L’INTELLIGENCE COME METODO DI GOVERNO DEL TEMPO
A Soveria Mannelli la quinta Università d’Estate ha tracciato le coordinate strategiche per interpretare l’accelerazione contemporanea
Dal 4 al 6 settembre la Biblioteca Michele Caligiuri di Soveria Mannelli ha ospitato la quinta edizione dell’Università d’Estate, promossa dalla Società Italiana di Intelligence (SOCINT), presieduta da Mario Caligiuri, con il patrocinio dell’Università della Calabria, di Rubbettino Editore, della rivista Formiche e della Fondazione Italia Domani. L’iniziativa, che ha registrato una partecipazione superiore alle precedenti edizioni, si è confermata come il principale appuntamento nazionale dedicato alla riflessione sul ruolo dell’Intelligence nella società contemporanea.
Il tema scelto quest’anno, Tutto scorre più in fretta, ha posto al centro del dibattito il tempo come variabile geopolitica. In un contesto segnato da accelerazioni tecnologiche e cognitive, che riducono gli spazi dell’analisi, l’Intelligence si configura non come strumento per sapere di più, ma per capire meglio. Il paradosso della contemporaneità è la simultaneità di fenomeni distanti – dal conflitto ucraino al confronto sino-americano, dalla transizione energetica alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale – che impone la ridefinizione delle categorie interpretative tradizionali.

In apertura, Lorenzo Guerini, presidente del COPASIR, Bruno Frattasi, direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, e Stefano Mannino, presidente del CASD Centro Alti Studi Difesa, hanno delineato le coordinate di una strategia di sicurezza nazionale capace di affrontare le trasformazioni in corso. Ne è emersa la necessità di un’Intelligence in grado di operare in uno scenario segnato dalla convergenza tra dimensione fisica e digitale, dove la tutela degli interessi nazionali richiede competenze interdisciplinari e capacità predittive.

Un secondo momento ha riguardato il rapporto tra Intelligence e Pubblica Amministrazione, con gli interventi di Luigi Fiorentino, capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio, e Antonio Uricchio, presidente dell’ANVUR. In questa prospettiva, l’Intelligence non è soltanto strumento operativo dei Servizi, ma metodo di governo che può permeare l’intera architettura istituzionale: dalla valutazione delle politiche pubbliche alla gestione dell’informazione governativa.

La riflessione su comunicazione e Intelligence, guidata da Paolo Messa, fondatore di Formiche, e da Alessandro Ferrara, direttore di Gnosis, ha evidenziato una sfida cruciale: nell’epoca della sovrabbondanza informativa, l’Intelligence è anzitutto capacità di discernimento. Non si tratta più di custodire segreti, ma di interpretare la complessità dell’infosfera globale, trasformando la disciplina da scienza del nascosto a bene comune democratico.

Un’altra sessione ha affrontato l’intersezione tra dimensione umana e artificiale. Gianluigi Greco, coordinatore del Comitato sull’Intelligenza Artificiale, e Giuseppe Rao, consigliere della Presidenza del Consiglio, hanno sottolineato come l’IA non costituisca una minaccia per l’Intelligence tradizionale, ma un moltiplicatore di capacità. La sua governance diventa così terreno di confronto tra le potenze globali, richiedendo nuove competenze interpretative e adeguati quadri normativi.

Sul piano geopolitico, Alfio Rapisarda, Senior Vice President Security di ENI, ha richiamato l’attenzione sul ruolo dell’Italia negli equilibri internazionali. Il nostro Paese, per geografia e storia, si colloca al centro di dinamiche che attraversano l’intero Mediterraneo allargato: dall’Africa subsahariana al Medio Oriente, dall’Asia centrale ai Balcani. Trasformare queste sfide in opportunità strategiche rappresenta una priorità nazionale.
Diretta da Paolo Boccardelli, Mario Caligiuri e Paolo Messa, l’Università d’Estate si propone come modello formativo per analizzare criticamente la complessità e tradurla in conoscenza utile. Il comitato scientifico – composto da Antonio Uricchio, Paolo Pedone, Marco Valentini, Domenico Talia, Gian Luca Foresti, Luciano Romito, Alberto Pagani e Maria Gabriella Pasqualini – garantisce l’eccellenza accademica dell’iniziativa

Nel corso della tre giorni sono stati annunciati i vincitori della seconda edizione del Premio di Tesi “Carlo Mosca”: Claudio Stanzione (CASD) per la ricerca sull’IA applicata ai sistemi di difesa; Giulio Rossolini (Scuola Superiore Sant’Anna) per gli studi sulla sicurezza dell’IA; Stefano Accomello (Università Cusano) per l’analisi dello strumento militare italiano. Menzioni d’onore a Immacolata Canonico (La Sapienza) e Alessandro Ludovico Veltri (Università della Calabria). Il riconoscimento, intitolato al prefetto Mosca – figura di riferimento per l’Intelligence italiana scomparsa nel 2021 – conferma l’impegno della SOCINT a promuovere una cultura dell’Intelligence come disciplina scientifica. La cerimonia di premiazione si terrà il 10 settembre al Senato, nell’ambito del convegno Studiare l’Intelligence: un’eredità di pensiero, promosso con la senatrice Simona Malpezzi, che vedrà la partecipazione di Lorenzo Guerini e Bruno Frattasi, con la relazione conclusiva di Gianni Letta. Nell’occasione sarà presentato anche il secondo volume di Studiare Intelligence (Licosia), curato da Andrea Canzilla, i cui proventi sosterranno le future edizioni del Premio.

La scelta di Soveria Mannelli come sede non è casuale: in un mondo che accelera, l’Intelligence necessita di spazi di decelerazione cognitiva. Il borgo calabrese diventa così laboratorio di un tempo diverso, dove riflessione e confronto sostituiscono la frenesia metropolitana. La modalità ibrida – presenza e streaming – ha permesso di coniugare la dimensione locale con l’accesso globale, raggiungendo un pubblico internazionale interessato al modello italiano di formazione sull’Intelligence.Anche la dimensione estetica e culturale ha avuto spazio, proseguendo la tradizione avviata nella scorsa edizione con la mostra Le Luci delle Ombre di Savina Tarsitano. Come ha osservato Mario Caligiuri, “Intelligence e arte sono destinate a incontrarsi nel territorio del futuro: l’Intelligence interpretando il presente per intuire le incerte direzioni dell’avvenire, e l’arte descrivendo non ciò che il mondo è ma ciò che il mondo diventerà”. In questa prospettiva, l’Intelligence si afferma non solo come pratica operativa, ma come patrimonio culturale.
La quinta edizione ha dunque dimostrato come l’Intelligence possa diventare un metodo per orientarsi nel flusso del tempo. In un mondo dove tutto scorre più in fretta, il vero valore non sta nell’accumulare informazioni, ma nel generare comprensione. Da Soveria Mannelli parte il messaggio che un’Intelligence italiana capace di trasformare complessità in conoscenza e conoscenza in decisione può offrire un contributo decisivo alla vitalità della democrazia.

