Mario CaligiuriMaster in IntelligenceUniversità della Calabria

INTELLIGENCE, FRANCESCO GRILLO AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “L’EDUCAZIONE COME STRATEGIA VINCENTE PER IL FUTURO”.

Rende (17.12.2025) – “Dov’è finita la conoscenza che abbiamo perso nell’informazione?” è il titolo della lezione tenuta da Francesco Grillo, docente presso l’Università Bocconi di Milano, economista e direttore del Think Tank “Vision”, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Grillo ha incentrato la sua lezione sul tema cruciale dell’educazione, presentandola come un indicatore potente che, insieme alla demografia, fornisce una rappresentazione chiara del futuro di un Paese, indicendo in modo diretto sulla sicurezza nazionale.

Un investimento in grado di generare non solo vantaggi intellettuali e sociali, ma anche economici, come la sostenibilità del debito pubblico.

Francesco Grillo

La citazione che dà il nome all’intervento dimostra come Thomas S. Eliot comprendesse profeticamente quanto l’oceano di informazioni in cui siamo immersi può farci perdere la bussola della conoscenza.

Oggi i Large Language Model (LLM) delle IA rischiano di diventare i primi promotori della misinformazione, in grado di abbattere le nostre barriere cognitive rendendo sempre più complessa l’estrazione della conoscenza dall’informazione.

Il naturale prosieguo della citazione è ancora più provocatorio: “E dove è la saggezza che abbiamo perso nella conoscenza?” Una domanda che apre a uno scenario regressivo dove la mancanza di trasmissione della conoscenza ci fa perdere, a suo discapito, il buon senso.

Fattori determinanti come l’educazione – sostiene Grillo – riescono a “trasformare l’informazione in conoscenza e la conoscenza in decisioni ragionevoli”.

Di chi sarà il ventunesimo secolo? Grillo risponde chiaramente: L’Europa ha perso il treno nei confronti del sud-est asiatico che, investendo sul sistema educativo, ha chiaramente messo un’ipoteca sul futuro.

Gli studi condotti dall’OCSE sulle competenze forniscono un quadro allarmante su nazioni come l’Italia: un terzo della popolazione non raggiunge un livello che ci si aspetterebbe da una licenza elementare, in pratica non riusciamo più a trasformare l’informazione in conoscenza.

Un dato che rappresenta la perdita di quel vantaggio competitivo che l’Italia, Paese della conoscenza, ha sempre mantenuto nella sua storia.

Proseguendo con le analisi dell’OCSE, emerge una correlazione affascinante quanto controversa: più aumenta la deviazione standard dei punteggi, migliore è il risultato medio ottenuto.

Se si desidera quindi una popolazione più competente, dobbiamo accettare un sacrificio meritocratico che penalizzi i meno competenti e premi i migliori studenti.

La scuola pubblica italiana, che al momento cerca di minimizzare questo scostamento, si concentra sugli studenti in difficoltà per portarli al risultato medio generale.

Questo penalizza il processo “meritocratico” che invece sembra generare migliori competenze medie.

Tuttavia – avverte il docente – questo sacrificio va valutato con cognizione di causa, altrimenti il rischio è quello che “le società si fratturino in tanti pezzi che poi è difficile tenere insieme”.

Nel corso del XIX e XX secolo le democrazie hanno dominato grazie ai loro vantaggi tecnologici e informativi.

L’intelligence – afferma Grillo – le ha rese “capaci di identificare i bisogni diffusi, cosa che il dittatore non potrà mai riuscire a fare, permettendo di implementare scelte già maturate dalle intelligenze individuali in quelle collettive”. Un vantaggio che le democrazie rischiano di perdere con l’avvento di Internet.

Il problema oggi non risiede nei principi alla base della forma di governo democratica, ma nelle sue forme.

Dobbiamo reinventarci, immaginando e reinterpretando nuove modalità per rimanere al passo coi tempi.

“Se non sei un paese ricco di risorse naturali, la conoscenza è la cosa che conta di più per il successo di un Paese”, sostiene Grillo.

Il ruolo della scuola diventa così il fattore determinante della società.

Già Robert Solow nella sua teoria della crescita endogena affermava che la conoscenza incorporata in un paese alimenta il fattore di successo.

Chi studia riceve redditi, “premi” più alti. Creare inoltre un differenziale elevato genera un incentivo maggiore allo studio, che porterebbe quindi a un miglioramento diffuso delle competenze.

Grillo argomenta poi un fenomeno preoccupante: il livello medio di competenze è tendenzialmente regressivo.

Le società con i risultati inferiori nello scorso decennio sono anche le stesse che peggiorano maggiormente, mentre le fette di popolazione con risultati migliori mostrano solo un lieve rialzo.

I due estremi della linea Gaussiana si ampliano quindi in entrambi le direzioni, a vantaggio tuttavia di chi ottiene risultati peggiori.

Il fenomeno si collega all’effetto Flynn inverso, il quale documenta una regressione costante del livello di QI medio nelle popolazioni occidentali a partire dagli anni ’90, nonostante il numero di laureati sia in realtà più che raddoppiato.

Il paradosso alla base può essere ricondotto all’inefficienza del sistema scolastico, nonché a una forte specializzazione universitaria che oggi non riesce più a supportare problemi complessi per i quali è necessaria una conoscenza più interdisciplinare.

La rivoluzione di Internet ha completamente trasformato in pochi decenni non solo il lavoro, ma anche il pensiero dell’essere umano.

L’homo sapiens così come lo conoscevamo rischia di trasformare per sempre la propria natura.

Dall’Internet of Computers all’inizio del nuovo millennio siamo passati, con la quarta rivoluzione industriale, all’Internet of Things dove ogni tecnologia informatica si è collegata anche a dispositivi non digitali.

Oggi – sostiene Grillo – siamo giunti all’Internet of Beings, che determinerà la definitiva connessione tra biologia e macchina.

È evidente che la sanità sarà dunque il prossimo campo dove l’impatto generato dalla tecnologia sarà rivoluzionario, ridefinendo totalmente i ruoli tra macchina ed essere umano e, conseguentemente, il mondo della privacy.

La vera rivoluzione ricade tuttavia nelle nuove intelligenze artificiali con il loro “linguaggio naturale”.

Un dialogo quello con i Large Language Model, che sembra avvicinarsi alla definizione di IA fornita da Alan Turing, vincendo il suo Imitation game.

Come può quindi un paese riorganizzarsi per queste sfide? È la domanda conclusiva dell’intervento di Grillo.

In primis è necessaria un’allocazione migliore delle risorse, non tanto di natura economica quanto umana.

L’Italia spende quattro volte di più in pensioni rispetto all’educazione.

La soluzione non può tuttavia basarsi su un semplice innalzamento dell’età pensionabile, bensì sono auspicabili idee che portino gli anziani a rendersi utili e farli sentire tali.

Il sussidio risulta ormai essere una pratica obsoleta.

Doverosa è inoltre una riorganizzazione del sistema universitario.

Da semplice luogo di studi per una determinata fascia d’età, deve diventare tappa essenziale di cicli di vita ricorrenti: un’educazione di tipo Life Long Learning a tutti gli effetti.

Determinante risulta anche la regolamentazione dei media, tradizionali e digitali, per lo sviluppo educativo.

C’è bisogno di controllo e consapevolezza che al momento rappresentano zone grigie nel panorama politico e legislativo, lontane da quello sprone educativo che invece potrebbero sviluppare.

Infine è necessaria una riforma dei mercati e della politica, i quali – conclude Grillo – “devono imparare a pagare il prezzo di migliori competenze”. Bisogna reinventarsi, investire in educazione e incrementare il bisogno di conoscenza perché “la curiosità intellettuale è l’antidoto all’Intelligenza Artificiale”.

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