GUERRA COGNITIVA E MINACCE IBRIDE: I NUOVI CONFINI DEL BELLIGERARE
🇮🇹 Mario Caligiuri ospite alla Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia e all’Università degli Studi Internazionali per misurare la distanza tra ciò che chiamiamo ancora “guerra” e ciò che la guerra è già diventata.
🇬🇧 Mario Caligiuri across Rome – from the Advanced School for Police Forces to the International University – to examine the distance between what we still call “war” and what war has already become.
Giovedì 23 aprile, il presidente SOCINT Mario Caligiuri sarà protagonista di due appuntamenti romani che condensano, in un’unica giornata, l’urgenza analitica e la responsabilità formativa che la stagione delle guerre ibride impone alle istituzioni della sicurezza e dell’alta formazione.

Al mattino, presso la Scuola di Perfezionamento delle Forze di Polizia – piazza di Priscilla 6, Roma – Caligiuri coordinerà il Gruppo di Lavoro “Minaccia ibrida e sicurezza in uno scenario di guerra cognitiva” nell’ambito dell’VIII Convegno di Analisi Criminale. Un tavolo operativo che chiama a confronto analisti, operatori delle forze dell’ordine e studiosi attorno a una questione che non ammette dilazioni: come si difende una società quando il campo di battaglia è la mente collettiva?
Nel pomeriggio, alle 14, presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma – via delle Sette Chiese 139 – nell’ambito della Scuola di Scienze della Politica, Caligiuri terrà il seminario “Le guerre ibride: i nuovi orizzonti del belligerare”, introdotto da Pino Pisicchio. Un’analisi sistematica di come il conflitto contemporaneo si sia spostato dal terreno fisico a quello percettivo, informativo, neurocognitivo.

La guerra cognitiva non è una proiezione futura. È il conflitto in corso, già dentro le nostre infrastrutture digitali, dentro i flussi informativi che strutturano la nostra percezione del reale, dentro i processi decisionali delle nostre democrazie.
Diversamente dalle guerre classiche, essa non impiega armi convenzionali, eppure produce effetti strategici profondi e duraturi: polarizzazione sociale, radicalizzazione, erosione della capacità collettiva di resistere. Attraverso disinformazione, propaganda algoritmica, operazioni psicologiche condotte attraverso i social media e un impiego sempre più sofisticato dell’intelligenza artificiale, attori statuali e non statuali mirano a plasmare volontà, frammentare identità, neutralizzare la coesione, senza sparare un colpo. Casi documentati – dalle operazioni di influenza sul ciclo elettorale statunitense all’impiego cinese di piattaforme digitali come vettori di penetrazione culturale – confermano che questa è una pratica sistemica del presente. Il ruolo della ricerca applicata in Intelligence e della formazione delle forze di sicurezza diventa, in questo perimetro, esso stesso un atto di difesa strategica.
Gli appuntamenti del 23 aprile lo attestano: un convegno operativo con le Forze di Polizia al mattino, un seminario accademico nel pomeriggio.
Due modalità, un unico imperativo: comprendere per contrastare.

