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Nuova pubblicazione SOCINT: “Perché studiare intelligence?” di Marco Blanchini

Nuova pubblicazione sul portale SOCINT Press, dal titolo “Perché studiare intelligence?” di Marco Blanchini. La scheda del lavoro è disponibile a questo link, mentre questo è il link diretto al PDF.

Scheda

L’intelligence[1] non nasce come materia di studio accademica, essa si delinea storicamente come un’esigenza del decisore politico, di conoscere per agire. Con l’evoluzione della complessità delle strutture sociali, la sua pratica ha assunto forme sempre più complesse ed organizzate, in particolare con la nascita dello stato moderno e dell’apparato burocratico. Lo spionaggio in tempo di guerra è la prima attività di intelligence praticata dall’uomo, semplice e lineare nella scelta dei propri obbiettivi, ovvero conoscere e prevedere il nemico, ma di complessità variabile nella sua messa in pratica. Essa si configura come un’attività necessaria e pragmatica che cambia a seconda degli obbiettivi e degli orizzonti che si prefigge nel conoscere e nel prevedere. Nelle sue versioni più semplici e antiche essa mirava a conoscere informazioni basilari come poteva essere la forza del nemico, il numero delle sue truppe e la loro collocazione geografica. Però essa si è andata via via ponendo degli obbiettivi più complessi, relativamente alla ricerca di tutte quelle informazioni non strettamente militari, ma sociali economiche e politiche che influenzavano lo scenario di azione. Tali informazioni erano propedeutiche all’individuazione di eventuali minacce (o opportunità nel caso di un’attività di intelligence adoperata in un contesto offensivo). La loro analisi  è diventata sempre più cruciale con l’aumentare della complessità delle società e delle istituzioni pubbliche, così come con l’aumentare delle interazioni e dei motivi di interdipendenza tra i soggetti coinvolti[2].

Gli apparati di intelligence moderni dedicano la parte più sostanziosa delle loro risorse a questo genere di attività di analisi, divenendo l’intelligence oltre che una pratica, un vero e proprio metodo di comprensione della realtà, che necessità anche di uno studio teorico. Questa mutazione dell’intelligence, dove lo studio e il metodo di analisi sono diventate l’elemento preponderante, è evidenziata anche da Robert David Steel; che la indica come la vera rivoluzione dell’intelligence post Guerra Fredda[3]. Questo in particolare in riferimento all’importanza crescente dell’Osint[4], ovvero l’analisi delle fonti aperte. Questa rivoluzione è dovuta al mutato contesto mondiale, dove l’informazione è divenuta abbondante come mai nella storia, con un vertiginoso moltiplicarsi delle fonti. Questo comporta una crescente importanza della selezione e dell’analisi delle informazioni disponibili, la cui efficienza diviene un aspetto fondamentale per la sicurezza nazionale.

Prendendo atto di questo cambiamento e del significato fondamentale dello studio in questo ambito, bisogna cercare di capire quali sono le peculiarità dell’intelligence come materia scientifica e con quali scopi essa possa essere studiata e insegnata[5]. In questo breve articolo ci si propone di delineare le caratteristiche che individuino l’ambito di studio dell’intelligence e la sua utilità.

Lo stato e la sua sicurezza, così come la sicurezza privata sono certamente l’aspetto da cui ha avuto genesi la materia. Ma oltre all’aspetto sicurezza crediamo si possa individuare anche un ambito più ampio, ovvero l’analisi dell’informazione in scenari connotati dalla complessità. In questo senso l’intelligence può diventare una materia che va oltre il problema della sicurezza, in quanto metodo per prendere decisioni orientandosi tra le informazioni disponibili e effettuare analisi di scenario in diversi ambiti. I tratti caratterizzanti nell’intelligence sono essenzialmente due: la previsione contingente degli eventi e il metodo di analisi. L’obbiettivo della materia è quello di mettere un soggetto in grado di analizzare delle informazioni, contestualizzarle e fare previsioni attendibili sul futuro.


[1]     “L’intelligence è la capacità di selezionare le informazioni necessarie per assumere decisioni, nel proprio interesse o in quello generale” definizione di Mario Caligiuri sull’enciclopedia Treccani.

[2]     Un esempio storico di questa maggiore complessità dell’attività di intelligence è rappresentato dalle attività dei servizi segreti della Repubblica di Venezia. La Serenissima infatti, già nel XV secolo, aveva sviluppato una sistematica raccolta di informazioni, tramite la sua rete di spie, di carattere economico. Esse erano finalizzate a ottenere vantaggi commerciali ed erano più raffinate e bisognose di analisi rispetto alle informazioni militari. “I servizi segreti di Venezia. Spionaggio e controspionaggio ai tempi della Serenissima” Paolo Preto, Il Saggiatore, 1999.

[3]     Robert David Steele, “Intelligence. Spie e segreti in un mondo aperto, 2001”, Rubettino Editore, (a cura di) Mario Caligiuri

[4]     Open Source Intelligence: la raccolta di informazioni dalle fonti aperte e disponibili al pubblico.

[5]     Nelle attuali offerte formative, in Italia in forma di Master e laurea, lo studio dell’intelligence ha come cuore l’insegnamento dell’analisi delle informazioni e i metodi per effettuarla efficacemente e le tecnologie necessarie per utilizzare le informazioni. Si compone quindi di una parte umanistica e una tecnologica.  La prima si compone di alcune materie di carattere sistemico necessarie per comprendere la realtà internazionale e i suoi attori. Queste materie sono la geopolitica, il diritto internazionale l’economia internazionale e la strategia militare. Ma anche la comunicazione e la psicologia, necessarie per fruire correttamente dell’informazioni e saperne valutare le fonti. La parte scientifica riguarda lo studio delle nuove tecnologie legate alla sicurezza informatica e all’intelligenza artificiale, insieme alle tecnologie che hanno implicazioni nell’ambito della sicurezza o comportano un notevole impatto sulla società.

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