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INTELLIGENCE COME RESPONSABILITÀ: VISIONE, METODO E CULTURA DELL’ANALISI

Roma, la luce di gennaio filtra attraverso le finestre dell’ultimo piano. Il Generale Alessandro Ferrara, direttore di Gnosis, condivide una visione dell’analisi come pratica cognitiva e responsabilità pubblica. Non è un’intervista nel senso classico, ma un dialogo centrato su come l’informazione si trasforma in conoscenza e la conoscenza in capacità decisionale. Nel centenario dell’Intelligence italiana ogni fase del passato – opportunamente contestualizzata – offre segnali deboli, intuizioni, errori e innovazioni alla base di ciò che siamo e potremo essere. Come insegnava Antoine-Laurent de Lavoisier, nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.

Gnosis 1/2025

Direttore, che cosa significa oggi fare Intelligence?

“Fare Intelligence non è solo comprendere il contingente, ma sviluppare uno sguardo capace di oltrepassare l’immediato e proiettarsi nel futuro. Significa leggere la realtà concreta, coglierne le dinamiche profonde, intuirne possibili conseguenze e predisporre risposte sistemiche. L’Intelligence matura è strutturalmente orientata al futuro. Richiede competenze analitiche solide e una disposizione mentale: la capacità di anticipare, adattarsi e rispondere in modo creativo e propositivo. Come scrive il prefetto Vittorio Rizzi, nel suo editoriale sul terzo numero di Gnosis, l‘Intelligence è una condizione strutturale della vita repubblicana che permette alle istituzioni di operare e ai diritti di essere esercitati senza essere travolti dall’improvvisazione o dalla paura“.

Non è solo metodo, ma anche attitudine.

“Sono due dimensioni inseparabili. L’attitudine senza preparazione è velleitaria; la preparazione senza attitudine resta sterile. L’Intelligence vive di un flusso virtuoso continuo tra informazione e formazione: i decisori si formano informandosi; l’Intelligence dimostra capacità di visione adattandosi a nuove richieste e contesti. L’identità nasce dal lavoro quotidiano di donne e uomini consapevoli che il valore del servizio risiede nella qualità delle scelte e nella responsabilità che esse comportano“.

Lei ha più volte sottolineato l’importanza delle parole, a partire dal nome stesso della rivista: Gnosis.

“Le parole hanno un peso. E gnôsis (γνῶσις’) – con la g dura, come gatto, che ha valore di occlusiva velare sonora – porta con sé un significato preciso. Sbagliare la pronuncia è un errore fonetico e concettuale: noi pensiamo attraverso il linguaggio, il linguaggio è il pensiero stesso. Per questo vanno rispettate semantica ed etimologia. Gnosis richiama una conoscenza operante, concreta, attiva. Non è informazione inerte: è conoscenza che trasforma chi la possiede“.

Gnosis nasce in una fase molto delicata per il nostro Paese. Qual era allora la sua funzione?

“Negli anni Novanta c’era bisogno di creare un collegamento con la società, offrire trasparenza e condividere valori. Già prima di Gnosis, Carlo Mosca aveva colto questa necessità con Per Aspera ad Veritatem: attraverso le asperità verso la verità, un motto che resta attuale. Gnosis nasce come rivista di alto profilo scientifico, con uno sguardo lungo capace di anticipare i cambiamenti, disponibile online già nella versione nativa nel 1998. Una scelta tecnologica e culturale avveniristica, che ha generato valore ben oltre i confini istituzionali”.

Dopo l’11 settembre e nel clima che precede la riforma del 2007, il paradigma cambia. In che modo?

L’Intelligence diviene tutela attiva degli interessi nazionali: politici, economici, industriali. Gnosis assume un’impronta più geopolitica e multidisciplinare, superando una veste esclusivamente ministeriale per diventare spazio di confronto aperto, senza rinunciare al rigore accademico”.

Oggi Gnosis rappresenta anche un archivio storico. Che valore ha questo patrimonio?

“Un valore enorme. Una rivista racconta la storia di una collettività. Gnosis è testimonianza storica e culturale stratificata. Per questo stiamo lavorando alla costruzione di un archivio digitale completo: una biblioteca della conoscenza consultabile, ricercabile, viva”.

Nel numero di rilancio lei parla di Kairòs, dello spirito del tempo. Cosa intende?

“Il Kairòs (καιρός) è il momento opportuno per riconoscere quando un cambiamento non è solo possibile, ma necessario. L’Intelligence opera in uno scenario in cui le minacce attraversano spazi fisici, digitali e cognitivi. Distinguere il vero dal verosimile e il falso, il segnale dal rumore, la crisi dalla manipolazione diventa parte integrante della sicurezza nazionale”.

Gnosis 2/2025

Il prefetto Rizzi ha scritto che il segreto dell’Intelligence moderna non è custodire la conoscenza, ma moltiplicarla e condividerla.

“È un ribaltamento di paradigma. Dopo decenni di cultura della riservatezza, oggi la sicurezza nazionale è uno spazio dinamico, che include attori pubblici e privati. Non si difendono soltanto confini territoriali, ma interessi collettivi, competitività e opportunità. Questo richiede un nuovo tipo di collaborazione: servono legami ‘ponte’, non solo legami ‘catena’. I legami forti – chiusi, omogenei – creano comunità coese ma autoreferenziali. I legami ponte – aperti, eterogenei – generano innovazione”.

E Gnosis vuole essere questo ‘ponte’?

Gnosis è un ponte. Tra Intelligence e accademia, tra istituzioni e società, tra sapere tecnico e cultura generale”.

Lei insiste sulla necessità di liberarsi dell’eterno presente.

“Il presente, se assolutizzato, diventa una prigione cognitiva. L’Intelligence, come avanguardia della conoscenza, non può che essere orientata al futuro. Non nel senso della previsione deterministica – quella è illusione – ma della preparazione strategica. Velocità e accelerazione non vanno subite ma governate con metodo. Il pensiero critico è l’unico che consente ai sistemi di evolvere. Laddove il pensiero conformista replica, quello critico trasforma”.

In un mondo sempre più dominato da dati e algoritmi, quale ruolo può avere Gnosis?

Può essere un antidoto alla conoscenza superficiale e automatica. L’Intelligence ricompone saperi parziali in una visione olistica. Gli algoritmi sono strumenti potenti, ma restano strumenti. Non possiamo rinunciare all’autonomia di giudizio e alla responsabilità del decisore. La coscienza deve andare oltre ogni forma di automatismo e mera raccolta dati: deve accettare il rischio della scelta. Questo è il discrimine etico fondamentale”.

Esiste dunque una dimensione etica nel lavoro dell’analista?

Ogni osservazione modifica ciò che viene osservato. L’analista non è mai neutrale in senso assoluto. Ogni decisione apre nuovi scenari e produce conseguenze. Per questo l’analisi deve sempre interrogarsi sugli effetti dell’agire”.

Ha parlato anche del ruolo di intuizione, arte, cultura. È una contraddizione?

“No. L’uomo non è solo razionale. L’intuizione è spesso una sintesi rapidissima di variabili complesse. Non è irrazionalità, ma razionalità compressa. L’analista esperto sviluppa questa capacità”.

Tra i valori da tutelare rientra la bellezza.

La bellezza è un valore identitario e uno strumento di trasformazione sociale. L’Intelligence tutela anche questo patrimonio immateriale. Perché senza conoscenza non c’è sicurezza duratura, e senza sicurezza non c’è democrazia che possa reggere nel tempo. La forza delle Istituzioni non si manifesta nel clamore, ma nella coerenza silenziosa con i valori che sono chiamate a difendere“.

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Guardando al futuro, direttore, che cosa manca ancora a Gnosis?

Gnosis è in una fase di transizione consapevole. Ha raggiunto la gratuità e l’accessibilità totale. Ora lavora sulla diffusione, sulla ricercabilità, sull’innovazione tecnologica pensando in prospettiva anche ad altre forme di pubblicazione”.

C’è qualcosa di specifico che le piacerebbe realizzare?

“Uno spazio dedicato ai più giovani: favole, fumetti, narrazioni capaci di introdurre alla complessità, sul modello delle pubblicazioni edite in passatoquali Favole e Intelligence e Fumetti e Intelligence – che hanno incontrato il favore del pubblico. Se vogliamo costruire una cultura della sicurezza diffusa dobbiamo raggiungere le nuove generazioni e guardare alla pedagogia della complessità come antidoto alla disinformazione“.

Che cosa dovrebbe restare al lettore dopo aver letto un numero di Gnosis?

“La sensazione di aver compreso qualcosa in più. Non una risposta definitiva, ma una chiave interpretativa migliore. Se la lettura genera riflessione e consapevolezza personale, allora l’obiettivo è raggiunto”.

Un’ultima considerazione?

“Sapere che Gnosis può contribuire alla crescita culturale e professionale di chi la legge è motivo di orgoglio, ma anche di responsabilità“.

Responsabilità.

Non potere, non prestigio.

Forse è questa la cifra più autentica dell’Intelligence in una democrazia.

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