“MALEDUCATI”: quando la scuola diventa strategia di difesa democratica
Mario Caligiuri porta a Napoli l’allarme su educazione e sicurezza nazionale: appuntamento giovedì 18 settembre, alle 18, all’Arciconfraternita dei Pellegrini – Salone del Mandato.

Il 18 settembre, alle 18, l’Arciconfraternita dei Pellegrini di Napoli ospiterà la presentazione del volume Maleducati. Educazione, disinformazione e democrazia in Italia (Luiss University Press) di Mario Caligiuri. Non un semplice saggio pedagogico, ma un monito politico e strategico: in un’epoca segnata dalla guerra cognitiva, la scuola diventa la prima linea della difesa nazionale. Dove l’istruzione non forma il pensiero critico, si spalancano i varchi attraverso cui si insinuano manipolazioni, condizionamenti, derive autoritarie.
La cornice scelta non è casuale. Napoli, città che ha fatto dell’educazione e della cultura un tratto fondante della propria identità storica, diventa luogo di confronto sulla tenuta della democrazia. A introdurre i lavori sarà Giovanni Cacace, primicerio dell’Arciconfraternita, cui seguiranno gli interventi di Maura Striano, assessore all’Istruzione del Comune e docente alla Federico II, portatrice dell’esperienza di chi governa quotidianamente le politiche educative, e di Mario Caligiuri, professore all’Università della Calabria e presidente della Società Italiana di Intelligence, che approfondirà la correlazione tra crisi educativa e vulnerabilità sistemica.
Il punto di partenza è una constatazione: la disinformazione non nasce nei media digitali, ma a monte, tra i banchi di scuola. Quando l’istruzione rinuncia ad allenare alla complessità, si riduce a trasmissione di nozioni standardizzate, alimentando conformismo anziché emancipazione. Da qui quello che Caligiuri definisce “effetto scotoma”, la tendenza a selezionare inconsciamente solo le informazioni che confermano convinzioni già acquisite. In questo meccanismo si annida il paradosso della democrazia, che finisce per sostituire la realtà con la sua rappresentazione.
Per l’Italia, il problema è ancora più urgente. Penalizzata da livelli educativi mediamente inferiori a quelli degli altri Paesi europei, espone ampie fasce della popolazione alla vulnerabilità cognitiva. Non è quindi sufficiente smascherare le fake news: occorre un investimento strutturale e di lungo periodo che assuma l’educazione al pensiero critico come priorità nazionale, al pari delle politiche economiche o militari. Solo così il sapere potrà tornare a essere risorsa collettiva, prima ancora che crescita individuale.
L’appuntamento, promosso dall’Università della Calabria con il sostegno della Regione Campania, si colloca dunque al crocevia fra cultura, politica e sicurezza. In un’epoca in cui l’informazione è diventata arma, la riflessione sull’educazione smette di essere questione di riforme scolastiche e diventa parte integrante della difesa del Paese.

