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SPAZIO e ARTICO, domini della COMPETIZIONE STRATEGICA

Martedì 16 giugno 2026, dalle 15.30 alle 19.30, il Centro Studi Americani di Roma ospiterà la conferenza Spazio e Artico: arene della competizione geopolitica contemporanea, realizzata con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in collaborazione con Aspen Institute Italia, European Council on Foreign Relations (ECFR), Geopolitica.info, Airpress e Osservatorio Artico.

L’incontro si articola in due panel.

Il primo – Oltre l’orbita bassa: lo spazio – introdotto da Riccardo Leoni (Airpress) e presieduto da Gianluca Di Feo (la Repubblica), riunisce Simonetta Di Pippo (SEE Lab, SDA Bocconi, già Direttore UNOOSA), Gabriele Gambarara (ELT Group), Paolo Gaudenzi (Consolato Italiano a Boston), Barbara Negri (Agenzia Spaziale Italiana).

Il secondo – L’Artico: arena della competizione geopolitica – introdotto e presieduto da Leonardo Parigi (Osservatorio Artico), vede la partecipazione del generale di brigata Giorgio Cuzzelli, dell’esperto di geopolitica Lucio Martino, di Agostino Pinna (Inviato Speciale per l’Artico del MAECI), di Emanuela Somalvico, fondatrice e direttrice dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico di SOCINT e di Andrea Tomao, vicepresidente Defence Institutional Affairs, Fincantieri.

La presenza di Somalvico evidenzia una traiettoria analitica che SOCINT ha consolidato nel tempo, portando il metodo dell’intelligence studies – valutazione degli indicatori, analisi delle intenzioni oltre che delle capacità, stima del rischio in condizioni di incertezza – in un dibattito tendenzialmente orientato alla narrativa della sovranità tecnologica e alla corsa alle risorse. L’indicatore di questo posizionamento è la menzione esplicita dell’Osservatorio di Intelligence Artico SOCINT nella Politica Artica Italiana pubblicata nel gennaio 2026 congiuntamente da MAECI, Ministero della Difesa e MUR: il documento lo cita tra i soggetti che hanno contribuito a sollevare tematiche nuove nella riflessione nazionale sull’Artico, con particolare attenzione al rischio di infiltrazione della criminalità organizzata internazionale nelle regioni polari.

La Politica Artica Italiana 2026 costituisce il quadro di riferimento istituzionale entro cui si colloca il panel. Il documento – che aggiorna le linee guida nazionali del 2015 – registra come l’Artico non rappresenti più esclusivamente uno spazio di cooperazione scientifica, ma costituisca una dimensione strategica interconnessa con la sicurezza euro-atlantica. Questo suggerisce che il cambiamento non è soltanto climatico, sebbene il clima ne sia una delle cause strutturali: è una riconfigurazione dei rapporti di potenza. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha prodotto la sospensione di fatto delle attività politiche del Consiglio Artico, ha accelerato la militarizzazione della fascia artica russa e ha rafforzato il partenariato russo-cinese nella regione. L’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO ha nel contempo ridefinito l’assetto del Grande Nord europeo, estendendo il perimetro dell’Alleanza su un teatro che durante la Guerra Fredda era già centrale nelle dottrine di deterrenza nucleare.

Il dato rilevante, in questo quadro, consiste nel fatto che la Groenlandia assorbe una quota crescente dell’attenzione strategica dei principali attori. La tendenza osservabile riguarda meno la retorica sull’indipendenza dell’isola e più la sua posizione, collocata tra Nord America, Atlantico settentrionale ed Europa, lungo il fianco settentrionale dell’Alleanza, sul percorso più breve tra il territorio statunitense e lo spazio artico-eurasiatico. Non è cambiata la sua posizione. È cambiato il mondo intorno ad essa e con esso il valore strategico di una posizione che basta da sola a renderla decisiva. Gli investimenti estrattivi groenlandesi – terre rare, minerali per la transizione energetica – cresceranno in prospettiva di medio periodo, ma l’indicatore principale della posta in gioco rimane la pressione esercitata dai principali attori per garantirsi accesso operativo stabile. Questo pone un problema di equilibrio per l’Alleanza: la difesa collettiva non può tradursi in pressione asimmetrica su un alleato minore senza incidere sulla sua credibilità complessiva.

Il dominio spaziale intreccia questi temi in modo diretto e questo costituisce il nesso analitico più rilevante che la conferenza del 16 giugno porta alla riflessione pubblica. Le operazioni militari dipendono dai sistemi orbitali in misura crescente: navigazione, comunicazioni sicure, intelligence, sorveglianza, targeting e valutazione dei danni operativi sono funzioni che in larga parte transitano attraverso infrastrutture satellitari. Questa dipendenza configura una vulnerabilità: chi è più avanzato sul piano delle capacità spaziali è anche chi ha più da perdere dall’interruzione o degradazione di quei sistemi. La logica dual-use – per cui la stessa piattaforma svolge funzioni civili e militari, e lo stesso satellite commerciale può essere impiegato in contesti operativi – complica ulteriormente la valutazione delle intenzioni, perché rende difficile distinguere tra postura difensiva e capacità di attacco.

I limiti mostrati dall’Outer Space Treaty del 1967 nel disciplinare questo ecosistema sono oggi oggetto di dibattito in sede internazionale: il trattato non contempla le mega-costellazioni commerciali, non definisce meccanismi di attribuzione per le interferenze elettroniche, non regola le operazioni di rendez-vous orbitale né i sistemi anti-satellite di nuova generazione. La distribuzione quantitativa delle capacità restituisce la misura dello squilibrio: 145 lanci orbitali statunitensi nel 2024, oltre 5.000 satelliti operativi, con SpaceX che da sola ha condotto più di 130 lanci; la Cina ha raggiunto circa 68 lanci nello stesso anno, con una costellazione di circa 900 satelliti; la Russia si è fermata a 17 lanci; l’Europa a tre nel 2023.

Il medesimo schema vale per il dominio artico: la costellazione COSMO-SkyMed, con i suoi sensori radar ad apertura sintetica, è già impiegata per il monitoraggio delle regioni polari in condizioni di oscurità e copertura nuvolosa; i programmi di comunicazione satellitare in orbita bassa in ambito NATO e UE includono il teatro artico tra le priorità operative; il settore spaziale della Difesa è identificato nella Politica Artica Italiana come moltiplicatore strategico per la sicurezza e la governance della regione. Il nesso tra orbita e ghiaccio non è una metafora: è una catena di dipendenze infrastrutturali che determina la capacità di un attore di operare, sorvegliare e, se necessario, intervenire in entrambi i domini.

L’Italia si presenta in questo scenario con un profilo definito. Sul fronte artico: base Dirigibile Italia alle Svalbard operativa dal 1997; partecipazione al Consiglio Artico come Stato Osservatore dal 2013; Fincantieri con la controllata Vard tra i leader mondiali nella costruzione di navi per l’ambiente artico. Sul fronte operativo-militare, il Punto Nave della Marina Militare – pubblicato il 12 giugno 2026 – documenta come l’Artico sia diventato un quadrante operativo strutturato: il programma High North condotto nell’Oceano Artico dal 2017 integra ricerca scientifica, mappatura dei fondali, modellazione oceanografica e sperimentazione tecnologica, con Nave Alliance come piattaforma di ricerca in cooperazione con il NATO Centre for Maritime Research and Experimentation. La sinergia con COSMO-SkyMed è già operativa in questo teatro: la stessa costellazione satellitare impiegata per le operazioni militari e la sorveglianza marittima nel Mediterraneo fornisce immagini radar ad alta risoluzione per il monitoraggio delle regioni artiche. In prospettiva, l’entrata in servizio di Nave Quirinale – progettata per operare in condizioni climatiche artiche non estreme -rafforzerà ulteriormente la presenza nazionale nella regione.

Sul fronte spaziale: e-Geos con il progetto ARNACOSKY per la navigazione artica attraverso COSMO-SkyMed; Documento Strategico di Politica Spaziale Nazionale 2026; Comando delle Operazioni Spaziali. In entrambi i domini permane il nodo delle risorse: senza un adeguamento dei finanziamenti pubblici – tanto per il PRA Programma di Ricerche in Artico quanto per le capacità spaziali nazionali – il rischio di marginalizzazione rispetto ai principali attori è documentato e riconosciuto nei rispettivi documenti strategici.

Spazio e Artico non sono scenari separati: sono due proiezioni della stessa logica competitiva: la conferenza al CSA offre gli strumenti per analizzarli insieme.

I dati sui lanci orbitali e sulle costellazioni operazionali si riferiscono alle fonti disponibili al momento della redazione (giugno 2026) e sono soggetti ad aggiornamento.

L’iniziativa si terrà presso la sede del Centro Studi Americani, in Via Michelangelo Caetani 32, Roma.

Informazioni e accrediti: event@centrostudiamericani.org

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