INTELLIGENCE, CULTURA della DEMOCRAZIA
🇬🇧 The presentation of Intelligence by Mario Caligiuri (Treccani, Voci series), held at the Italian Encyclopedia Institute, convened Massimo Bray, Bernardo Giorgio Mattarella, Lorenzo Guerini, and Vittorio Rizzi for a discussion on the role of intelligence services within democratic culture. Moderated by Flavia Giacobbe, the event emphasized intelligence as a form of civic knowledge and a tool for cognitive freedom, reaffirming its strategic, ethical, and educational significance for the Republic.
🇮🇹 La presentazione del volume Intelligence di Mario Caligiuri (Treccani, collana Voci), svoltasi all’Istituto della Enciclopedia Italiana, ha riunito Massimo Bray, Bernardo Giorgio Mattarella, Lorenzo Guerini e Vittorio Rizzi in un dialogo sul ruolo dei Servizi nella cultura democratica. L’evento, moderato da Flavia Giacobbe, ha evidenziato l’Intelligence come sapere civile e strumento di libertà cognitiva, riaffermandone il valore strategico, etico e formativo per la Repubblica.

La cornice della Treccani, luogo simbolo della conoscenza come patrimonio civile, ha conferito all’iniziativa un significato che travalica la presentazione editoriale. L’ingresso dell’Intelligence nel repertorio enciclopedico rappresenta, infatti, il riconoscimento della sua piena dignità culturale e, al tempo stesso, un passaggio di fase: dall’Intelligence come pratica specialistica all’Intelligence come sapere pubblico, capace di orientare la coscienza democratica nel tempo della complessità.
Massimo Bray, direttore Generale della Treccani, ha sottolineato come la missione dell’Enciclopedia consista nel promuovere saperi che orientino la società in epoche di disinformazione e polarizzazione cognitiva. L’inserimento dell’Intelligence fra le voci Treccani risponde a questa esigenza: descrivere un’attività istituzionale e riconoscerne la valenza educativa e civica. La conoscenza, ha ricordato Bray, non è mai neutra, ma concorre alla costruzione del bene comune.
Bernardo Mattarella, professore di Diritto Amministrativo alla LUISS Guido Carli, ha interpretato l’Intelligence come funzione pubblica, essenziale alla tutela dello Stato di diritto. Ha evidenziato l’importanza della formazione di élite culturali e morali, capaci di integrare il sapere giuridico con la consapevolezza geopolitica e tecnologica. Le “minoranze creative”, da lui evocate, non indicano un’aristocrazia chiusa, ma una classe dirigente fondata sul merito e sulla responsabilità. In questa prospettiva, la cultura dell’Intelligence non coincide con la segretezza, bensì con la trasparenza metodologica e la precisione analitica che ogni democrazia matura deve saper coltivare.
Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR (Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) ha collocato la riflessione in una dimensione strategica e politica, sottolineando il nesso fra sicurezza e libertà. L’Intelligence, ha affermato, è un bene prezioso dello Stato, che opera a presidio della sovranità cognitiva e della coesione nazionale. La legge 124 del 2007, nel ridisegnare l’architettura dei Servizi, ha garantito equilibrio e controllo democratico, ma occorre rafforzare la capacità di visione strategica del sistema-Paese. Guerini ha insistito sulla necessità di una strategia di sicurezza nazionale che integri difesa, politica estera, economia e cultura, riconoscendo nell’intelligence un punto d’incontro fra conoscenza e decisione, fra etica della responsabilità e realismo politico.
Vittorio Rizzi, prefetto e direttore del DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) ha introdotto una dimensione umanistica e cognitiva, richiamando il valore del pensiero riflessivo in un’epoca dominata dalla velocità informativa. L’Intelligence, ha affermato, non è solo raccolta di dati, ma interpretazione del mondo, esercizio di libertà e responsabilità. Nella rivoluzione tecnologica in corso, l’intelligenza artificiale non deve sostituire quella umana, ma stimolarne l’evoluzione etica e critica, in una logica di complementarità, non di delega. Il rischio di delegare il giudizio agli algoritmi impone di riaffermare il primato del discernimento e della cultura.
Da prospettive differenti, ma convergenti, i relatori hanno delineato un orizzonte comune: un’Intelligence che non appartiene solo allo Stato, ma ai cittadini. Le conclusioni di Mario Caligiuri, autore del volume, presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, hanno ricomposto i diversi piani emersi nel dialogo: l’Intelligence come strumento di conoscenza, come presidio democratico e come progetto educativo. La sua funzione non si esaurisce nella sicurezza, ma si estende alla comprensione della complessità e alla costruzione di una cittadinanza consapevole. Per questo, l’Intelligence deve essere insegnata, studiata e praticata come forma di intelligenza collettiva, capace di orientare la Repubblica nel tempo dell’incertezza globale.
La presentazione del volume Treccani ha così offerto l’occasione per ribadire che la sicurezza non è solo difesa, ma cultura; non solo reazione, ma previsione; non solo apparato, ma pensiero. In questa sintesi si colloca il significato più profondo del lavoro di Caligiuri: restituire all’Intelligence la sua natura di sapere pubblico, fondato sull’etica della responsabilità e sull’ambizione di fare della conoscenza uno strumento di libertà.

