Mario CaligiuriMaster in IntelligenceUniversità della Calabria

INTELLIGENCE, LAURA SABRINA MARTUCCI AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “LA DERADICALIZZAZIONE RICHIEDE NUOVE CATEGORIE SI ANALISI”.

Rende (20.1.2026) – “La deradicalizzazione: il contesto culturale” è il titolo della lezione tenuta da Laura Sabrina Martucci, direttrice del Master in “Terrorismo, prevenzione della radicalizzazione eversiva, sicurezza e cybersecurity” dell’Università “Aldo Moro” di Bari, nell’ambito del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Martucci ha sviluppato un’analisi ampia e articolata dei fenomeni di radicalizzazione e deradicalizzazione, evidenziando come tali processi non possano essere compresi attraverso approcci semplificati o esclusivamente securitari.

Secondo la docente, la radicalizzazione rappresenta un fenomeno complesso e stratificato, che coinvolge dimensioni culturali, politiche, identitarie, cognitive, sociali e giuridiche, mentre la deradicalizzazione non può essere intesa come una fase automatica o meramente consequenziale, bensì come un percorso autonomo e strutturato, che richiede strumenti analitici specifici e politiche di intervento fondate su una profonda conoscenza dei contesti e delle regole.

Sabrina Martucci

La riflessione si è collocata all’interno di un quadro internazionale segnato da profonde trasformazioni geopolitiche e tecnologiche. In tale contesto, la docente ha attribuito particolare rilevanza al ruolo crescente delle tecnologie digitali e, in modo specifico, dell’intelligenza artificiale generativa, quale fattore di trasformazione dei processi di radicalizzazione.

Martucci ha osservato come l’IA generativa stia modificando in maniera sostanziale le modalità di produzione, diffusione e personalizzazione dei contenuti estremisti, consentendo la creazione di narrazioni altamente persuasive, adattabili ai profili psicologici e culturali dei singoli destinatari.

Secondo la docente, l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale generativa consente agli attori estremisti di superare i limiti tradizionali della propaganda, rendendo i messaggi ideologici più credibili, coerenti e difficilmente distinguibili da contenuti legittimi. Attraverso l’uso di chatbot, deepfake e sistemi di generazione automatica di testi e immagini, è possibile costruire ambienti comunicativi immersivi, capaci di rafforzare progressivamente l’adesione ideologica e di ridurre la capacità critica dell’individuo. In questo senso, la mente rappresenta una vera e propria “superfice d’attacco”, mentre la GenIA diventa un moltiplicatore di efficacia delle strategie proselite di radicalizzazione, incidendo direttamente sui processi cognitivi e decisionali.

Particolare attenzione è stata dedicata alle dinamiche cognitive e identitarie che caratterizzano tali processi, amplificano e condizionano tensioni geopolitiche regionali, come avvenuto nel conflitto a Gaza.

Martucci ha quindi evidenziato come questo tipo di radicalizzazione “di contesto” stia creando nuovi ecosistemi di minacce digitali e Regionali,  frutto di una interconnessine organica e funzionalmente integrata tra dinamiche di comunicazione e impatto geopolitico.

L’intelligenza artificiale, grazie a modelli predittivi e alla personalizzazione dei contenuti, favorisce la formazione di “bolle cognitive” in cui l’individuo viene esposto a narrazioni univoche e polarizzate, le quali possono legittimare l’uso della violenza, concepita come strumento operativo di una vera e propria “teologia dell’odio”.

In tale prospettiva, la docente ha richiamato l’attenzione sulle tecniche di manipolazione cognitiva che  non devono essere intese in senso semplicistico, ma come un insieme strutturato di pratiche finalizzate a destrutturare le convinzioni precedenti dell’individuo e a sostituirle con nuove narrazioni psicologico-identitarie.

Sono pratiche che vanno  dal gaming alla dipendenza cognitiva, empatico-emozionale, alla c.d. abituazione psicologica di modellamento e appartenenza avatarizzata, per lo sviluppo di nuove  plasticità comportamentali. Il controllo delle fonti informative, la ripetizione ritualizzata dei messaggi, la ridefinizione del linguaggio e la pressione del gruppo trovano oggi nei sistemi di IA strumenti capaci di amplificarne la capacità di modificare i propri comportamenti, gli schemi di risposta e le strategie di adattamento, in una sorta di  “resilienza” eversivo-radicale.

La docente ha sottolineato come il fattore religioso, frequentemente associato ai fenomeni di radicalizzazione jihadista, oggi venga superato da altri fattori  di spinta: politici, sociali,  fortemente diversificati.

Tutte le pratiche hanno in comune il metodo “fideistico” di induzione a “credere” nella giustizia dell’azione eversiva, utilizzando in modo distorto e strumentale  contenuti politici, religiosi, e così via. In questo senso, lo studio dei processi di conversione e affiliazione religiosa, così come delle tecniche di brainwashing e di manipolazione politica, risulta essenziale per comprendere come il linguaggio venga piegato a finalità violente, terroristico-sovversive o criminali, perdendo la propria dimensione autentica.

Un’ampia parte della lezione è stata dedicata alle strategie di prevenzione e ai programmi di deradicalizzazione, ambito nel quale la Prof.ssa Martucci vanta una consolidata esperienza scientifica e applicativa. La docente ha evidenziato come tali programmi debbano essere fondati su un approccio di legalità degli interventi e un azione multidisciplinare, in grado di integrare competenze giuridiche, psicologiche, sociali e culturali, che devono necessariamente confrontarsi con le nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale generativa e dalle nuove cornici di limiti e garanzie tracciate dall’AI ACT e dalla Direttiva LED (2016/680).

La deradicalizzazione, ha spiegato la docente, si configura come un processo di riabilitazione e reinserimento sociale, che non può prescindere dalla ricostruzione della capacità critica dell’individuo e dalla riappropriazione di strumenti interpretativi autonomi. In questo senso, il contrasto agli effetti della manipolazione digitale e dell’IA generativa richiede interventi di lungo periodo, fondati sull’educazione, sul rafforzamento delle competenze cognitive e sulla ricostruzione di legami sociali positivi. In particolare, Martucci ha,inoltre,  sottolineato l’importanza di sviluppare interventi basati su analisi di genere, applicate alle differenti età evolutive, capaci di rispondere alle specifiche vulnerabilità esposte dai soggetti più giovani all’interazione con ambienti digitali altamente persuasivi.

Nel corso della lezione è stato affrontato anche il tema di percorsi di deradicalizzazione ispirati alla tutela dei diritti fondamentali, ma oggi anche e necessariamente all’impiego di tecniche e strumenti di GenAI per la predittività e la riabilitazione. Martucci ha evidenziato come i sistemi democratici siano chiamati a un complesso bilanciamento tra esigenze di sicurezza, prevenzione dell’estremismo violento e tutela delle libertà individuali, sottolineando i rischi connessi a un utilizzo non regolato o eccessivamente invasivo degli strumenti tecnologici in queste pratiche e ha presentato nuovi progetti di ricerca sui temi, con l’applicazione di algoritmi e tecniche di linguistica forense e MedicalAI.

La legittimità giuridica delle politiche di prevenzione e dei programmi di deradicalizzazione si confronta oggi con nuove dimensioni  perché tutti siamo chiamati a rapportare le nostre azioni all’uso affidabile dell’AI, ovvero secondo i 7 principi tracciati dalla Ethics Guidelines for Trustworthy AI. Un indirizzo –  ha affermato la docente – che rappresenta un elemento imprescindibile per evitare derive securitarie e per preservare la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni.

Nel delineare il ruolo dell’analista di intelligence, Martucci ha infine sottolineato – tracciando un focus articolato sulla radicalizzazione in Medio Oriente e Sahel –  la necessità di sviluppare una capacità di lettura critica e integrata dei fenomeni di radicalizzazione, che tenga conto delle trasformazioni introdotte dall’intelligenza artificiale generativa, ma attenta ad una costante “contestualizzazione geopolitica” dei fenomeni.

L’analista è chiamato non solo a interpretare dati e informazioni, ma anche a comprendere le dinamiche “locali”, cognitive, simboliche che sottendono ai nuovi processi di estremismo violento, fornendo al decisore politico analisi “a  predittività avanzata”, per la Sicurezza negli scenari di radicalizzazione eversiva ad  alta complessità.

La docente ha offerto una visione ampia e problematica dei processi di radicalizzazione e deradicalizzazione, mettendo in luce come la prevenzione dell’estremismo violento richieda oggi competenze che implicano “l’integrazione ordinata degli strumenti analitici delle scienze sociali e dell’intelligence in un quadro giuridico multilivello fondato sullo Stato di diritto, orientato a una visione umanocentrica e generativa, capace di governare — anche nei “mondi altri” prodotti dalle tecnologie digitali e  dall’immaginario, metaforicamente, ispirato alla cultura ISEKAI — la trasformazione dell’esperienza umana entro “un’ecologia integrale della sicurezza, della dignità e dei diritti fondamentali”.

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