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IL POLO, la rivista che racconta l’ARTICO, compie ottant’anni

In un’epoca in cui l’Artico assume, giorno dopo giorno, rilevanza strategica – catalizzata dal cambiamento climatico, dall’apertura di nuove rotte commerciali e dalla competizione per l’accesso alle risorse – la ricerca polare italiana celebra un traguardo significativo che vede protagonisti anche esponenti dell’Osservatorio Artico della Società Italiana di Intelligence. Mercoledì 22 ottobre, alle 15, alla Società Geografica Italiana a Roma, sarà presentata la rivista dell’Istituto Geografico Polare di Fermo “Silvio Zavatti”, Il Polo, che quest’anno festeggia un importante anniversario: ottant’anni di pubblicazione ininterrotta.

All’evento, aperto al pubblico, interverranno Emanuela Somalvico, direttore dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico (SOCINT), e Gianluca Frinchillucci, membro dello stesso Osservatorio nonché direttore dell’Istituto Geografico Polare “Silvio Zavatti” e della rivista Il Polo. La loro partecipazione sottolinea il legame tra ricerca scientifica, diplomazia culturale e analisi Intelligence in una regione considerata uno dei punti focali della competizione geopolitica del XXI secolo.

Fondata nel 1945 da Silvio Zavatti — quando il primo numero consisteva di un solo foglio, a causa della carenza di carta nel dopoguerra — Il Polo è una delle voci più autorevoli e longeve della ricerca polare italiana e internazionale. Per otto decenni, la rivista ha documentato l’evoluzione delle conoscenze polari, dalle grandi esplorazioni del dopoguerra alle sfide del riscaldamento globale, mantenendo intatta la sua vocazione originaria: coniugare rigore scientifico e accessibilità culturale.

La pubblicazione trimestrale ha saputo attraversare le epoche mantenendo un approccio multidisciplinare che spazia dalle scienze naturali — oceanografia, glaciologia, biologia, chimica ambientale — agli studi umanistici: storia delle esplorazioni, antropologia, etnografia, questioni legali e di governance artica. Questa ampiezza tematica riflette la visione olistica dell’Istituto, secondo cui le regioni polari non sono soltanto laboratori scientifici, ma anche spazi di incontro tra culture, testimonianze di resilienza umana e frontiere geopolitiche di crescente rilevanza.

L’incontro romano, che si terrà a Villa Celimontana, Sala E. Migliorini, rappresenterà un momento di riflessione sul ruolo della ricerca polare italiana in uno scenario internazionale complesso. I saluti istituzionali – affidati a Claudio Cerreti (presidente della Società Geografica Italiana), Agostino Pinna (inviato speciale per l’Artico, MAECI), al Gen. Carlo di Somma (presidente del Comitato di Indirizzo Interforze per l’Ambiente Artico, Subartico e Antartide Stato Maggiore Difesa) e a Gianluca Frinchillucci – evidenzieranno la dimensione strategica che il Grande Nord ha assunto per il nostro Paese.

La prima sessione, dedicata all’attualità polare e moderata da Massimo Mapelli (capo servizio TG La7), vedrà gli interventi di Roberto Sparapani (presidente dell’Associazione “L’Italia al Polo Nord”), Paolo Plini (Istituto di Scienze Polari CNR), Paolo Quattrocchi (direttore Centro Studi Italia Canada) ed Emanuela Somalvico (direttore dell’Osservatorio Intelligence sull’Artico SOCINT). Questi contributi offriranno una lettura aggiornata delle dinamiche geopolitiche, scientifiche e di sicurezza che caratterizzano l’estremo nord del pianeta, dove la collaborazione internazionale è messa alla prova dalle tensioni globali.

La seconda sessione, moderata da Leonardo Parigi (presidente dell’Osservatorio Artico), sarà dedicata a storia e memoria polare. Martino Longo (Società Geografica Italiana, Ufficio Sociale), Antonio Ventre (direttore del Museo “Umberto Nobile”) e Flavia Orsati (caporedattrice de Il Polo) ricostruiranno il filo rosso che lega le grandi imprese esplorative italiane – dal dirigibile Norge di Umberto Nobile alle spedizioni di Zavatti – alla ricerca contemporanea, mostrando come la memoria storica sia fondamento per comprendere il presente.

L’evento offrirà anche l’occasione di riflettere sul ruolo della diplomazia culturale come strumento di soft power. L’Italia, attraverso la stazione di ricerca Dirigibile Italia alle Svalbard e iniziative come quelle dell’Istituto Geografico Polare, sta consolidando una presenza qualificata nell’Artico. Come sottolinea Gianluca Frinchillucci – che incarna la continuità tra la visione di Zavatti e le sfide del XXI secolo – “la collaborazione scientifica internazionale non solo promuove la conoscenza, ma crea anche ponti diplomatici cruciali in tempi di tensione geopolitica”.

La rivista Il Polo, con il suo comitato scientifico composto da professori universitari, ricercatori, esploratori, antropologi e storici di fama internazionale, è espressione concreta di questo approccio. geopolitica”. La recente edizione speciale, in inglese, dedicata al parallelo tra Artico e Terzo Polo (Himalaya–Hindu Kush), testimonia la volontà di dialogare con la comunità scientifica globale, offrendo prospettive originali su sfide comuni.

Gli ottant’anni di Il Polo non rappresentano soltanto un anniversario da celebrare, ma un punto di partenza per riflettere e interrogarsi sul futuro. Come recitava il primo, simbolico foglio del 1945, pubblicato in un’Italia che usciva dalla guerra, Il Polo ha sempre rappresentato uno sguardo oltre l’immediato: una finestra su mondi estremi che ci ricordano i limiti e le possibilità dell’agire umano. Ottant’anni dopo, in un contesto profondamente mutato ma altrettanto bisognoso di visione, quella vocazione – guardare oltre l’immediato, verso i limiti e le possibilità dell’agire umano – rimane intatta.

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