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PIETRO ANTONIO COLAZZO: per non morire con ciò che muore

di Alice Felli, direttrice editoriale SOCINT Press

Non è un’analisi strategica né una biografia in senso stretto. Per non morire con ciò che muore si configura come una ricostruzione narrativa che restituisce a Pietro Antonio Colazzo – funzionario dell’AISE, operante a supporto dei comandi militari nazionali e multinazionali e a salvaguardia degli interessi italiani in Afghanistan, caduto a Kabul il 26 febbraio 2010 – non solo la sequenza degli eventi, ma una densità interiore.

Il saggio – a firma di Michela Chioso, responsabile comunicazione della Società Italiana di Intelligence – trae origine dalla partecipazione dell’autrice al Premio “Pietro Antonio Colazzo, un nostro eroe” (2021), istituito dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica. L’opera è stata rielaborata, attraverso un lavoro di revisione e approfondimento, con l’obiettivo di custodire e trasmettere la memoria dei caduti dell’Intelligence italiana.

Attraverso una narrazione che intreccia rigore documentale e tensione etica, il volume ricostruisce in forma diaristica le ultime settimane di servizio di Colazzo in Afghanistan, dove operava sotto copertura diplomatica a supporto del contingente italiano impegnato nella missione internazionale ISAF. Il dato storico costituisce l’ossatura dell’opera, mentre la dimensione letteraria consente di restituire spessore umano e consapevolezza morale a una vicenda segnata dal sacrificio.

Pietro Antonio Colazzo non fu soltanto un operatore esperto in teatro di crisi. In un contesto dominato dalla guerra asimmetrica e dalla minaccia terroristica, egli incarnò il paradigma dello “007 umanista”: un professionista dell’Intelligence capace di coniugare competenza, disciplina e profonda sensibilità culturale.

La mattina del 26 febbraio 2010, mentre un commando talebano conduceva un attacco coordinato contro obiettivi della capitale afghana, Colazzo contribuì a garantire la sicurezza di colleghi e civili mantenendo il coordinamento con le forze di sicurezza locali fino al momento in cui fu colpito. Cadde nell’adempimento del dovere, consapevole del suo ruolo e delle sue responsabilità.

Nel nome di Pietro Antonio Colazzo, l’Italia ricorda che vi sono donne e uomini “che operano lontano dai riflettori, con rigore e misura, senza arretrare e senza smarrirsi”. A loro, e a chi non è tornato, è dedicata questa testimonianza.

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