cognitiva, integrando Intelligence, policy, industria e società civile. La prospettiva è trasversale e culturale. Oggi la sicurezza non è solo difesa, non è solo protezione dei perimetri e dei confini, ma tutela di quel dominio definitivo che è a mente umana. Il terrorismo, come arma cognitiva, impone alle democrazie di ripensare sicurezza e adattabilità in termini di percezione, fiducia e capacità decisionale. E il contributo offre un quadro chiaro e organico in grado di guidare la riflessione in questa direzione.

