OTTANT’ANNI de IL POLO: dalla TENDA ROSSA alla COMPETIZIONE ARTICA DEL XXI SECOLO
🇬🇧 On December 21 the city of Fermo will mark the 80th anniversary of the journal Il Polo and the 40th anniversary of the death of Silvio Zavatti. The event brings together institutional representatives to explore how the historical legacy of polar exploration has evolved into a strategic analytical lens for understanding contemporary Arctic competition. Among the speakers are Ambassador Carlo Pinna, Italian Special Envoy for the Arctic; Brigadier General Carlo Di Somma, president of the Joint Inter-Service Steering Committee for the Arctic, Sub-Arctic and Antarctic Environment at the Defence General Staff; and Emanuela Somalvico, director of the Arctic Intelligence Observatory of the Italian Intelligence Society (SOCINT) and member of the Scientific Committee of Il Polo.
🇮🇹 Il 21 dicembre la città di Fermo celebra l’80° anniversario della rivista Il Polo e il 40° anniversario della scomparsa di Silvio Zavatti. L’evento riunisce rappresentanti istituzionali per riflettere su come l’eredità storica delle esplorazioni polari si sia trasformata in una chiave analitica strategica per comprendere la competizione artica. Interverranno l’Ambasciatore Carlo Pinna, Inviato Speciale per l’Artico; il Generale di Brigata Carlo Di Somma, presidente del Comitato di Indirizzo Interforze per l’Ambiente Artico, Subartico e Antartide presso lo Stato Maggiore della Difesa; ed Emanuela Somalvico, direttore dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico della Società Italiana di Intelligence (SOCINT) e membro del Comitato Scientifico della rivista Il Polo.
L’Artico è uno spazio in rapida e profonda trasformazione. La crescente militarizzazione, la competizione per l’accesso alle risorse energetiche e minerarie e l’accelerazione del cambiamento climatico – che nella regione circumpolare procede a un ritmo doppio rispetto alla media globale – ne fanno oggi un teatro geopolitico di primaria rilevanza per gli equilibri di sicurezza internazionale.
In questo contesto, la memoria delle esplorazioni polari del Novecento assume un significato che travalica la dimensione celebrativa per divenire strumento analitico. La conoscenza geografica, cartografica, meteorologica e ambientale che guidò le grandi spedizioni storiche costituisce infatti uno dei fondamenti concettuali su cui si innesta l’Intelligence applicata alle regioni estreme del pianeta.
È entro questa cornice interpretativa che si collocano le celebrazioni previste per domenica 21 dicembre a Fermo, promosse dall’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti”, diretto da Gianluca Frinchillucci. L’iniziativa commemora due ricorrenze di particolare rilievo: gli ottant’anni della rivista Il Polo, fondata nel 1945, e il quarantesimo anniversario della scomparsa di Silvio Zavatti, figura centrale nella divulgazione geografica ed esplorativa italiana del XX secolo.

Il momento culminante della giornata sarà la Santa Messa solenne – celebrata alle 12, nel Duomo di Fermo, da S.E. Mons. Rocco Pennacchio – in suffragio dei caduti e dei partecipanti alle spedizioni polari italiane. La commemorazione è dedicata in particolare ai caduti della spedizione del dirigibile Italia del 1928 – Vincenzo Pomella, Finn Malmgren, Aldo Pontremoli, Renato Alessandrini, Ettore Arduino, Attilio Caratti, Callisto Ciocca e Ugo Lago – nonché a quelli della spedizione Stella Polare (1899–1900) e a tutti coloro che contribuirono all’avanzamento della conoscenza nelle regioni polari affrontando condizioni di rischio estremo.
La spedizione del generale Umberto Nobile, partita dalla Baia del Re alle isole Svalbard il 23 maggio 1928, rappresenta uno degli episodi più drammatici dell’esplorazione polare novecentesca. Dopo aver raggiunto il Polo Nord alle 00.20 del 24 maggio, il dirigibile Italia, gemello del Norge che due anni prima aveva compiuto la prima trasvolata polare, precipitò sulla banchisa durante il viaggio di ritorno alle 10.33 del 25 maggio. L’impatto violento separò la cabina dall’involucro: nove uomini caddero sul pack, mentre altri sei rimasero intrappolati nel dirigibile che, alleggeritosi, riprese quota per scomparire definitivamente.
Nei quarantanove giorni successivi, i superstiti della cosiddetta “tenda rossa” si salvarono grazie alla determinazione del marconista Giuseppe Biagi, che con la piccola radio a onde corte – l’“ondina”, suggerita da Guglielmo Marconi – riuscì a trasmettere un segnale di soccorso intercettato il 3 giugno dal radioamatore russo Nikolaj Schmidt. Da quel momento prese avvio una complessa operazione internazionale di salvataggio, culminata il 12 luglio 1928 con l’arrivo del rompighiaccio sovietico Krassin, guidato dall’esploratore Rudolf Samoilovich. Nel corso delle ricerche scomparve anche Roald Amundsen, il cui aereo si inabissò il 18 giugno durante le operazioni di soccorso.
L’epigrafe incisa sul monumento di Ny-Ålesund, alle isole Svalbard, dedicato ai caduti del dirigibile Italia – Caddero per l’alta causa della conoscenza umana – sintetizza il significato profondo di quelle imprese. Inaugurato il 14 agosto 1963 su iniziativa di Tina Mazzini Zuccoli, il monumento sorge su una piccola area concessa dal re di Norvegia Olaf V e costituisce una simbolica enclave italiana nell’Alto Artico. Realizzato da Aldo Caratti, nipote del motorista Attilio, custodisce venti formelle marmoree provenienti da tutte le regioni italiane e uno scrigno con le lettere degli ultimi superstiti.
Quella stessa formulazione assume ai nostri giorni una risonanza strategica. Le caratteristiche geografiche e climatiche che resero le esplorazioni polari così rischiose continuano a definire la natura dell’Artico: la calotta glaciale, la complessità dei fondali, le rotte difficilmente percorribili e l’accesso limitato rendono la regione particolarmente rilevante per la guerra sottomarina e per il monitoraggio missilistico. Le brevi distanze aeree tra Eurasia e Nord America conferiscono inoltre un ruolo centrale al potere aerospaziale.
L’Artico è oggi un’area fortemente militarizzata. Tra le principali installazioni figurano la base aeronavale di Severomorsk, quartier generale della Flotta del Nord russa, le basi aeree di Nagurskoye e di Thule/Pituffik in Groenlandia, fondamentali per i sistemi di allerta precoce. Il cambiamento climatico, riducendo i tempi di navigazione tra Europa e Asia e rendendo accessibili risorse finora inavvicinabili, intensifica ulteriormente la competizione. Si stima che la regione artica ospiti circa il 13% delle riserve mondiali di petrolio e il 30% di quelle di gas naturale non ancora scoperte, oltre a minerali critici e terre rare.
La partecipazione alle celebrazioni di Fermo di figure chiave dell’ecosistema artico italiano sottolinea la rilevanza dell’evento. Interverranno l’Ambasciatore Carlo Pinna, inviato speciale per l’Artico; il Generale di Brigata Carlo Di Somma, presidente del Comitato di Indirizzo Interforze per l’Ambiente Artico, Subartico e Antartide presso lo Stato Maggiore della Difesa; ed Emanuela Somalvico, direttore dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico di SOCINT e membro del Comitato Scientifico della rivista Il Polo. L’Osservatorio di Intelligence sull’Artico, lo ricordiamo, rappresenta una delle articolazioni attraverso cui l’Italia, in qualità di Stato osservatore dell’Arctic Council, partecipa alla complessa governance multilivello della regione circumpolare. La presenza di SOCINT, evidenzia come la memoria delle esplorazioni polari non sia un esercizio nostalgico, ma un elemento fondativo di una capacità analitica capace di interpretare le dinamiche contemporanee.
Fondata nel 1945, Il Polo ha costituito per otto decenni un punto di riferimento per la divulgazione scientifica e la documentazione delle attività polari italiane e internazionali. La rivista ha accompagnato l’evoluzione della presenza italiana nelle regioni polari, dalla fase pionieristica delle esplorazioni alla partecipazione strutturata ai programmi di ricerca antartici, fino alla progressiva maturazione di una consapevolezza strategica della dimensione artica. Oggi, diretta da Gianluca Frinchillucci con Flavia Orsati caporedattrice e Giorgio Marinelli segretario Il Polo continua a rappresentare un presidio culturale essenziale per mantenere alta l’attenzione su questioni che, pur geograficamente remote, hanno implicazioni dirette sulla sicurezza nazionale e sugli equilibri internazionali.
A quarant’anni dalla sua scomparsa, Silvio Zavatti resta l’archetipo dell’esploratore-studioso capace di coniugare esperienza diretta, rigore scientifico e vocazione divulgativa. L’Istituto Geografico Polare che porta il suo nome, fondato a Forlì nel 1945 e oggi a Fermo nel 2012, custodisce un patrimonio archivistico di rilevanza internazionale e contribuisce alla formazione di quella cultura polare che costituisce un prerequisito indispensabile per una partecipazione consapevole dell’Italia alla governance artica.
La giornata del 21 dicembre si aprirà in mattinata con i saluti delle autorità comunali presso il Gabinetto del Sindaco a Palazzo dei Priori, proseguirà con la Santa Messa solenne e si concluderà con l’apertura pomeridiana del Museo Polare. Le celebrazioni – cui prenderanno parte anche Roberto Sparapani, presidente dell’Associazione Italia verso il Polo Nord, e Paolo Quattrocchi, presidente dell’Associazione Italia–Canada – si inseriscono in un percorso più ampio volto a custodire la memoria delle esplorazioni polari, a rendere omaggio a chi vi ha preso parte e a riaffermare il valore della ricerca geografica e dell’analisi strategica. In un contesto in cui le dinamiche artiche sono sempre più influenzate da fattori esterni alla regione, la memoria storica delle esplorazioni polari si conferma non come esercizio del passato, ma come strumento essenziale per comprendere la complessità del presente.

