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ENIGMA, la MUSICA e i CODICI nascosti

Esiste un punto in cui la crittoanalisi militare e la musicologia si toccano. Si chiama Eric Sams (1926–2004). È in questo territorio che si è mosso l’intervento di Fabio Perrone – direttore dellOsservatorio Musica e Intelligence SOCINT — alla terza International Conference on Constructed Languages (I-CONLangs III-2026), convegno biennale dedicato all’interlinguistica e alle lingue artificiali, svoltosi all’Università di Parma sotto il coordinamento scientifico di Davide Astori. Definita da André Martinet “the heterodox branch of Linguistics”, l’interlinguistica studia i sistemi linguistici costruiti intenzionalmente: una prospettiva che colloca la crittografia, in tutte le sue declinazioni, nel cuore stesso della disciplina.

Reclutato a soli diciassette anni a Bletchley Park – sede della Government Code and Cypher School (GC&CS) britannica e cuore operativo della crittoanalisi alleata – Sams ha contribuito alla decifrazione dei codici tedeschi e giapponesi lavorando nell’orbita del matematico Alan Turing (1912 -1954).  Al termine del conflitto, anziché abbandonare il metodo, lo ha trasferito integralmente all’analisi musicologica, applicandolo all’interpretazione delle partiture romantiche tedesche. Il presupposto tecnico del suo lavoro risiede in un dato del sistema di notazione anglosassone e tedesco: le sette note sono denominate con lettere dell’alfabeto (A=la, B=si, C=do, D=re, E=mi, F=fa, G=sol), aprendo la possibilità di codificare parole all’interno di sequenze musicali. Sams ha dimostrato che questa possibilità non è stata soltanto teorica, ma sistematicamente praticata dai compositori del Romanticismo tedesco come forma di comunicazione cifrata: intima, identitaria, talvolta sentimentale, talvolta politica.

Tra i casi esaminati da Perrone, tre meritano attenzione particolare.

In Robert Schumann  (1810 –1856) il Carnaval op. 9 è costruito attorno a un sistema di crittogrammi: S-C-H-A (mi♭, do, si♮, la), che codifica il cognome del compositore, si intreccia con A-S-C-H e As-C-H, omaggio cifrato a Ernestine von Fricken (1816 –1844) proveniente dalla città boema di Aš. Negli Improvvisi op. 5, il cosiddetto Tema di Clara – cinque note discendenti dedicate a Clara Wieck (1819 -1896) – sarà poi ripreso da Johannes Brahms (1833-1897) nel Quartetto per pianoforte in Sol minore, in una catena di citazioni crittografate che attraversa biografie e relazioni sentimentali. Brahms stesso inserisce il proprio nome in codice B-A-H-S (si♭, la, si♮, mi♭) in diverse composizioni, tra cui la Fuga per organo in la bemolle minore.

La tradizione si estende a Maurice Ravel (1875-1937) che nel Menuet sur le nom d’Haydn utilizza il crittogramma H-A-Y-D-N nella notazione francese, e raggiunge il Novecento con Dmítrij Dmítrievič Šostakóvič  (1906 -1975), il cui monogramma D-S-C-H (re, mi♭, do, si♮) percorre l’intera produzione come firma occulta e dichiarazione identitaria sotto regime.

Il caso limite – e in qualche misura fondativo del genere – è quello di Edward Elgar (1857-1934),  e delle sue Variazioni Enigma: un testo musicale che non si limita a contenere crittogrammi, ma è strutturalmente concepito come sfida ermeneutica aperta, in cui il tema principale cela ancora oggi un enigma irrisolto.

Fabio Perrone, Alberto Campanini, Davide Astori

Ciò che l’intervento ha messo in evidenza non è soltanto la curiosità storica di queste pratiche, ma la loro rilevanza per l’analisi Intelligence.

Il linguaggio musicale condivide con ogni sistema crittografico una proprietà essenziale: la capacità di trasportare un secondo livello di significato invisibile al ricevente non autorizzato.

La partitura diventa codice di copertura: il messaggio è accessibile solo a chi possiede la chiave di lettura.

La storia della crittografia musicale non è, dunque, una velleità d’altri tempi ma un caso di studio sulla natura del codice, della dissimulazione e dell’Intelligence analitica applicata alla cultura.

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