GEOINT e fonti aperte, uno spunto di ricerca della commissione Geospatial Intelligence.

Abbiamo avuto modo di vedere come l’attività principale della GEOINT sia quella di correlare i dati raccolti, aumentandone così le possibilità di sfruttamento.

Spesso si pensa che i dati usati dall’intelligence siano tratti dalle fonti più inconfessabili. Spie, traditori, comunicazioni intercettate, fotografie ed immagini sottratte in modi rocamboleschi o per mezzo di tecnologie fantascientifiche.

In realtà i dati reperibili dalle c.d. fonti aperte sono tra quelli più usati. Esiste una disciplina di raccolta specifica per questa attività: la Open Source Intelligence (OSINT). Si potrebbe pensare che lo sfruttamento delle fonti aperte sia un’attività recente, dell’era di internet (fonte aperta per eccellenza). In quest’ottica l’OSINT sarebbe una disciplina resa possibile solo dalle moderne tecnologie. Non è proprio così.

E’ innegabile che molte delle informazioni più sensibili siano raccolte con metodi non comuni; va però considerato che lo scopo di un’analista intelligence è quello di fornire un quadro di situazione aderente in poco tempo. Inoltre tale analisi deve essere predittiva, cioè dovrà considerare i trend e tentare di prevederne gli esiti. Per questo motivo, ciò che rende un servizio informativo efficiente, è il saper processare velocemente molti dati, anziché semplicemente attendere l’arrivo della notizia di elevato valore.

Questo porta inevitabilmente ad un’attenzione verso le fonti aperte, che è anche una tradizione storica dei nostri servizi intelligence, da sempre molto preparati nell’OSINT (come riporta Andrea Vento). L’intelligence da fonti aperte, però, non è uno strumento secondario, né per “poveri” come potrebbe pensare qualcuno. “Non vi è nulla di più inedito di ciò che è già stato pubblicato”, scriveva Umberto Eco, spiegando così uno dei punti di forza dell’OSINT.

Esiste almeno un episodio della Seconda Guerra Mondiale che può aiutare a chiarificare questo concetto.

Turista per il Tenno

L’attacco giapponese a Pearl Harbour fu il frutto di una lunga e meticolosa pianificazione. Essa fu supportata da un’eccellente attività di intelligence che colmò tutte le Commander’s Critical Information Requirement (CCIR). I topografi nipponici furono in grado di mappare con esattezza tutta l’isola di Oahu, identificando anche gli obbiettivi militari. Le spie riuscirono a stabilire che il giorno in cui la maggior parte delle unità restava in porto era la domenica (trend). Inoltre identificarono quali navi fossero alla fonda domenica 7 dicembre 1941. Ciò consentì di scegliere la via di approccio migliore per gli aerei. Quella, cioè, meno difesa e dove fosse più semplice, per i piloti, orientarsi per arrivare sopra gli obbiettivi. Addirittura il gruppo degli aerosiluranti usò la darsena sud-est del porto come riferimento. Fu come seguire una pista da bowling che li portò dritti sulla zona di ormeggio delle corazzate. Tutto questo fu possibile grazie a semplici cartoline. Nell’isola erano infatti in vendita foto della baia di Pearl Harbour e di altri luoghi caratteristici. Alcuni uomini del consolato giapponese, fingendosi turisti, non dovettero fare altro che acquistare le cartoline e corredarle con altre fotografie ed osservazioni fatte in prima persona. Fu un autentico successo.

Geological Survey, U.S. Topographic map of the Island of Oahu: city and county of Honolulu, Hawaii. [Washington: The Survey, 1938] Map. https://www.loc.gov/item/2003627043/.

Dalle Post-cards ai Post

Come sappiamo oggi internet è invasa da informazioni che aspettano solo di essere sfruttate. Anche attività ultra-segrete possono essere reperite sulla rete. Dieci anni fa Sohaib Athar, il proprietario di una caffetteria in Pakistan, pubblicò questo Twitt: “un elicottero aleggia sopra Abbottabad all’una del mattino (è un evento raro)”. Era il 2 maggio del 2011 ed una squadra di forze speciali americane stava compiendo, ad Abbottabad, il raid che portava all’uccisione di Osama Bin Laden. Queste cose accadono sempre più spesso e non riguardano solo il mondo militare, ma anche i comuni cittadini (come racconta Daniele Raineri). I telefoni che abbiamo in tasca possono raccogliere i nostri dati personali e le nostre abitudini. Oltre alla vicenda di Cambridge Analytica, si pensi alla situazione di PlanetRisk Inc.. Un’azienda che comprava dati raccolti dagli smartphone per analizzarli e ricostruire il tragitto percorso dai migranti. Nel 2016, la società, scoprì una correlazione inattesa tra alcuni cittadini statunitensi e un cementificio abbandonato nel nord della Siria. In sostanza aveva individuato la base delle forze speciali americane che combattevano contro l’ISIS. Una notizia “leggermente” sensibile.

La Psicostoria è realtà?

Come abbiamo visto, esistono molti esempi di sfruttamento delle fonti aperte che, messe a sistema con le possibilità della GEOINT, giungono a previsioni e informazioni di grande valore. Sappiamo che non è un’attività nuova, perché i giapponesi l’avevano già messa in pratica nel 1941, anche se con mezzi semplici. La tecnologia odierna però apre nuovi scenari. Oggi la quantità di dati disponibile è talmente grande che riesce a descrivere con efficacia moltissime attività umane. Correlando questi dati, dandogli delle coordinate spazio-temporali (dove sono le navi? in che giorno?) possiamo realmente prevedere con una certa affidabilità eventi futuri. Riflettendo su certi temi sembra di osservare uno scenario da Psicostoria, esattamente come quella immaginata da Asimov. Certo non siamo a questi livelli, ma è bene tenere aperta la mente. Le possibilità offerte da certe discipline sono così ampie, che forse il loro limite è soltanto la fantasia umana.

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