VITO URICCHIO AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “L’ITALIA POTENZA SATELLITARE: UN ASSET STRATEGICO PER IL CONTRASTO DELLA CRIMINALITÀ AMBIENTALE E PER LA SICUREZZA NAZIONALE”.
Contributo a cura degli studenti, per gentile condivisione del direttore Mario Caligiuri.
Rende (12.1.2026) – “Satelliti e sicurezza ambientale: le regole, le tecnologie, le pratiche” è il titolo della lezione tenuta da Vito Uricchio, dirigente del Consiglio Nazionale delle Ricerche-ITC e Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione dell’area di Taranto, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
L’Italia con investimenti significativi nella filiera dello spazio ha acquisito, negli anni, un ruolo di primo piano a livello internazionale, posizionandosi oggi al terzo posto come potenza satellitare pubblica, davanti a competitors di rilievo come la Federazione Russa. Nel settore spaziale opera una filiera industriale di oltre trecento aziende, con operatori del calibro di Leonardo, Thales Alenia Space Italia, Telespazio, Avio, Sitael e tante altre, che generano annualmente miliardi di fatturato e impiegano circa 8.000 addetti.
Il ruolo di guida nel comparto spetta all’Agenzia Spaziale Italiana, adesso sottoposta alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri e chiamata a definire le linee strategiche d’intervento nel settore spaziale, anche con riferimento agli ambiti della difesa, dell’intelligence, della sicurezza civile, della tutela ambiente e della gestione delle emergenze.

Le primarie direttrici programmatiche, codificate nel Piano Strategico Space Economy, esprimono una maturità tecnologica che soltanto pochissimi Paesi al mondo possono vantare e una visione strategica che integra obiettivi nazionali con quelli dell’Unione Europea.
Nel novero delle iniziative di più alto profilo, si distinguono i programmi “Mirror”: GovSatCom, preposto all’erogazione di servizi di telecomunicazione per esigenze istituzionali; Galileo, pilastro della navigazione satellitare; e Copernicus, al cui ecosistema il Paese contribuisce in modo determinante attraverso il sistema COSMO-SkyMed. Quest’ultimo, eccellenza basata su una costellazione di satelliti radar ad apertura sintetica (SAR) per il telerilevamento, rappresenta l’avanguardia nel monitoraggio terrestre, grazie a una sensoristica avanzata in grado di operare con assoluta efficacia indipendentemente dalle perturbazioni atmosferiche o dall’assenza di illuminazione solare.
A suggello di questo primato tecnologico si pone la costellazione IRIDE, ambiziosa iniziativa sostenuta dalle risorse del PNRR. Attualmente forte di un primo nucleo di 16 satelliti, il sistema è destinato a evolvere, nel prossimo futuro, in un’imponente architettura di 68 unità: un’infrastruttura sovrana di tale complessità da non avere eguali nel panorama internazionale.
Cuore pulsante del progetto è l’integrazione di sensori iperspettrali e tecnologie di telerilevamento ad altissima precisione, strumenti di straordinaria potenza in grado di discernere variazioni millimetriche del suolo nell’ordine dei 4 centimetri. Tale capacità di osservazione apre scenari applicativi di straordinaria rilevanza: dal monitoraggio sistemico della superficie terrestre alla mappatura dei rischi ambientali, sino al supporto operativo nel contrasto ai traffici illeciti, elevando IRIDE a presidio fondamentale per la sicurezza e la resilienza del territorio.
Uricchio ha, dunque, evidenziato le rilevanti prospettive offerte dal progresso tecnologico spaziale nella salvaguardia del territorio e nel contrasto agli illeciti ambientali. Si tratta di una sfida cruciale, considerando che il volume d’affari globale legato alla criminalità contro l’ecosistema è stimato tra i 110 e i 280 miliardi di dollari annui.
Il telerilevamento satellitare, sorretto da un incessante progresso tecnologico e dalla recente convergenza con l’intelligenza artificiale, ha affinato la propria capacità analitica, offrendo oggi una granularità informativa indispensabile per il contrasto alle fenomenologie criminali su scala globale.
In tale alveo, l’osservazione dallo spazio si rivela determinante nel monitoraggio dell’estrattività illecita di materie prime, una piaga che non solo deturpa gli ecosistemi, ma genera volumi imponenti di residui e reflui tossici. Particolarmente critico è il caso dell’estrazione del nichel, del cobalto e del litio — minerali cardine per le batterie— i cui sottoprodotti di lavorazione rappresentano una minaccia persistente per la biosfera.
Sul fronte nazionale, la tecnologia orbitale risponde alla vulnerabilità degli oltre 14.000 siti estrattivi dismessi censiti in Italia, spesso eletti a teatro per il conferimento illecito di residui industriali. Attraverso sofisticate metodologie di change detection, è possibile operare un’analisi diacronica del suolo, individuando con estrema tempestività alterazioni morfologiche sintomatiche del seppellimento di rifiuti (“rifiuti tombati”).
Tale capacità di sorveglianza è ulteriormente sublimata dall’impiego di sensori iperspettrali. Questi strumenti, analizzando la specifica firma spettrale della materia, consentono di identificare con precisione contaminazioni chimiche complesse, attingendo a librerie spettrali che catalogano centinaia di migliaia di composti, garantendo così una tutela del territorio che non ammette zone d’ombra.
Importanti applicazioni delle tecnologie satellitari sono, poi, il monitoraggio delle superfici boschive, spesso oggetto azioni di deforestazione illegale, soprattutto in America latina, per la coltivazione di stupefacenti (narco-deforestazione); la pesca illegale di diverse specie marine, come gli squali, le cui pinne sono particolarmente ricercate sul mercato asiatico; il monitoraggio dell’uso del suolo, delle infrastrutture critiche, del traffico veicolare, delle risorse idriche e l’analisi dell’erosione costiera.
Le principali sfide per il futuro riguardano l’implementazione delle tecnologie cloud e dell’intelligenza artificiale direttamente a bordo del satellite per velocizzare l’elaborazione delle informazioni acquisite, nonché, l’integrazione tra sistemi di rilevazione satellitare e altri dispositivi, come sistemi aerei, ad ala fissa o rotante, droni e videosorveglianza intelligente sui quali, oggi, è possibile installare specifici sensori, per realizzare un controllo integrato e multilivello di vaste aree territoriali.
In tale alveo si inscrive la proliferazione esponenziale degli assetti orbitali, propiziata dall’avvento dei satelliti di minori dimensioni, CubeSat, e dall’introduzione di sistemi di lancio paradigmatici, quali i vettori aviotrasportati e gli spazioplani, il cui impiego ha determinato un drastico abbattimento dei costi per l’accesso allo spazio. Il censimento attuale rileva circa 22.000 oggetti tracciati — cui afferiscono numerosi apparati classificati o per scopi bellici — ma tale cifra è destinata a una progressione geometrica: le proiezioni indicano che, entro il 2030, la popolazione satellitare supererà le 100.000 unità, trascinata dall’irruzione di attori privati e dallo spiegamento di imponenti megacostellazioni.
Come opportunamente rilevato da Uricchio, tale congestione orbitale esaspera il rischio di collisioni, uno scenario reso ancor più critico dalla pervasività dei detriti spaziali (space debris). Si stima la presenza di oltre 35.000 frammenti superiori ai 10 cm e di milioni di detriti di dimensioni minori, la cui velocità cinetica impone l’adozione di rigorosi protocolli di Space Situational Awareness e monitoraggio continuo.
In ultima analisi, l’infrastruttura satellitare assurge oggi a pilastro della sovranità tecnologica nazionale. In questa prospettiva, l’Italia si consacra quale Paese all’avanguardia nella “geopolitica dello spazio”, ergendo le proprie costellazioni a sentinelle di una legalità che trascende i confini terrestri: un occhio vigile che, dal silenzio delle orbite, si fa presidio di giustizia e scudo della sovranità nazionale, sublimando l’eccellenza tecnologica italiana in un impegno solenne a tutela dell’integrità del nostro ecosistema e della sicurezza del domani.

