Gestione della pandemia, Caligiuri e Vaccaro parlano della risposta italiana

Prof. Antonino Vaccaro e Prof. Mario Caligiuri. Gli autori hanno scritto insieme su diverse testate (es. Forbes: IESE Business School, Formiche.net). Diversi i temi trattati (es. gestione della pandemia, risposta del sistema Italia, etc.)

Il Prof Mario Caligiuri (Presidente SOCINT) e il Prof Antonino Vaccaro (IESE Business School) commentano la gestione della pandemia in Italia.

Gestione della pandemia, ecco un estratto del commento su Formiche.net

Il commento si apre constatando che <<il sistema Italia ha gestito meglio di altri la situazione pandemia, sebbene ci siano stati anche errori. È tempo però di riconoscere i risultati ottenuti senza cadere nel disfattismo, descritto da Cossiga con la frase “Italiani sono sempre gli altri”>>. Il lettore interessato, è invitato a continuare la lettura su Formiche.net.

Secondo gli autori, <<quello su cui però occorre riflettere è la comunicazione della rappresentazione del caso nazionale. Va detto che il sistema Italia ha gestito meglio di altri la situazione, sebbene con discutibili scelte temporali e strategiche, come l’app “Immuni” e i banchi a rotelle, e decisioni controverse quali l’attività delle discoteche e la riapertura delle scuole in condizioni così precarie.>>.

Il Prof. Caligiuri e il Prof. Vaccaro continuano osservando che <<a livello europeo, il nostro Paese ha avuto il coraggio per primo di riconoscere la gravità della pandemia e assumere la difficilissima, e finanche tardiva, decisione di imporre il lockdown. Nella prima settimana del marzo 2020, l’Italia era il “caso d’Europa”. Oggi, statistiche alla mano, l’Italia è il paese del Sud Europa dove ci sono minori contagi.>>.

Ciò però senza dimenticare le difficoltà e le criticità. Osservano, infatti, gli autori che <<le inefficienze e gli errori nella gestione di una situazione così complessa sono stati molti; tantissime le vittime di tali drammatiche sottovalutazioni a cui va il nostro sentito ricordo, ma è altrettanto vero che abbiamo il dovere di riconoscere la molteplicità di azioni individuali, locali e nazionali, che hanno avuto successo e che sono state svolte con coraggio e determinazione e con il sacrificio di tutto il Paese, grazie alle tante categorie professionali esposte in prima linea. Spesso sostituendosi, come non raramente accade, alle omissioni e alle assenze pubbliche. Riconoscere tali risultati vuol dire analizzare serenamente uno dei limiti culturali del nostro paese: il disfattismo. Che nessuno meglio di Francesco Cossiga ha saputo descrivere, affermando che: “Italiani sono sempre gli altri”...>>

Il “disfattismo” italiano e una buona ragione per evitarlo

Riferendosi al disfattismo e all’atteggiamento autocritico tipicamente italiano, gli autori commentano che:

Purtroppo, però questo approccio di una parte del Paese danneggia internamente ed esternamente la comunità nazionale.

Il danno interno è che si continua ad alimentare un’immagine ben peggiore di quella che, pur con deficienze gravi, l’Italia è in realtà. Non possiamo fare a meno di ricordare che tale distorsione culturale danneggia soprattutto i giovani che perdono sempre più fiducia e non colgono le grandi opportunità che il nostro Paese ci offre, nonostante le evidenti incertezze politiche che cercano di affrontare la situazione prevalentemente con la propaganda.

Il danno esterno è legato all’immagine del nostro Paese nel sistema europeo e globale. Non finiremo mai di ripeterlo: sono tante le potenze europee, e non solo quelle, che hanno interesse a danneggiare la reputazione nazionale. Anche perché la guerra prevalente di oggi e di domani è quella dell’informazione.>>

Il disfattismo e la lamentela, sebbene legittimati, continuano a facilitare la posizione di chi ci vuole un Paese sempre meno prospero ed influente. Quando un parametro macro-economico italiano crolla è facile trovare una copertura stampa internazionale che lo menzioni.

L’articolo completo è disponibile su Formiche.net.

Il lettore interessato ad approfondire, potrà anche leggere un commento dell’aprile scorso scritto dagli stessi autori su Forbes.

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