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ITALIA SOTTO STRESS. Quali lezioni dalla strategia iraniana per comprendere il mondo instabile?

Nel quadro delle tensioni che attraversano il Medio Oriente, la posizione dell’Iran continua a rappresentare uno degli elementi più difficili da interpretare per gli osservatori occidentali. Non si tratta soltanto di una potenza regionale coinvolta in una fitta rete di rivalità strategiche, ma di un sistema politico e culturale la cui resilienza affonda le radici in una memoria storica stratificata.

L’Iran odierno è, infatti, l’erede di una tradizione statuale che si estende per millenni e che ha conosciuto fasi di grande espansione alternate a periodi di pressione esterna e di confronto con potenze rivali. Una memoria di lunga durata che contribuisce a modellare la percezione iraniana della sicurezza e del suo ruolo nello spazio regionale.

Le crisi attuali non possono essere lette, dunque, come episodi contingenti della politica internazionale, ma come passaggi di una traiettoria senza tempo, nella quale il rapporto tra autonomia, identità nazionale e sopravvivenza dello Stato assume un valore dominante.

Queste dinamiche sono state al centro dell’incontro Italia sotto stress, promosso dall’Istituto di Studi Politici “Giorgio Galli”, nel quale l’Ambasciatore Sergio Vento e Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, hanno offerto due prospettive complementari per interpretare la crisi iraniana e le trasformazioni dell’ordine internazionale.

L’Ambasciatore Vento ha ricordato che ogni lettura del presente richiede contesto. Senza di esso, si rischia di cadere in reazioni emotive e giudizi superficiali. La chiave per comprendere le dinamiche globali è la storia: dalla Guerra Fredda alla riunificazione tedesca, dall’unipolarismo degli anni Novanta alla trasformazione della Cina, i convincimenti errati del passato continuano a pesare sulle decisioni attuali.

Il diplomatico ha sottolineato la rilevanza della supremazia geopolitica: gli imperi contemporanei – Russia, Cina, Turchia, Iran – operano secondo logiche interne e identitarie differenti dagli imperi storici, spesso negando le alterità locali e ridefinendo equilibri regionali con strumenti di potenza diretta e indiretta. L’errore, ha ammonito, è credere che il dissenso interno possa essere manipolato senza rischi; al contrario, le risposte esterne rafforzano spesso la coesione interna dei regimi.

Mario Caligiuri ha messo in rilievo la dimensione culturale dell’analisi: i punti di forza del nostro Paese – patrimonio intellettuale, posizione geografica e capacità manifatturiera – devono essere letti alla luce dei punti di debolezza: demografia, istruzione, criminalità organizzata. Una visione che collega la storia dell’Italia alle sfide più attuali, dall’energia all’economia, dall’informazione alla sicurezza nazionale.

L’Intelligence, come spiegato da Caligiuri, è un metodo di pensiero applicabile alla comprensione dei conflitti, alla prevenzione dei rischi e alla gestione della complessità.

La vicenda iraniana illustra perfettamente il concetto: le valutazioni iniziali americane sul regime si sono rivelate errate, proprio perché mancavano di contesto storico, culturale e sociale. L’analisi dei limiti e delle potenzialità di Teheran – combinata con la comprensione dei meccanismi di propaganda e percezione interna – avrebbe permesso previsioni più realistiche.

Il contributo di Vento e Caligiuri – raccolto da Radio Radicale – suggerisce un approccio: comprendere la lunga durata, combinare geopolitica e cultura, integrare storia, Intelligence e dimensione sociale. La lezione è chiara: addestramento è sinonimo di educazione, di competenza, e non si limita alla difesa; serve a interpretare correttamente l’evoluzione dei conflitti, prevenire errori di valutazione e orientare le scelte politiche in un mondo VUCA: volatile, incerto, complesso, ambiguo.

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