Nel labirinto della conoscenza. Arte, INTELLIGENCE e il confine invisibile tra verità e potere
🇬🇧 In an age of artificial intelligence and infinite combinations, human intelligence still seeks meaning and discernment. On Thursday, January 22 at 5:30 PM, at the Labirinto della Masone, Mario Caligiuri explores INTELLIGENCE as an art of knowledge and anticipation.
🇮🇹 Nell’epoca dell’intelligenza artificiale e delle combinazioni infinite, l’intelligenza umana continua a cercare senso e discernimento. Giovedì 22 gennaio alle 17.30, al Labirinto della Masone, Mario Caligiuri esplora l’INTELLIGENCE come arte della conoscenza e dell’anticipazione.
Non è casuale che una riflessione sull’Intelligence prenda forma in un labirinto. Il Labirinto della Masone, a Fontanellato, non è solo un’opera architettonica: è un dispositivo simbolico. Trecentomila piante di bambù disegnano una stella, richiamando la Forma Urbis delle città-fortezza rinascimentali – da Sabbioneta a Palmanova, fino alle architetture militari di Vauban – dove spazio, controllo e visione erano già strumenti di potere e conoscenza. Qui, al centro, si custodisce una piramide-cappella: non un arsenale, ma un segreto. In questo luogo, concepito da Franco Maria Ricci come compimento di una promessa fatta a Jorge Luis Borges, l’architettura diventa linguaggio. Il perimetro protegge, la forma comunica, il percorso costringe a scegliere. Proprio come l’Intelligence.

Giovedì 22 gennaio alle 17.30, Mario Caligiuri – presidente SOCINT e ordinario all’Università della Calabria – parlerà di Arte e Intelligence, muovendo da un metodo che egli stesso, nel volume Intelligence (Treccani), definisce “una nuova scienza del potere” capace di riorganizzare i tradizionali percorsi del sapere.
A questa impostazione teorica si affianca l’analisi empirica de Le parole dell’Intelligence (Treccani), lessico ricostruito attraverso le principali riviste internazionali del settore. Molto più di un glossario, un itinerario culturale che trova nell’arte lo specchio critico. Ne emerge una disciplina che non si limita alla sicurezza, ma riguarda il modo in cui la società interpreta l’avvenire. Nel percorso proposto da Caligiuri, dieci capolavori dell’arte diventano soglie interpretative: dalla Scuola di Atene di Raffaello, dove l’Intelligence si manifesta come sintesi, fino agli Effetti del Buon Governo di Lorenzetti, in cui la conoscenza è condizione della democrazia. Tra l’una e l’altro l’inganno, il segreto, la stratificazione dell’informazione, i bias cognitivi.
Un accostamento che non si esaurisce nella descrizione delle opere, ma che sarà attraversato e approfondito durante l’incontro, come Caligiuri stesso precisa: “Questo abbinamento, nel luogo simbolico del labirinto, indica l’importanza di trovare le giuste strade per anticipare i fenomeni, in modo da non rimanere travolti dalle rapidissime trasformazioni. L’Intelligence è il tempo del futuro, è orientata a prevedere le dinamiche sociali e del potere, mentre l’arte, della quale Franco Maria Ricci è stato uno degli interpreti più visionari, descrive non ciò che il mondo è, ma ciò che il mondo diventerà. Può essere questa una chiave per interpretare la metamorfosi che stiamo vivendo? Lancerò un sasso nello stagno”.

Il Labirinto, dunque, rende visibile ciò che l’Intelligence fa ogni giorno: procedere per tentativi, riconoscere i vicoli ciechi, distinguere il segnale dal rumore. In sintesi, orientarsi nell’incertezza. Ogni bivio, una scelta. E l’uscita non è esterna: coincide con il centro.
In questo quadro si inserisce anche il confronto con l’intelligenza artificiale.
Le reti neurali, come i labirinti, sono fatte di strati. Ma se nel labirinto classico al centro c’è la verità (o il mostro), nei modelli generativi – è stato ribadito durante la cerimonia di assegnazione della terza edizione del Premio SOCINT | G-Research – il centro tende all’omologazione statistica. Tutte le combinazioni possibili, raramente il senso. Borges lo aveva intuito nella Biblioteca di Babele: un universo di libri, veri e falsi, profetici e ingannevoli. L’umanità sommersa non dalla mancanza di informazioni, ma dall’eccesso.
L’Intelligence si colloca esattamente in questa prospettiva: non è accumulo, è facoltà di discernimento. Per questo Caligiuri parla di“conoscenza profonda”: non deep state come minaccia, ma deep knowledge come risorsa. Un sapere che non delega all’algoritmo la decisione ultima, ma riafferma la centralità dell’essere umano nell’interpretazione del reale.
Il Labirinto della Masone, costruito con materiali del territorio e ispirato a utopie architettoniche mai realizzate, è il luogo ideale per porre questa domanda oggi. Qui, tra struttura e simbolo, l’Intelligence si mostra per ciò che è: l’arte di vedere l’invisibile.

