Osimo, mezzo secolo dopo: il confine che divenne conoscenza
🇬🇧 Fifty years after the Osimo Treaty, the evolution of Italy’s eastern border from geopolitical fracture to a European space of cooperation highlights the strategic relevance of the diplomatic intelligence that enabled the agreement. On the treaty’s anniversary, presentations in Trieste and Gorizia of Mario Caligiuri’s book Intelligence – a prominent contribution to Italy’s security culture – provide a framework for reassessing the role of knowledge, analysis, and foresight in regional stabilization and in Italy’s foreign policy approach toward the Western Balkans.
🇮🇹 A cinquant’anni dal Trattato di Osimo, la trasformazione del confine orientale italiano da frattura geopolitica a piattaforma di cooperazione europea rivela la portata strategica dell’intelligence diplomatica che rese possibile quell’accordo. Nel cinquantenario, le presentazioni a Trieste e Gorizia del volume Intelligence di Mario Caligiuri – figura centrale per la cultura italiana della sicurezza – offrono l’occasione per riflettere su come conoscenza, analisi e capacità anticipatoria restino condizioni imprescindibili per la stabilizzazione dei Balcani e per la politica estera del nostro Paese.
Cinquant’anni separano l’Italia dal 10 novembre 1975, data in cui a Osimo venne firmato il trattato bilaterale che pose definitivamente fine al contenzioso sul confine orientale. Mezzo secolo durante il quale quella linea di demarcazione – tracciata nel sangue della guerra fascista e nella lacerazione dell’esodo – si è trasformata da cicatrice geopolitica a sutura europea, da teatro di contrapposizione ideologica a laboratorio di cooperazione transfrontaliera.

La “questione adriatica” costituiva un’eredità amara che frenava il dispiegamento pieno delle relazioni italo-jugoslave. Il fascismo aveva condotto una guerra di aggressione che comportò anche la perdita di territori faticosamente uniti all’Italia dopo la Grande Guerra, con il Trattato di Rapallo del 1920. Trieste rimaneva sospesa in un limbo giuridico che alimentava tensioni e impediva la normalizzazione. Osimo sciolse questo nodo: attribuì con certezza di diritto internazionale la città giuliana alla Repubblica Italiana e compose le divergenze confinarie residue.
Ma ridurre Osimo a un accordo tecnico-territoriale significherebbe misconoscerne la portata strategica. Il trattato fu un esercizio di Intelligence diplomatica: la capacità di leggere il mutamento del contesto internazionale – lo spirito di Helsinki, la distensione est-ovest – e tradurlo in opportunità di ricomposizione bilaterale. Fu Intelligence nel senso più profondo: conoscenza applicata alla decisione, volontà politica sostenuta da un’analisi accurata delle dinamiche regionali e dalla capacità di anticiparne gli sviluppi.
È in questo contesto che assume particolare significato la scelta di presentare proprio nei territori simbolo di quella svolta – Trieste e Gorizia – il volume Intelligence di Mario Caligiuri, ordinario dell’Università della Calabria e presidente della Società Italiana di Intelligence, edito da Treccani. La sua opera, dedicata alla natura della conoscenza e al ruolo dell’Intelligence, dialoga naturalmente con la lezione di Osimo.

Il 5 dicembre, presso l’Antico Caffè San Marco di Trieste, Caligiuri discuterà il volume con Gian Luca Foresti dell’Università di Udine e Francesco De Filippo dell’ANSA. Il giorno successivo, 6 dicembre, a Gorizia, in sala Dora Bassi, l’incontro si aprirà con il saluto del sindaco Rodolfo Ziberna e con l’introduzione di Maria Grazia Ziberna, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Seguirà l’analisi di Georg Meyr, docente dell’Università di Trieste.
Questi appuntamenti non rappresentano soltanto presentazioni editoriali: costituiscono momenti di riflessione. Il nesso tra Osimo e l’Intelligence, infatti, non è un artificio interpretativo; è ciò che consente di leggere un atto di politica estera come il risultato di un processo complesso, fondato su raccolta, valutazione e comprensione multilivello delle informazioni. Le negoziazioni del 1974-75 furono precedute da un intenso lavoro di analisi, dalla ricostruzione delle posizioni negoziali alla costruzione di canali discreti di confronto.
Gli esiti di quella scelta – l’adesione della Slovenia all’Unione Europea nel 2004 e della Croazia nel 2013- hanno consolidato una trasformazione profonda: il confine orientale italiano è divenuto una delle frontiere più aperte del Continente. La cooperazione transfrontaliera ha attenuato fratture antiche, mentre il riconoscimento delle minoranze linguistiche, un tempo fattore di tensione, è oggi risorsa di dialogo e sviluppo congiunto.
L’Italia, nel suo contributo alla stabilizzazione dei Balcani occidentali, può attingere ancora a quella esperienza. La prospettiva europea per i partner regionali resta l’orizzonte più credibile per estendere la logica di cooperazione che ha trasformato Trieste e Gorizia da luoghi di lacerazione a ponti tra civiltà. Anche il rafforzamento della cultura dell’Intelligence – tema al centro del volume di Caligiuri – costituisce un elemento determinante: senza capacità di anticipazione e interpretazione dei contesti, la diplomazia rischia di ridursi a gestione passiva dell’esistente.
Osimo insegna che la storia può essere riscritta quando la volontà politica si ancora al diritto, alla conoscenza e alla capacità di visione. L’Intelligence, intesa come sapere orientato alla decisione, è ciò che permette di trasformare possibilità in realtà. A cinquant’anni di distanza, mentre Gorizia capitale europea della cultura ospita riflessioni sul confine e sulla conoscenza strategica, quella lezione rimane più attuale che mai.

