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ARTICO, la nuova frontiera dell’INTELLIGENCE: l’Italia tra ricerca, sicurezza e contrasto alle infiltrazioni criminali

L’Artico non è più un margine remoto. L’intervista rilasciata da Emanuela Somalvico a Pierluigi Mele (RaiNews24) restituisce un quadro in cui clima, risorse e competizione strategica convergono, trasformando la regione polare in uno dei baricentri più sensibili dell’Intelligence internazionale. Come dirttore dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico SOCINT, Somalvico individua con chiarezza i vettori che rendono questo spazio un laboratorio avanzato delle tensioni globali.

“L’Artico è destinato a divenire un punto focale degli equilibri internazionali“, afferma, richiamando la comunicazione congiunta della Commissione Europea che già nel 2021 definiva la presenza dell’UE nella regione una “necessità geopolitica”. Come ricordava Yves Lacoste, “la geografia serve innanzitutto a fare la guerra”: oggi la regione polare dimostra quanto il controllo dello spazio – fisico, informativo, infrastrutturale – sia parte integrante delle dinamiche di potere, militari ed economiche. La progressiva apertura delle rotte e l’accessibilità a idrocarburi, minerali critici e risorse ittiche stanno attirando attori statuali e privati, ampliando non solo le opportunità ma anche le superfici di rischio.

Emanuela Somalvico

È in questo contesto che Somalvico richiama il ruolo del Consiglio Artico, il foro intergovernativo nato nel 1996 che riunisce otto Stati artici, rappresentanti delle popolazioni indigene e numerosi osservatori tra cui l’Italia. Pur privo di competenze militari, il Consiglio rimane la piattaforma centrale per cooperazione scientifica, tutela ambientale e sviluppo sostenibile. La sospensione del 2022 sotto presidenza russa, seguita da una ripresa parziale, ne ha evidenziato fragilità e indispensabilità: in una regione sempre più esposta a tensioni trasversali, esso rappresenta l’ultimo spazio strutturato di dialogo, oggi sotto guida norvegese. Comprendere questo equilibrio è determinante per interpretare i processi che l’intervista mette in luce.

L’Italia opera da anni nel quadrante artico attraverso ricerca scientifica, presenza industriale e – più recentemente – contributi militari nel contesto NATO. Ma, come sottolinea Somalvico, è soprattutto nel contrasto alla criminalità organizzata che il Paese può offrire un contributo distintivo. L’espansione delle attività economiche nella regione, accompagnata dalla commercializzazione delle rotte, apre infatti spazi potenziali a fenomeni di corruzione, riciclaggio e infiltrazioni criminali nei circuiti logistici e finanziari. In questo scenario si inserisce l’idea di applicare anche in Artico il principio del “follow the money” elaborato dal giudice Falcone, proponendo la creazione di un organismo dedicato alla cooperazione internazionale nell’analisi criminale. Una prospettiva realistica, poiché tutti gli Stati artici sono firmatari della Convenzione ONU contro il crimine organizzato transnazionale, di matrice italiana.

Il terreno su cui questa complessità si manifesta è reso ancora più instabile dalla rapidità dei mutamenti geopolitici. Per anni considerati “segnali deboli”, gli indicatori di rischio nell’Artico oggi assumono una consistenza diversa: la militarizzazione russa, l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, la riorganizzazione dei comandi statunitensi in Groenlandia, ma anche i movimenti meno evidenti, come i progetti infrastrutturali e le ambizioni dei Paesi BRICS in chiave artica. A questi si aggiungono elementi eterogenei – dal potenziale impatto di tecnologie quantistiche alle vulnerabilità collegate ai rifiuti radioattivi – che richiedono una lettura integrata e permanente da parte dell’Intelligence.

Una parte significativa della trasformazione è legata allo scioglimento dei ghiacci, che non solo moltiplica le minacce ma modifica il ruolo degli attori. Ne è un esempio la crescente cooperazione russo-cinese sulla Northern Sea Route, asse che per Pechino rientra nella Polar Silk Road e che anticipa un possibile riequilibrio delle dinamiche commerciali globali. La recente apertura di collegamenti come l’Arctic Express, capace di ridurre quasi della metà i tempi di trasporto tra Cina ed Europa, suggerisce un futuro in cui il Mediterraneo potrebbe subire contraccolpi economici rilevanti.

Per l’Italia, questa fase di riconfigurazione richiede una strategia strutturata. Alla presenza scientifica e istituzionale si stanno affiancando iniziative come la proposta del Polo Nazionale Artico e delle Regioni Polari, che mira a coordinare ricerca, imprese e formazione. Un ruolo attivo potrebbe passare anche dall’apertura di una rappresentanza diplomatica in Groenlandia e dal rafforzamento delle reti accademiche, industriali e di sicurezza.

In ultima analisi, ciò che emerge dall’intervista è la necessità di considerare l’Artico non solo come teatro di competizione, ma come ecosistema la cui stabilità dipende da un equilibrio delicato tra tutela ambientale, sviluppo sostenibile e sicurezza. L’Intelligence, come suggerisce Somalvico, non può limitarsi a registrare i mutamenti: deve anticiparli, interpretarli, connetterli. Solo così sarà possibile orientare le scelte strategiche in un’area che, da periferia glaciale, è diventata uno dei centri nevralgici del XXI secolo.

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