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I “DIARI” DI ETTORE BERNABEI E LA BELLEZZA DEI VISIONARI

Rende, 22 settembre 2023  La Responsabilità del potere: il triangolo Fanfani-Moro-Bernabei, è il titolo del convegno ospitato oggi a Soveria Mannelli, nel giardino della Biblioteca “Michele Caligiuri”, nell’ambito di Sciabaca Festival, manifestazione culturale promossa dalla casa editrice Rubbettino.

Il convegno ha preso spunto dalla pubblicazione del volume Ettore Bernabei, Diari. Tra giornalismo e impegno politico. 1/1956-1960, curato da Gianni La Bella ed edito da Rubbettino.

Giovanni Bernabei, figlio di Ettore e manager della Lux Vide, ha dialogato con Mario Caligiuri, professore dell’Università della Calabria e presidente della Società italiana di Intelligence

«Il primo volume dei Diari di Ettore Bernabei – ha spiegato Caligiuri – contiene una straordinaria miniera di informazioni e rappresenta uno strumento utile per capire le dure lotte politiche che hanno attraversato gli anni Cinquanta, in un contesto in cui emergevano la responsabilità e il realismo del potere. Se l’Italia del dopo guerra è cresciuta, culturalmente e socialmente, consolidandosi nei principi democratici lo si deve anche a lui, a quel giornalista fiorentino, classe 1921, profondamente cattolico e convintamente democristiano, uomo di fiducia di Amintore Fanfani».

Direttore del quotidiano “Il Mattino dell’Italia centrale” e poi del “Popolo”, «la svolta per lui arrivò – come ricordato da Giovanni –  quando, a soli trentanove anni, Fanfani lo volle alla Rai come direttore generale. Era il 1961 e lì rimase fino al 1974». Tredici anni nei quali trasformò l’ente e pure l’Italia, proprio come fece Enrico Mattei, suo grande amico, con quel “vecchio carrozzone” dell’Agip.  

La Rai di Bernabei è stata la tv di Stato, il più mastodontico contenitore culturale ed educativo che il nostro Paese abbia mai avuto.

«Una Tv che faceva crescere gli italiani – ha concluso Caligiuri – capace di far conseguire la licenza elementare a oltre un milione e mezzo di nostri connazionali. Una Tv che faceva indossare la calzamaglia alle ballerine, per coprirne le gambe e, nel contempo, dava spazio a intellettuali quali Umberto Eco, Pier Paolo Pasolini, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Ugo Gregoretti, Andrea Camilleri, solo per citarne alcuni».

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