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INTELLIGENCE al FEMMINILE: presenza, metodo e ruolo strategico nei Servizi di informazione

Qual è il ruolo delle donne nell’intelligence e come la loro presenza modifica la capacità dei Servizi di interpretare il mondo? Nell’intervista rilasciata a Patrizia Renzetti (Itabloid), Mario Caligiuri ricostruisce la storia dell’Intelligence al femminile.

Fin dall’antichità, le donne hanno operato in reti informative complesse, combinando raccolta dati, analisi strategica e influenza politica. Cleopatra strutturò una rete di Intelligence capace di orientare le decisioni di Giulio Cesare. Teodora di Bisanzio, nel 532 d.C., utilizzò la propria rete per guidare le azioni militari di Belisario, dimostrando capacità di sintesi e lettura dei segnali deboli.

Nel Medioevo, l’istituzionalizzazione delle pratiche informative includeva agenti femminili. Il Memoria di pagamento alle spie del Comune di San Gimignano (1269) attesta compensi pari a quelli maschili. A Venezia, dame colte riferivano informazioni sul contesto interno e sugli equilibri delle corti europee. Nel Rinascimento e nella Francia di Richelieu, nobildonne impiegate nelle reti di spionaggio operavano con metodo e cultura strategica, contribuendo a una funzione cognitiva del potere.

Il Risorgimento segnò la diffusione della partecipazione femminile: la Contessa di Castiglione fu inviata da Cavour a Parigi come parte di un sistema più ampio, comprendente Paolina di Rasini, Maria Canera di Salasco e Marie Lætitia Wyse Rattazzi Bonaparte. Patriote delle reti della Carboneria trasmettevano informazioni cifrate in ventagli o tra i capelli, mostrando consapevolezza metodologica e capacità analitica.

Nel Novecento e durante le guerre mondiali, lo spionaggio rimase tattico; l’intelligence si consolidò come funzione analitica e strategica. Il contributo femminile si specializzò: Gertrude Bell disegnò carte topografiche e contribuì alla definizione dei confini del Medio Oriente post-ottomano; Luisa Zeni operò in Austria con documenti nascosti nei bottoni; Louise de Bettignies guidò la rete “Alice”; Virginia Hall operò in territorio nemico con una protesi; Noor Inayat Khan pagò con la vita; Joséphine Baker e Marlene Dietrich trasmisero informazioni sotto copertura artistica. La sottovalutazione dovuta a pregiudizi di genere si trasformò in vantaggio operativo.

Caligiuri sottolinea che la partecipazione femminile oggi non è simbolica ma funzionale: amplia lo spettro interpretativo, riduce bias cognitivi, potenzia la capacità di rilevare segnali deboli e interpretare informazioni in contesti complessi e non lineari. La tripartizione concettuale consente di leggere i Servizi come funzioni cognitive dello Stato: apparato istituzionale, regolato dalla legge 801/1977, con controllo parlamentare e giudiziario; metodo, ciclo informativo completo, dalla raccolta all’analisi dei dati; cultura, capacità di selezionare segnali rilevanti dal rumore, indispensabile in un’epoca di sovrabbondanza informativa.

Stella Rimington ed Eliza Manningham-Buller hanno guidato l’MI5, Elisabetta Belloni ha diretto il DIS e Avril Haines ha coordinato l’Intelligence Community americana. La “sensibilità femminile” – intesa come capacità di ampliare prospettive e ridurre autoreferenzialità – non è un’attitudine, ma una risorsa analitica. Lo confermano, tra gli altri, Bill Gates e Yuval Harari.

Talleyrand puntualizzava che, nelle circostanze cruciali, “bisogna mandare avanti le donne”.

La storia dell’Intelligence mostra che, il più delle volte, ci sono andate da sé.

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