CULTURA della DIFESA, tra democrazia e interesse nazionale
🇮🇹 Cultura della Difesa. Comunicazione, geopolitica, formazione per l’interesse nazionale (LUISS University Press, 2026), a cura di Vincenzo D’Anna con introduzione di Massimo Panizzi, affronta una delle fragilità meno discusse del sistema italiano: il deficit di consapevolezza strategica. Attraverso diciannove contributi provenienti dal mondo militare, diplomatico, accademico, giornalistico e industriale, il volume propone una riflessione sul significato contemporaneo della Difesa, intesa non come ambito esclusivamente militare ma come dimensione che coinvolge istituzioni, imprese, formazione, informazione e cittadini. Più che offrire risposte definitive, l’opera contribuisce a rendere visibili alcune delle questioni centrali per il futuro della sicurezza nazionale e della resilienza democratica del Paese.
🇬🇧 Cultura della Difesa. Comunicazione, geopolitica, formazione per l’interesse nazionale (LUISS University Press, 2026), edited by Vincenzo D’Anna with an introduction by Massimo Panizzi, addresses one of the least discussed vulnerabilities of contemporary Italy: the deficit of strategic awareness. Through nineteen contributions from military, diplomatic, academic, journalistic and industrial perspectives, the volume reflects on the contemporary meaning of defence, understood not merely as a military matter but as a broader dimension involving institutions, industry, education, information and citizens. Rather than providing definitive answers, the book brings into focus some of the key questions shaping the future of national security and democratic resilience.

Alcuni volumi nascono per descrivere un fenomeno; altri per inserirsi nel dibattito che quel fenomeno genera. Cultura della Difesa. Comunicazione, geopolitica, formazione per l’interesse nazionale, curato da Vincenzo D’Anna (Dynames) con prefazione di Gianni Riotta (LUISS-Scuola di giornalismo) e pubblicato da LUISS University Press, appartiene a questa seconda categoria.

Nato dall’iniziativa di LUISS–Scuola di Giornalismo, Form&ATP e Dynames, il volume raccoglie gli interventi del convegno svoltosi alla LUISS, momento di confronto tra istituzioni, Forze Armate, università, industria e mondo dell’informazione sul rapporto tra sicurezza, cittadinanza e interesse nazionale.
Il merito dell’opera consiste nello spostare il significato della Difesa oltre il tradizionale perimetro militare. La sicurezza emerge come dimensione sistemica che coinvolge infrastrutture, filiere produttive, comunicazione, innovazione tecnologica, formazione e coesione sociale. In questa prospettiva, la Difesa non coincide soltanto con la capacità di proteggere il territorio, ma con quella di comprendere le vulnerabilità del Paese e rafforzarne la resilienza di fronte a scenari sempre più complessi e interconnessi.

Il filo conduttore è affidato a Massimo Panizzi (Generale di Corpo d’Armata dell’Esercito, ris.). Tanto nell’introduzione quanto nella sintesi, Panizzi richiama l’allontanamento tra società civile e mondo della Difesa, alimentato dalla fine della leva obbligatoria, dalla percezione della pace come condizione acquisita e dalla crescente distanza dell’opinione pubblica dai temi della sicurezza. Da questa constatazione prende forma una domanda che attraversa l’intero volume: come sviluppare una maggiore consapevolezza strategica in una società che per lungo tempo ha considerato la sicurezza una responsabilità delegata ad altri?

Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, richiama il fondamento costituzionale della questione: il bilanciamento tra il ripudio della guerra e il dovere di difendere la Patria non è una contraddizione da risolvere, ma una tensione produttiva da abitare. La Difesa non è antitetica alla pace: ne è il presupposto, anche attraverso i meccanismi di deterrenza su cui si fonda l’assetto difensivo contemporaneo.
Tre contributi esplorano le dimensioni meno istituzionali del problema. Mauro D’Ubaldi affronta la questione dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma attraverso la lente etica: quando la distanza tra azione e conseguenza si dilata fino all’invisibile, chi risponde delle scelte? Anna Bisogno sposta lo sguardo sull’immaginario collettivo, analizzando come il cinema abbia costruito – diversamente in Italia e negli Stati Uniti – la figura del militare e il senso della Difesa. Maurizio Caprara risale invece alle radici storiche, individuando nelle principali matrici politiche e culturali del dopoguerra le ragioni di un distacco che non è mai stato del tutto sanato.

Giuseppe Cavo Dragone (presidente Comitato militare NATO), propone di affiancare alla cultura della Difesa una più ampia cultura della resilienza. Una prospettiva che riflette l’evoluzione delle minacce, sempre meno riconducibili alla sola dimensione militare e sempre più legate alla sicurezza energetica, alle infrastrutture critiche, alla dimensione digitale, all’informazione e alla capacità delle comunità di assorbire e superare le crisi.
Sul piano dell’analisi strategica, Luciano Bozzo (UniFi) e Marco Di Liddo (Ce.S.I.) richiamano l’attenzione su due aspetti complementari. Il primo documenta, attraverso dati empirici, il limitato livello di consapevolezza strategica presente nella società italiana; il secondo evidenzia come la distinzione tra pace/guerra appaia sempre meno netta, in uno scenario caratterizzato da competizione permanente, minacce ibride e crescente instabilità internazionale.

Una parte rilevante della riflessione è dedicata alla formazione. I contributi di Franco Massi (Corte dei conti), Stefano Mannino (presidente CASD) e Antonio Natali (MIM) convergono sull’esigenza di sviluppare strumenti culturali adeguati a interpretare la complessità, coinvolgendo scuola, università, istituzioni e società civile in un percorso di responsabilità condivisa. In questa prospettiva, la formazione non viene intesa come semplice trasmissione di conoscenze, ma come sviluppo del pensiero critico necessario a comprendere fenomeni sempre più interdipendenti.
Più che fornire risposte, il volume contribuisce a mettere a fuoco domande destinate ad assumere un peso crescente nel dibattito pubblico: come rafforzare la resilienza di una società aperta? Quale rapporto deve esistere tra sicurezza, cittadinanza e partecipazione democratica? In che modo è possibile sviluppare una consapevolezza strategica diffusa senza rinunciare al pluralismo che caratterizza una democrazia matura?
È probabilmente in questa capacità di portare in superficie interrogativi, troppo spesso ai margini della discussione pubblica, che risiede il contributo del report, primo atto di una piattaforma primo atto di un progetto editoriale più ampio. Perché la cultura della Difesa non riguarda soltanto le Forze Armate. Riguarda il modo in cui una comunità nazionale comprende il proprio tempo, interpreta le proprie vulnerabilità e costruisce gli strumenti necessari per affrontare il futuro.
Il report, lo ricordiamo, è stato presentato alla Biblioteca della Camera dei deputati “Nilde Iotti”, su invito del vicepresidente Giorgio Mulé: l’evento si è concluso con l’intervento di Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito.


