ARTICO, nuova frontiera della SICUREZZA ALLARGATA italiana
🇬🇧 – Emanuela Somalvico’s hearing before the Italian Chamber’s Foreign Affairs Committee marks a pivotal moment for Italy’s Arctic strategy. For the first time, the polar question is addressed beyond traditional geopolitical and military competition, integrating the criminological and economic implications of melting ice. Her intervention, precise in reconstructing Russo-Chinese dynamics and emerging commercial routes, envisions an unprecedented role for Italy: leading international efforts to prevent transnational organized crime in Arctic territories. Drawing on Italy’s expertise in anti-mafia operations and legal diplomacy, the proposal foresees the creation of a national multidisciplinary framework and the integration of preventive measures to be proposed within the Arctic Council, introducing the innovative perspective of comprehensive security and positioning Italy as a distinctive strategic contributor in a context dominated by materially superior actors.
🇮🇹 –L’audizione di Emanuela Somalvico presso la III Commissione Affari Esteri della Camera rappresenta un momento cruciale per la strategia italiana sull’Artico. Per la prima volta, la questione polare viene affrontata oltre la tradizionale competizione geopolitico-militare, integrando le implicazioni criminologiche ed economiche dello scioglimento dei ghiacci. L’intervento, rigoroso nella ricostruzione delle dinamiche russo-cinesi e delle rotte commerciali emergenti, propone un ruolo inedito per l’Italia: guidare gli sforzi internazionali per prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata nei territori artici. Fondato sull’esperienza italiana nel contrasto mafioso e sulla tradizione di diplomazia giuridica, il progetto prevede la creazione di un contenitore multidisciplinare nazionale e l’inserimento di azioni preventive da proporre al Consiglio Artico, introducendo la prospettiva innovativa della sicurezza allargata e collocando l’Italia come contributore strategico distintivo in un contesto dominato da attori con risorse materiali superiori.

Mercoledì 29 ottobre Emanuela Somalvico, presentandosi alla III Commissione Affari Esteri della Camera ha avviato una riflessione sul posizionamento italiano in Artico in un momento di transizione strategica.
A pochi mesi dal passaggio di presidenza del Consiglio Artico dalla Norvegia alla Danimarca e a quasi due anni dalla prima menzione esplicita della regione polare nella Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, l’Italia è chiamata a definire una presenza consapevole in un’area che l’Unione Europea ha qualificato come “necessità geopolitica” e non più come mera curiosità geografica.
Il direttore dell’Osservatorio di Intelligence sull’Artico, nato in seno alla Società Italiana di Intelligence, ha portato una prospettiva distinta dalla cronaca delle tensioni internazionali e dalla ricerca scientifica pura. L’approccio dell’Intelligence consente di cogliere la relazione tra elementi diversi, anticipare scenari complessi e filtrare la sovrabbondanza informativa. In un contesto segnato dalla disinformazione, questa capacità di distinguere il segnale dal rumore diventa competenza imprescindibile, e l’Artico si configura come laboratorio per osservare mutamenti strutturali degli equilibri globali.
L’istantanea di Somalvico inquadra le dinamiche russe e cinesi e la crescente operatività di attori emergenti evidenziando che il Grande Nord è, di fatto, un teatro operativo. La Federazione Russa ha strutturato la sua politica artica dal 2008, con basi militari riconfigurate, una flotta di rompighiaccio potenziata e infrastrutture strategiche avanzate. La Cina, da presenza scientifica con la Yellow River Station alle Svalbard, ha sviluppato una narrazione via via più articolata arrivando a definirsi “near Arctic State” e a investire massicciamente in rotte commerciali quali la Northern Sea Route, e la China-Europe Arctic Express . La cooperazione sino-russa, che include logistica digitale, modernizzazione portuale, meteorologia e comunicazioni satellitari, produce effetti concreti e segnali geopolitici rilevanti. Altri attori, come India, NATO, Svezia e Finlandia, rafforzano la complessità del contesto.

Somalvico – che è autrice del volume Prospettiva Artico (ed. Fondazione Margherita Hack, 2024) e curatrice della pubblicazione Le dinamiche artiche sotto la lente dell’Intelligence (Socint Press) – compie il salto interpretativo trasferendo l’attenzione dalla dimensione militare alla sicurezza allargata. Lo scioglimento dei ghiacci, l’apertura di nuove rotte commerciali e lo sviluppo infrastrutturale creano opportunità per infiltrazioni criminali da parte di attori statuali e non statuali. Il rischio di traffici di droga/armi/esseri umani, pesca illegale, sfruttamento delle comunità indigene e crimini ambientali non è una ipotesi, e l’esperienza italiana nel contrasto mafioso offre un vantaggio comparato da non sottovalutare. Le evidenze, pur limitate da dati empirici diretti, consentono di costruire scenari plausibili, collegando le dinamiche globali alle possibilità di criminalità organizzata nell’Artico, come dimostrano operazioni in Nord America e report internazionali.
Le raccomandazioni proposte includono la creazione di un contenitore multidisciplinare nazionale, un organismo internazionale per il coordinamento dell’analisi criminale e dell’Intelligence economica, l’integrazione di un focus anticrimine nei progetti del Sustainable Development Working Group del Consiglio Artico e il rafforzamento della presenza diplomatica come l’apertura di un consolato a Nuuk, capitale della capitale della Groenlandia. Ognuna delle iniziative mira a trasformare l’esperienza italiana in contributo distintivo.
Parlare d sicurezza allargata applicata all’Artico significa, dunque, connettere dimensione militare, economica, ambientale e criminologica, collocando l’Italia come architetto di governance e capofila nella prevenzione di minacce non convenzionali, valorizzando competenze ed eccellenze nazionali in un contesto dominato da potenze con risorse materiali superiori. La sfida resta tradurre intuizioni e scenari in policy efficaci, costruendo alleanze internazionali, centri di competenza e coordinamento multidisciplinare permanente.
L’Artico, da laboratorio geografico e scientifico, emerge così come spazio di leadership intellettuale e normativa italiana, dove il Paese può esercitare influenza attraverso soft power, expertise tecnico-giuridica e capacità di anticipazione strategica, proponendo un modello di governance che supera la separazione tradizionale tra sicurezza, economia e ambiente, e contribuendo agli equilibri globali del XXI secolo.



