Intelligence territoriale e sicurezza urbana: il DDSU come snodo analitico della prevenzione
🇬🇧 Immacolata Canonico’s thesis, published by SOCINT Press, explores the Urban Security Delegated Director (DDSU) as an analytical coordination figure within the methodological application of intelligence to urban social distress. Rather than approaching intelligence as an institutional apparatus, the work frames it as a decision-support methodology applicable to local governance contexts. Through regulatory analysis and qualitative interviews, the thesis outlines a preventive, multi-actor model of urban security, articulated across three application areas: gender-based violence, organized crime and terrorism. The research contributes to defining the DDSU profile and mapping existing practices, positioning itself as a programmatic framework aimed at structuring governance responses rather than providing empirical validation.
🇮🇹 La tesi di Immacolata Canonico, pubblicata su SOCINT Press, analizza il ruolo del Dirigente Delegato alla Sicurezza Urbana (DDSU) come figura di coordinamento analitico nell’applicazione metodologica dell’intelligence alla gestione del disagio sociale urbano. L’intelligence viene assunta non come apparato istituzionale, ma come metodologia di supporto ai processi decisionali nei contesti di governance locale. Attraverso analisi normativa e interviste qualitative, il lavoro delinea un modello di sicurezza urbana orientato alla prevenzione e al coordinamento multi-attore, articolato su tre ambiti applicativi: violenza di genere, criminalità organizzata e terrorismo. La ricerca contribuisce alla definizione del profilo del DDSU e alla ricognizione di pratiche operative esistenti, configurandosi come quadro programmatico volto a strutturare risposte di governance più che come validazione empirica.
La sicurezza urbana è oggi uno spazio di intersezione tra politiche pubbliche, welfare, amministrazione locale e dispositivi di prevenzione che operano in condizioni di crescente complessità sociale. In questo scenario, la frammentazione delle competenze e l’assenza di un coordinamento sul fronte delle analisi rendono evidente un vuoto funzionale nelle strategie di gestione del disagio. È all’interno di questa tensione tra molteplicità degli attori e necessità di visione che si colloca la riflessione sul Dirigente Delegato alla Sicurezza Urbana (DDSU), oggetto della tesi di Immacolata Canonico.

La crescente complessità dei fenomeni critici nelle aree urbane ha infatti messo in discussione l’efficacia di approcci settoriali e prevalentemente reattivi. In tale contesto, la ricerca di Canonico individua nel DDSU una possibile risposta organizzativa alla discontinuità analitica che caratterizza molte politiche di sicurezza locale, proponendo una figura deputata al raccordo tra decisori politici, servizi territoriali e reti istituzionali.
L’impianto teorico e metodologico del lavoro è esplorativo. L’Intelligence è assunta come metodologia di analisi applicabile a contesti non tradizionali, finalizzata a supportare processi decisionali in condizioni di incertezza. Su questa base, il DDSU è delineato come professionista non operativo, privo di poteri esecutivi, ma centrale nel coordinamento informativo e determinante tra soggetti eterogenei quali amministrazione locale, forze dell’ordine, servizi sociali, sanità e sistema scolastico.
Uno degli elementi di maggiore interesse del lavoro – pubblicato sul portale editoriale SOCINT Press diretto da Alice Felli – risiede nella sistematizzazione di una figura professionale ancora poco indagata in letteratura. Attraverso il riferimento alla normativa regionale toscana e all’esperienza del Comune di Fucecchio, la tesi restituisce un profilo funzionale del DDSU in grado di rispondere a un’esigenza di governance: garantire continuità nell’indagine e visione trasversale su problematiche che travalicano confini amministrativi e cicli politici.
Accanto alla dimensione definitoria, la ricerca propone una ricognizione di pratiche già attive che presentano caratteristiche assimilabili a modelli di Intelligence territoriale. Il Codice Rosa e i tavoli prefettizi di de-radicalizzazione vengono letti come esempi di reti multi-attore orientate alla prevenzione, fondate sulla condivisione informativa e sull’individuazione precoce dei segnali di rischio. In questo senso, il lavoro mostra come l’Intelligence sia già implicitamente presente in alcuni dispositivi di policy, pur non essendo formalizzata come tale.
La scelta di articolare l’analisi su tre ambiti applicativi – violenza di genere, criminalità organizzata e terrorismo – allarga l’orizzonte della ricerca e ne sottolinea l’ambizione. Al tempo stesso, l’eterogeneità mette in luce la natura volutamente ampia del concetto di disagio sociale, trattato come insieme di fenomeni piuttosto che come categoria teorica unitaria. Il modello proposto privilegia così una lettura orientata alla governance e al coordinamento, più che alla spiegazione causale dei singoli fenomeni.
Dal punto di vista procedurale, la centralità delle interviste consente di valorizzare il sapere esperienziale degli operatori coinvolti, restituendo concretezza alle proposte avanzate. In questa prospettiva, il lavoro si colloca nell’ambito della ricerca applicata e della proposta programmatica. La tesi non mira a dimostrare l’efficacia del DDSU, ma a legittimarne l’adozione come risposta organizzativa a un vuoto funzionale nelle politiche di sicurezza urbana. Le prospettive future delineate – integrazione tecnologica, analisi predittiva e sviluppo di piattaforme di intelligence urbana – sono presentate come possibili evoluzioni del modello, lasciando aperti interrogativi di ordine etico, giuridico e politico che costituiscono un’agenda di ricerca ulteriore.
Menzione d’onore al Premio di Tesi “Carlo Mosca” 2025, l’elaborato di Canonico rappresenta un contributo all’avvio di una riflessione strutturata sulla sicurezza urbana come ambito di governance complessa. Più che offrire risposte definitive, la tesi fornisce un lessico analitico, una figura professionale e un orizzonte concettuale entro cui collocare sperimentazioni e valutazioni empiriche. È in questa funzione, più che in una pretesa dimostrativa, che il lavoro trova la sua collocazione più convincente.

