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PREMIO COSSIGA 2025: Cesare e Ulisse, due vie dell’INTELLIGENCE ITALIANA

Martedì 17 febbraio, dalle 10 alle 13, nell’Aula dei Gruppi Parlamentari, sarà conferito il Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence 2025, promosso dalla Società Italiana di Intelligence e giunto alla sua sesta edizione. Un appuntamento che non si limita a celebrare personalità eminenti, ma che propone una chiave di lettura sulla natura stessa dell’Intelligence: funzione strategica dello Stato, servizio pubblico fondato su eccellenza, discrezione e responsabilità democratica.

L’edizione 2025 del Premio vede protagoniste due figure che, pur operando su piani differenti, hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione della sicurezza nazionale: l’Ammiraglio Fulvio Martini, direttore del SISMI e interprete di una cultura operativa raffinata e autonoma, e Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica e architetto di una visione istituzionale dell’Intelligence come strumento di indirizzo strategico e garanzia democratica. Ulisse e Cesare: due archetipi che raccontano, insieme, la complessità dell’Intelligence italiana.

L’apertura dei lavori sarà affidata a Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati. Seguiranno i saluti istituzionali di Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence, e di Giuseppe Cossiga, presidente MBDA. Interverranno Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, e Vittorio Rizzi, direttore del DIS. La relazione conclusiva sarà affidata a Gianni Letta, figura di riferimento della storia istituzionale repubblicana. Coordinamento: Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos.

Il Premio Cossiga si propone, ancora una volta, come lente interpretativa della bussola morale che ha orientato l’Intelligence italiana nelle sue fasi più complesse. A incarnare questa visione sono due figure complementari. Fulvio Martini: l’Intelligence dell’osservazione, dell’analisi silenziosa, della capacità di cogliere i segnali deboli. Francesco Cossiga: l’Intelligence come costruzione istituzionale, come consapevolezza strategica trasferita alla sfera politica e, in ultima istanza, alla società civile.

Martini attraversò l’intera storia repubblicana dei servizi italiani con un approccio che seppe coniugare rigore atlantico e sensibilità mediterranea. Dalla Seconda guerra mondiale, quando imbarcato sulla nave da battaglia Duilio assimilò la disciplina come strumento di giudizio, fino agli incarichi operativi nel SIOS-Marina, sviluppò una metodologia fondata sull’attenzione al dettaglio e sulla capacità di sintesi analitica. La previsione della Guerra del Kippur e l’anticipazione del tentativo di golpe contro Gorbaciov testimoniano una mente capace di leggere il mutamento prima che si manifesti apertamente.

Alla guida del SISMI, Martini consolidò una struttura professionale autonoma, fondata su reti informali di fiducia e su una concezione dell’interesse nazionale estranea a logiche clientelari. Dimostrò che patriottismo, fermezza operativa e rispetto delle istituzioni democratiche non solo possono coesistere, ma costituiscono il nucleo stesso di un’Intelligence responsabile. Anche la sua scelta di una vita privata sobria, distante da circuiti di potere internazionale che avrebbero imposto doppie lealtà, riflette una coerenza rara tra biografia personale e servizio pubblico.

Francesco Cossiga, da parte sua, trasformò la politica in un autentico laboratorio di discernimento strategico. La sua attenzione ai temi della sicurezza nazionale emerse precocemente e si consolidò nel confronto diretto con le zone d’ombra dei Servizi italiani. Da ministro dell’Interno e poi da presidente del Consiglio, concepì una riforma dell’intelligence capace di bilanciare efficienza operativa e controllo democratico, dando vita al sistema SISMI-SISDE e a meccanismi strutturati di indirizzo e vigilanza parlamentare.

La gestione della crisi del rapimento Moro, il confronto con le stragi di Ustica e Bologna, l’istituzione e la difesa della rete Gladio furono affrontati secondo un principio costante: l’intelligence non come strumento di potere personale, ma come funzione dello Stato, chiamata a orientare le decisioni politiche in contesti di estrema complessità. Le celebri “picconate” rappresentarono l’espressione più visibile di questo metodo: provocazioni calcolate per scuotere l’inerzia istituzionale e richiamare la classe dirigente alla responsabilità strategica.

In Martini l’Intelligence si manifesta nella capacità operativa, nell’anticipazione degli eventi e nella fermezza etica dell’azione. In Cossiga diventa visione culturale, costruzione istituzionale e trasmissione di una consapevolezza strategica duratura. Entrambi incarnano un medesimo principio: l’interesse nazionale come bussola morale, la competenza come fondamento della legittimità, la discrezione come forma di rispetto verso la democrazia.

Il Premio Francesco Cossiga per l’Intelligence 2025 suggella questo passaggio di testimone ideale, ricordando che l’intelligence non è tecnicismo né esercizio di potere, ma disciplina morale e servizio pubblico, chiamata a guidare lo Stato in un’epoca di crescente complessità, incertezza e interconnessione.

Ulisse e Cesare, insieme, insegnano che la discrezione non è omertà, la competenza non è autoreferenzialità, la lealtà non è obbedienza cieca ma scelta consapevole.

E che il servizio allo Stato rimane, ancora oggi, la forma più alta di responsabilità civica.

ACCREDITI | premiocossiga@socint.org

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