Caligiuri e la dimensione anticipatoria dell’INTELLIGENCE: Treccani presenta il volume a BookCity Milano
🇬🇧 The presentation offered an in-depth perspective on the evolution of Intelligence, featuring Marco Lombardi, professor of Sociology at the Catholic University of Milan and coordinator of the ITSTIME research center (Italian Team for Security Terroristic Issues & Managing Emergencies), and Mimmo Piraina, director of the Civic Museums of Milan. Topics included the challenges of cognitive warfare, the use of emerging technologies, and fostering a critical intelligence culture among citizens. The event also marked the inauguration of Socint’s new “Art and Intelligence” Observatory, exploring the connection between creativity and anticipatory capabilities.
🇮🇹 La presentazione ha offerto uno sguardo approfondito sull’evoluzione dell’Intelligence, con interventi di Marco Lombardi, professore di Sociologia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del centro di ricerca ITSTIME (Italian Team for Security Terroristic Issues & Managing Emergencies) e di Mimmo Piraina, direttore dei Musei Civici di Milano. Tra i temi affrontati, le sfide della guerra cognitiva, l’uso delle tecnologie emergenti e la diffusione di una cultura critica nella cittadinanza. L’incontro ha inoltre inaugurato il nuovo Osservatorio “Arte e Intelligence” Socint, esplorando il legame tra creatività e capacità anticipatoria.
La cornice di BookCity Milano ha ospitato la presentazione del volume Intelligence di Mario Caligiuri, pubblicato da Treccani: un’opera che si inserisce nel percorso ormai consolidato dell’autore, volto a restituire all’Intelligence un profilo culturale, storico e istituzionale adeguato alla complessità contemporanea. Accanto a Caligiuri hanno partecipato due figure di primo piano: Marco Lombardi, professore all’Università Cattolica e studioso delle dinamiche globali dei conflitti, e Mimmo Piraina, direttore dei Musei Civici di Milano.

Nel corso del confronto è emersa innanzitutto la necessità di chiarire l’uso del termine “Intelligence”, spesso impiegato in modo improprio. In questa prospettiva, il volume di Caligiuri rappresenta uno strumento sostanziale, sia per la sua ricostruzione storica della disciplina sia per la capacità di proiettarne le linee di sviluppo. Una lettura ancor più efficace se accompagnata da Le parole dell’Intelligence, altro progetto Treccani curato da Caligiuri, che offre un repertorio concettuale utile a orientarsi tra definizioni, ambiti e sfumature semantiche.
Una parte della discussione – ospitata nel foyer di ADI Design Museum – si è concentrata sul rapporto tra Intelligence e sicurezza nazionale. È stato osservato come la natura stessa dell’Intelligence presupponga un governo forte e riconosciuto: condizione che rende complessa l’ipotesi di una vera Intelligence europea, nonostante l’intensificarsi delle iniziative di cooperazione tra agenzie. Senza una governance politica sovranazionale, l’idea rimane infatti confinata nella dimensione progettuale.
Da qui l’attenzione verso l’evoluzione tecnologica e l’impatto delle nuove capacità digitali. L’agente di Intelligence odierno opera in un ambiente caratterizzato da una quantità di informazioni aperte in costante crescita e deve confrontarsi con la presenza di AI agents. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’operatore umano, ma ne amplia le possibilità, soprattutto nella gestione di un ecosistema informativo in cui il “segreto” non è più nascosto ma diffuso, immerso nel dominio pubblico. L’OSINT assume così un ruolo centrale, pur restando un ambito segnato da incertezze definitorie e instabilità interpretativa. L’immagine proposta da Lombardi nel corso della presentazione – quella di un puzzle che cresce continuamente di pezzi – descrive bene la sfida di costruire, e ricostruire, configurazioni di senso sempre provvisorie.
Il tema della guerra cognitiva ha occupato un’altra parte determinante della discussione. Le distorsioni che proliferano nei social media – manipolazioni, eco-chambers, fake news – mettono alla prova la tenuta delle democrazie, e l’Intelligence diventa uno strumento essenziale per difenderle. Più volte è stato sottolineato come la minaccia non risieda negli strumenti tecnologici, ma nell’incapacità collettiva di governarne l’impatto. In questo contesto, i bias cognitivi di analisti e decisori assumono un peso non trascurabile. È stato richiamato, a tal proposito, il caso dell’11 settembre: nei report precedenti agli attacchi si contemplavano scenari di minaccia, senza però riuscire a prevederne la radicalità. Una dimostrazione di quanto sia rischioso sovrapporre i propri schemi mentali a quelli dell’avversario.
Non si tratta di una dinamica recente: già nel carteggio tra Osāma bin Lāden e Ayman al-Zawahiri, dei primi anni Duemila si affermava che “metà della battaglia si sarebbe combattuta nelle menti per la conquista dei cuori”. Occorrono però anni di conflitti ibridi prima che l’Occidente riconosca esplicitamente questa dimensione, comprendendo che l’informazione, oggi, è anche un’arma.
Da queste considerazioni discende un’altra riflessione: l’Intelligence non può più limitarsi alla produzione di scenari, ma deve assumere una funzione operativa nel cyberspazio e negli altri domini cognitivi, sviluppando strategie e tattiche che rispondano a un ambiente di minaccia in rapida evoluzione.

Il tema dell’Intelligence diffusa ha completato il contesto. Il sistema italiano, storicamente caratterizzato dalla presenza coordinata di diversi corpi con competenze investigative e informative, mostra un livello di articolazione significativo. Il futuro, tuttavia, non sarà l’ampliamento degli apparati, bensì la promozione della cultura nella cittadinanza: la capacità di interpretare informazioni, riconoscere manipolazioni, orientarsi nel flusso comunicativo. In piena guerra cognitiva, questa risorsa diventa la prima forma di resilienza democratica.
Su un piano complementare, ma perfettamente coerente, si inserisce l’annuncio portato da Mimmo Piraina: la nascita dell’Osservatorio “Arte e Intelligence” in SOCINT. L’iniziativa intende esplorare l’intersezione tra immaginazione artistica e capacità anticipatoria, muovendo da un pensiero di Caligiuri secondo cui “l’arte, come l’intelligence, non rappresenta ciò che il mondo è, ma ciò che sta per diventare“. Prospettiva che apre a nuove possibilità di interpretazione e di costruzione del senso in una realtà in permanente evoluzione.
La presentazione milanese del volume Intelligence ha quindi offerto un quadro ricco e articolato, capace di connettere storia, tecnologia, cultura e futuro della disciplina. Un contributo che va oltre la divulgazione, per proporsi come una riflessione strutturata sulla trasformazione dei paradigmi analitici e operativi nel XXI secolo.

