PIETRO ANTONIO COLAZZO: per non morire con ciò che muore
🇮🇹 Il saggio di Michela Chioso, pubblicato da SOCINT Press, ricostruisce le ultime settimane di servizio di Pietro Colazzo, funzionario AISE caduto a Kabul il 26 febbraio 2010. Con equilibrio tra rigore documentale e intensità narrativa, l’opera preserva la memoria di chi ha servito lo Stato con dedizione, discrezione e coraggio, sottolineando il valore morale e istituzionale dell’impegno nell’Intelligence italiana.
🇬🇧 Michela Chioso’s essay, published by SOCINT Press, retraces the final weeks of service of Pietro Antonio Colazzo, an AISE officer killed in Kabul on 26 February 2010. Balancing documentary rigor with narrative depth, the work preserves the memory of those who served the State with dedication, discretion, and courage, emphasizing the moral and institutional value of commitment in Italian Intelligence.
di Alice Felli, direttrice editoriale SOCINT Press
Non è un’analisi strategica né una biografia in senso stretto. Per non morire con ciò che muore si configura come una ricostruzione narrativa che restituisce a Pietro Antonio Colazzo – funzionario dell’AISE, operante a supporto dei comandi militari nazionali e multinazionali e a salvaguardia degli interessi italiani in Afghanistan, caduto a Kabul il 26 febbraio 2010 – non solo la sequenza degli eventi, ma una densità interiore.

Il saggio – a firma di Michela Chioso, responsabile comunicazione della Società Italiana di Intelligence – trae origine dalla partecipazione dell’autrice al Premio “Pietro Antonio Colazzo, un nostro eroe” (2021), istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica. L’opera è stata rielaborata, attraverso un lavoro di revisione e approfondimento, con l’obiettivo di custodire e trasmettere la memoria dei caduti dell’Intelligence italiana.
Attraverso una narrazione che intreccia rigore documentale e tensione etica, il volume ricostruisce in forma diaristica le ultime settimane di servizio di Colazzo in Afghanistan, dove operava sotto copertura diplomatica a supporto del contingente italiano impegnato nella missione internazionale ISAF. Il dato storico costituisce l’ossatura dell’opera, mentre la dimensione letteraria consente di restituire spessore umano e consapevolezza morale a una vicenda segnata dal sacrificio.
Pietro Antonio Colazzo non fu soltanto un operatore esperto in teatro di crisi. In un contesto dominato dalla guerra asimmetrica e dalla minaccia terroristica, egli incarnò il paradigma dello “007 umanista”: un professionista dell’Intelligence capace di coniugare competenza, disciplina e profonda sensibilità culturale.
La mattina del 26 febbraio 2010, mentre un commando talebano conduceva un attacco coordinato contro obiettivi della capitale afghana, Colazzo contribuì a garantire la sicurezza di colleghi e civili mantenendo il coordinamento con le forze di sicurezza locali fino al momento in cui fu colpito. Cadde nell’adempimento del dovere, consapevole del suo ruolo e delle sue responsabilità.
Nel nome di Pietro Antonio Colazzo, l’Italia ricorda che vi sono donne e uomini “che operano lontano dai riflettori, con rigore e misura, senza arretrare e senza smarrirsi”. A loro, e a chi non è tornato, è dedicata questa testimonianza.

