Dal “fare presto” al “fare prima”: l’Italia tra emergenze analogiche e fratture digitali
Il volume di Franco Gabrielli ed Elisabetta Trinchero, “La cultura della sicurezza” (Egea), mostra come le vulnerabilità geografiche e sociali possano trasformarsi in competenze strategiche. Ma la sfida del presente è aggiornare quell’eredità alle crisi ibride del XXI secolo.

La copertina dice già tutto: un grande ombrello protegge una comunità diversificata, metafora della capacità italiana di governare l’imprevisto. La cultura della sicurezza (Egea), di Franco Gabrielli, già direttore del SISDE e dell’AISI e oggi docente alla SDA Bocconi, ed Elisabetta Trinchero, docente di Public Management e Premio alla Ricerca dell’Università Bocconi per il progetto Horizon Apollo 2028, non è un manuale: è la radiografia di un patrimonio nazionale, la sapienza maturata nel trasformare emergenze telluriche, sanitarie e sociali in laboratori di innovazione istituzionale.
La transizione semantica da “Fate presto” – titolo del quotidiano Il Mattino di Napoli, dopo il terremoto in Irpinia (1980), reinterpretato da Andy Warhol – a “Facciamo prima”, sintesi della filosofia zamberlettiana della prevenzione, fotografa un’evoluzione culturale: dalla reazione all’anticipazione, dalla gestione emergenziale alla prontezza strategica.
L’impianto concettuale si sviluppa su tre dimensioni: metodologica, distinguendo emergenze pianificabili e crisi imprevedibili; operativa, con la triade “dare senso – decidere – condividere senso” come bussola della leadership in contesti incerti; valoriale, riconoscendo la fiducia come infrastruttura critica del sistema-Paese.
Il libro individua la principale criticità italiana: la debolezza della cultura preventiva. Abitazioni non assicurate, pianificazione episodica, investimenti in prontezza ancora emergenziali. È una questione tecnica e culturale che richiede visione di lungo periodo.
L’analisi della Costa Concordia illustra l’eccellenza italiana nel coniugare rigore tecnico e sensibilità territoriale. Il “fare presto ma fare bene” di Gabrielli sintetizza un equilibrio tra urgenza operativa e sostenibilità sociale, tra comando e consenso, tra efficacia e legittimità.
Il volume documenta un’evoluzione più ampia: dal paradigma burocratico weberiano a una governance ecosistemica, dalla co-produzione dei servizi alla co-creazione di valore pubblico. Laboratori di innovazione e Tavoli di osservazione anticipano modelli di democrazia partecipativa indispensabili in società interconnesse e frammentate.
L’orizzonte del 2025 impone un aggiornamento: le competenze italiane nella gestione delle emergenze analogiche devono integrarsi con la prontezza alle sfide digitali. Come trasformare l’esperienza maturata nei terremoti in resilienza contro attacchi informatici? Come trasporre la cultura del dialogo territoriale nella protezione dell’infosfera nazionale?
L’Italia, piattaforma mediterranea esposta a pressioni migratorie, vulnerabilità energetiche e tensioni climatiche, richiede una transizione qualitativa: dalla resilienza locale alla resilienza cibernetica, dalla cultura della sicurezza nazionale alla diplomazia della sicurezza euro-atlantica. La capacità di convertire fragilità geografiche in competenze esportabili è la lezione più preziosa del volume.
Il modello partecipativo italiano – dalla protezione civile ai tavoli prefettizi – potrebbe diventare un riferimento per un’Unione Europea chiamata a gestire crisi sistemiche. La “cultura della sicurezza” delineata dagli autori contiene il DNA per questa evoluzione: flessibilità organizzativa, fiducia interistituzionale, partecipazione civica informata.
Il libro si colloca in posizione strategica nel panorama europeo: più partecipativo del dirigismo francese, meno sistematico della pianificazione tedesca, distante dalla “resilienza totale” nordica. I casi studio 2010-2020 fotografano un’Italia capace di innovare, ora chiamata a confrontarsi con criticità che i paradigmi tradizionali non hanno ancora metabolizzato. La complementarità degli autori – Gabrielli dall’esperienza alla teoria, Trinchero dalla ricerca all’applicazione – produce un equilibrio tra sapere pratico e rigore accademico.
In filigrana, il libro mostra come l’Italia abbia trasformato le fragilità in tenacia. La sfida del presente è trasporre la saggezza delle emergenze analogiche nelle fratture digitali, facendo delle competenze acquisite leve di influenza e sicurezza in un mondo più che mai connesso e diviso.

1Franco Gabrielli è Professor of Practice di Public Management presso SDA Bocconi School of Management. È stato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, autorità delegata per la sicurezza della Repubblica. Nella sua carriera ha ricoperto incarichi di vertice nel mondo della security, della safety e dell’intelligence, tra cui: direttore del Servizio centrale antiterrorismo, direttore del SISDE e dell’AISI, prefetto di Roma e L’Aquila e vicecommissario vicario per l’emergenza terremoto, capo dipartimento della Protezione civile, capo della Polizia e direttore generale della Pubblica Sicurezza.
2Elisabetta Trinchero è Associate Professor of Public Management presso SDA Bocconi School of Management. I suoi lavori sono stati pubblicati sui principali journal internazionali. Nel 2016 ha vinto il Best Full Paper Award sui temi di Public Management e Governance alla conferenza annuale della British Academy of Management. Nel 2024 ha ricevuto il Premio alla Ricerca dell’Università Bocconi per il contributo al progetto Horizon Apollo 2028, dedicato allo studio della resilienza dei professionisti sanitari in contesti di permacrisi.

