EDUCARE A GIUDICARE, ADDESTRARE A RICONOSCERE. QUANDO LA CAPACITA’ CRITICA ENTRA NELL’ARCHITETTURA DELLA SICUREZZA
🇮🇹 La riforma dell’Intelligence tedesca e l’analisi di Mario Caligiuri affrontano la stessa vulnerabilità: una società esposta alla manipolazione. Ma intervenire sul flusso delle informazioni non equivale a insegnare ai cittadini a riconoscerla. La differenza emerge quando il metodo si rivolge alla fonte che lo ha insegnato.
🇬🇧Germany’s Intelligence reform and Mario Caligiuri’s analysis address the same vulnerability: a society exposed to manipulation. Yet intervening in the information flow is not the same as teaching citizens how to recognize manipulation. The difference becomes visible when the method is turned on its source.
Il 12 agosto il Governo tedesco ha approvato un disegno di legge che ridefinisce il campo d’azione dei Servizi nazionali. Alla raccolta e all’analisi delle informazioni si aggiungono capacità operative: intervenire sui sistemi informatici stranieri durante campagne cyber o di disinformazione, accedere occultamente a computer e telefoni, intercettare la comunicazione cifrata sul dispositivo, entrare in abitazioni in casi eccezionali; al servizio estero è riconosciuta la facoltà di misure idonee a indebolire le capacità offensive avversarie, incluso l’intervento diretto e, ove la situazione lo richieda, con mezzi cinetici. Il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, ha sintetizzato la riforma dicendo che “la Germania avrà finalmente veri Servizi segreti”.
Mario Caligiuri, presidente SOCINT e direttore del Master in Intelligence all’Università della Calabria, parte da qui in un articolo pubblicato sul Mattino. Osserva che il modello tedesco è per certi aspetti unico – l’Intelligence è presente anche nei sedici Länder, con autorità che collaborano con il Servizio federale senza esserne sovraordinate – e che un dispositivo più capillare richiede un coordinamento maggiore. La cornice, per lui, è una guerra senza limiti dichiarata da tempo: in quella condizione la disinformazione non è un fenomeno collaterale, ma il terreno su cui si giocano le sfide della sicurezza e della democrazia.

Il passaggio più interessante arriva dopo.
Se la manipolazione delle informazioni – sempre esistita – è diventata una componente della competizione strategica, non basta guardare a chi produce e diffonde una notizia falsa: occorre monitorare anche a chi la riceve. Il fascio di luce, scrive Caligiuri, deve allargarsi al destinatario: i cittadini, ma anche le élite pubbliche, che l’inganno può indurre a decidere contro gli interessi che dovrebbero difendere.
È qui che entra in campo l’educazione, non come complemento della sicurezza ma come sua infrastruttura immateriale. Accrescere la cultura dell’Intelligence – tanto nella classe dirigente quanto nella popolazione – è un’esigenza che ha una tradizione italiana – quindici anni fa Aldo Giannuli ricostruiva l’uso dei media da parte dei Servizi – e che oggi, con le piattaforme digitali e l’intelligenza artificiale, andrebbe ampliata.
Berlino interviene sul flusso, Caligiuri sul destinatario. Non sono opzioni alternative. Ma poste accanto, la domanda cambia: che cosa significa insegnare a una società a riconoscere la manipolazione?
Se il metodo consiste nel verificare una fonte, ricostruire la provenienza di un contenuto, distinguere ciò che una prova dimostra da ciò che soltanto suggerisce, chi lo apprende non può sapere in anticipo contro chi lo impiegherà. Una società addestrata a verificare le fonti verifica anche quelle dello Stato che l’ha formata. Non è un “effetto collaterale”, è una conseguenza diretta del metodo.
La riforma tedesca impone, allora, un’ulteriore riflessione.
L’impianto interviene sul Trennungsgebot, la separazione tra Polizia e Servizi che la Germania ha adottato come conseguenza dell’esperienza della Gestapo e della Stasi: un attrito progettato non per limitare l’efficienza, ma per proteggere la democrazia dal proprio apparato di sicurezza. Il punto controverso del dibattito tedesco non sono, infatti, i nuovi poteri, ma il loro rapporto con il controllo: il Governo indica tra i suoi obiettivi una vigilanza più efficiente, la critica legge nel testo una riduzione del controllo pubblico.
Il testo passa ora all’esame del Parlamento. Un percorso simile riguarda l’Italia: il 5 agosto il Governo ha approvato un disegno di legge che concentra nella Difesa la responsabilità della capacità cyber, attribuendo al Capo di Stato maggiore la qualifica di autorità cyber e istituendo il Comando interforze Cyber Intel. Nello stesso momento in cui sollecita la società ad allenare il pensiero critico, l’apparato riconfigura il proprio.
Il pensiero critico dei cittadini e i controlli sui Servizi rispondono alla stessa esigenza. Resta da capire se procederanno di pari passo.

